| (31/08/03)
Da diverse settimane molti ribassisti continuano a chiamare
la fine del rally dell'azionario preannunciando una imminente ripresa
del trend primario nato nel marzo del 2000. Anche tra alcuni operatori
con una visione di mercato più neutrale si nota una certa sterile
ripetitività nel riportare segnali e appelli per un prossimo storno
del mercato che, invece, continua a consolidare sui propri massimi
nell'ambito di un intervallo di trading piuttosto ristretto. La
gran parte degli indicatori e dei segnali utilizzati per analizzare
i bear market rally del passato hanno smesso di funzionare correttamente
e continuano, settimana dopo settimana, ad essere inefficaci.
Pur non
avendo mai cessato di ripetere che il mercato americano rimane estremamente
sopravvalutato e pericoloso per ogni investitore con obiettivi di
lungo periodo, ci prendiamo il merito di avere riconosciuto, verso
fine aprile, come il prevedibile rally sorto con l'inizio delle
ostitilità in Iraq avesse ottime potenzialità di
proseguire il proprio trend per un orizzonte temporale più
esteso del solito. Coerentemente a quella visione, in questi mesi
abbiamo lasciato che esso facesse il proprio corso, senza disperdere
energie in futili tentativi di prevedere e anticipare la fine di
un movimento rialzista decisamente più anomalo di quelli
che lo hanno preceduto. Piuttosto abbiamo dedicato il nostro tempo
all'analisi di altri mercati e a considerazioni economiche di più
ampio respiro.
Nonostante
la tentazione di chiamare la fine del rialzo degli indici azionari
sia stata forte dopo il fallito breakout di venerdì 24 agosto, diverse
considerazioni ci hanno trattenuto verso il mantenimento della attuale
posizione, tra cui appunto quella di evitare di cadere nell'errore
finora commesso da molti dei ribassisti, convinti, come noi, che
quello in corso non sia altro che un ennesimo rally di mercato bear.
E anche con questo pezzo evitiamo di lasciarci andare a previsioni
ribassiste per il breve periodo. Pur in quello che sembra un lungo
processo di topping, il mercato azionario USA potrebbe infatti trovare
le forze per un'ultima gamba rialzista dell'ordine di diversi punti
percentuali.
Se molti
degli odierni compratori di azioni tecnologiche sembrano non avere
imparato niente dalla bolla scoppiata tre anni fa, coloro più avveduti
dovrebbero avere appreso una lezione importante dagli anni che hanno
preceduto la caduta degli indici del 2000: inutile combattere l'impeto
di una bolla speculativa cercando di anticiparne la fine, e questo
sia sulla carta con fiumi di indicatori tecnici che operativamente
attuando pericolose strategie ribassiste. Lo sforzo è tanto insano
quanto comprare titoli con p/e stratosferici che ancora una volta
hanno perso qualunque legame con la realtà dei fondamentali sottostanti
e con le reali prospettive di crescita economica. Operativamente
tale strategia risulta anche meno redditizia, perlomeno fintanto
che la bolla continua espandarsi.
Il rialzo
del mercato azionario sembra infatti ben impostato verso la creazione
di una vera e propria seconda bolla. Se finora abbiamo preferito
il termine Echo-Bubble, il prossimo eventuale movimento rialzista
sarà in grado di resuscitare la bubble secondo tutte le modalità
e i caratteri propri della bolla di fine millennio. Se la formazione
di una bolla è un evento storico straordinario, la formazione di
due bolle una via l'altra è un evento eccezionale e senza precedenti
i cui danni finali potrebbero, più che sommarsi, moltiplicarsi
tra di loro con risultati decisamente poco felici.
Come
dice Richard Russell nella sua ultima newsletter:
"The
"double bubble" that we've experienced under the Greenspan
Fed is unprecedented in stock market history. This bear market,
before it has breathed its last, will also, in my opinion, be unprecedented
in its severity".
"La
doppia bolla che abbiamo sperimentato sotto la FED di Greenspan
non ha precedenti nella storia del mercato azionario. Questo mercato
orso, prima che abbia esalato l'ultimo respiro, sarà secondo
me, allo stesso modo senza alcun precedente storico nella propria
severità".
Purtroppo,
laddove un comportamento più prudente e razionale degli investitori
avrebbe portato a una totale liquidazione delle posizioni che oggi
hanno recuperato parte delle insane valutazioni del 2000, l'atteggiamento
riscontrato è quello di una disperata volontà di recuperare tutte
le perdite subite aggiungendo nuovo capitale a quello già
impiegato nella prima bolla. Il versamento di nuovo denaro che sta
contribuendo al formarsi della seconda bolla, infatti, non solo
perpetua le cattive allocazioni di capitale già avvenute negli anni
novanta, ma rischia di esporre i portafogli degli investitori con
prospettive di lungo periodo verso una punizione ben peggiore di
quella che avrebbe causato loro un mercato bear libero di compiere
il proprio dovere: riportare le quotazioni su valori appetibili
e coerenti ai fondamentali economici sottostanti.
Rimaniamo
quindi molto curiosi di vedere cosa succederà a settembre, quando
gli indici tenteranno di uscire dallo stretto trading range degli
ultimi mesi. A tal fine sarà interessante monitorare due
indici che al momento stanno dando segnali tra loro diversi. Il
primo è il Value Line Arithmetic Index, una media aritmetica di
circa 1650 titoli americani, che a conferma della Doppia Bubble
in corso ha fatto di recente nuovi massimi storici mentre il secondo
è l'indice Bancario BKX, oramai il settore più pesante dell'S&P
500 (per il 21% dello stesso a riflesso di una economia statunitense
più finanziaria che industriale), la cui salita, a causa
della inversione dei tassi di interesse, sembra avere incontrato
di recente notevoli ostacoli.
Value Line
Arithmetic Index (1994-2003)

BKX (1994-2003)

Lo Staff
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