| (30/3/04)
Il mese di marzo che sta per chiudersi potrebbe aver rappresentato
un punto di svolta per i mercati finanziari.
Presentiamo
di seguito tre grafici piuttosto pittoreschi sui cui cercheremo
di costruire un'analisi comparata dei tre mercati rappresentati
(da cui il titolo del presente articolo).
Indice
CRB delle materie prime (aprile 2001- marzo 2004)

Tasso
di interesse USA a dieci anni (aprile 2001- marzo 2004)

S&P500
(aprile 2001- marzo 2004)

Tutti e tre i mercati
presentati nei grafici, materie prime, tassi di interesse a lungo
termine, e mercati azionari. abbracciano gli ultimi tre anni. Prima
di passare agli scenari ipotizzabili nei prossimi mesi, procediamo
con l'analisi comparata di ciò che è raffigurato nei
grafici, analisi che allo stesso tempo ci permetterà di ripercorrere
rapidamente quanto accaduto negli ultimi tre anni.
(purtroppo
per motivi di spazio si è dovuto ridimensionare i grafici
la cui visualizzazione, riconosciamo, non è proprio ottimale.
Inoltre, per poter seguire l'analisi, il lettore sarà costretto
a scorrere avanti e indietro con il mouse. Speriamo che il fastidio
sia compensato dal gradimento per l'esposizione)
Si nota immediatamente
come tutti e tre gli indici abbiano seguito lo stesso trend nei
primi due box, quasi identici per estensione temporale. Il primo
box (maggio 2001-ottobre2001) fu caratterizzato da un comune ribasso.
Il secondo box (ottobre 2001-fine marzo 2002) invece da un comune
rialzo.
Durante il
primo intervallo, l'economia USA stava già attraversando
un periodo recessivo, come venne comunicato solo più tardi
e confermato con ancora più ritardo. La Fed aveva già
abbassato i tassi sette volte fino al 3% ma la strategia, come dimostra
l'andamento dei mercati non stava avendo alcun effetto sull'economia
reale. Gli squilibri maturati durante il boom erano troppo grossi
per poter impedire all'economia di seguire il suo corso naturale.
Questo richiedeva il riaggiustamento degli squilibri e la pulizia
del sistema dai cattivi investimenti realizzati negli anni novanta.
Purtroppo l'attacco
alle Torri nel settembre 2001 fornì alla Fed carta bianca
per cominciare a drogare l'economia oltre ogni misura. Con il ribasso
dei tassi che seguì ai tragici eventi di settembre, comincia
il Grande Esperimento Economico. Nel giro di 4 mesi, ed entro fine
2001, i fed funds vengono ridotti fino all'1.75% attraverso altri
4 tagli che portano a un record storico di undici tagli totali nel
corso di un solo anno.
Sulla spinta di questo
eccezionale stimolo le borse rimbalzano violentemente dai minimi
raggiunti in seguito allo shock e cominciano a risalire scatenando
un ottimismo che rasenta in breve tempo l'euforia. I tassi di lungo
termine, che inizialmente seguono al ribasso i tagli di Greenspan
effettuati sulla parte breve della curva, si rigirano e a novembre
ricominciando a salire, sostenendo la tesi di una reale ripresa
economica in arrivo. Anche le materie prime si rigirano al rialzo
per lo stesso identico motivo.
Quando le
borse, dopo avere fallito a marzo la rottura della media a 50 giorni,
cominciano a riprendere il proprio trend discendente, i tassi seguono
a ruota (respinti dalla media 200). La droga di Greenspan ancora
riesce non a fare effetto. Le materie prime, tuttavia, si sganciano
dalla correlazione positiva che nei primi due box le aveva unite
agli altri mercati e cominciano una gran corsa. La ragione è
tanto palese quanto ancora ignorata, fino ai nostri giorni, da media
e dal banchiere centrale americano: la Fed, per stimolare l'economia
con l'iniezione di droghe monetarie eccezionali, ha cominciato a
fomentare pericolosissime pressioni inflazionistiche e a distruggere
il valore del dollaro.
Con il terzo
box pertanto le materie prime cominciano a seguire un andamento
indipendente che sarà caratterizzato anche da intervalli
temporali differenti. Dopo una pausa per prendere fiato tra marzo
e agosto 2003 (quarto box) le commodities si appoggiano sulla media
50 e riprendono il trend rialzista che le ha portate fino ai recenti
massimi del marzo 2004.
Borse e
tassi invece continuano a mantenere per qualche altro mese la stessa
correlazione. Il terzo box è praticamente identico per trend
e intervallo temporale. Esso porta tassi e borse sui nuovi minimi
dell'ottobre 2002. Come scrivemmo più volte allora, numerosi
movimenti anomali in prossimità dei supporti sembravano suggerire
la mano della Fed a sostegno dei mercati azionari. Sul doppio minimo
di ottobre le borse rimbalzano e vengono quindi rilanciate al rialzo
dal dodicesimo taglio dei tassi avvenuto a novembre 2002. Un dodicesimo
taglio di mezzo punto che porta i tassi all'1.25% e che dà
definitivamente avvio a quella che più tardi, nel maggio
del 2003, chiamammo "La grande bolla
globale della Liquidità".
Si apre
quindi il quarto box, sempre identico per borse e tassi. Un fase
di consolidamento e nervosismo che accompagna i preparativi per
la conquista dei pozzi petroliferi iracheni. Le borse reagiscono
positivamente già prima dell'inizio delle ostilità
ma è solo circa dopo un mese che il trend assume una direzione
chiara e decisa su entrambi i mercati. E fu proprio in quell'occasione,
che scrivemmo un articolo ("Lunga
vita alla bolla") accettando quella che tecnicamente appariva
essere per le borse un'inversione di trend che avrebbe potuto rivelarsi
consistente (come di fatto è stato).
A questo punto
anche borse e tassi si separano. Per le borse inizia il quinto e
ultimo box che le porta a rigonfiarsi in una echo-bubble fino ai
recenti massimi di gennaio febbraio 2004 e quindi alla correzione
appena avvenuta a marzo. Per i bond invece comincia una fase alterna
composta da altri tre significativi box.
Nel quinto,
da aprile a giugno 2003, i tassi scendono preludendo al tredicesimo
e folle (secondo la nostra umile opinione) taglio dei tassi che
la Fed avrebbe in effetti operato a giugno. I tassi a dieci anni
toccano i minimi storici degli ultimi 50 anni segnando un 3.07%.
Tuttavia ai quei livelli il mercato reagisce come risvegliandosi
da un coma. Il delirio in cui la Fed aveva trascinato gli operatori
si dissolve di colpo e nel giro di un mese e mezzo i tassi schizzano
di un punto percentuale e mezzo.
Arriviamo ai
primi dell'agosto 2003 quando, in seguito a una specie di venerdì
nero sul mercato degli swap, con spread larghissimi e pochissima
liquidità, la salita dei tassi si arresta. A tenerli sotto
controllo, da allora e fino a qualche giorno fa, anche la Banca
del Giappone. L'apertura del settimo box, caratterizzato da un movimento
laterale, dura fino ai primi di marzo 2004.
E' forse questo il box
più interessante di tutti. Il contenimento dei tassi di interesse
da parte dell'alleanza monetaria americano nipponica è palese.
Esso è spiegato dagli altri due grafici, dove sia borse che
le materie prime sono lanciatissime in un forte rally che avrebbe
dovuto trascinarsi al rialzo anche i tassi di interesse, ed è
giustificato come ben sappiamo da un particolare evento in corso
sul mercato delle valute: la
tragedia del dollaro.
Ai primi
di marzo del 2004 i tassi hanno ancora una volta un repentino e
brusco movimento al ribasso che tuttavia sembra avere cambiato direzione
, con altrettanta rapidità, negli ultimi giorni. Tale movimento
potrebbe avere già generato un ottavo box analogo a quello
numero cinque, dove i tassi scesero rapidamente per poi risalire
con ancora più forza nel sesto. Se così fosse potremmo
essere vicini a un box numero nove simile al sei.
Come il
quinto e il sesto box dei tassi si verificarono nello stesso intervallo
temporale del quarto box di consolidamento delle materie prime (che
seguì alla prima lunga gamba rialzista delle stesse, box
numero tre delle commodities), questo ipotetico impulso rialzista
sui tassi sarebbe causato e giustificato dalla seconda gamba altrettanto
rialzista che ha già avuto luogo sulle materie prime negli
ultimi 7 mesi.
Per la relazione
che lega abitualmente tassi e commodities la recente correlazione
negativa tra i due mercati è difficilmente sostenibile e,
visto il forte movimento delle seconde, i tassi dovrebbero riuscire
a impostarsi sullo stesso trend, seppure con notevole ritardo. E'
proprio questo ritardo che, come avvenne quasi un anno fa, potrebbe
spingere i tassi a recuperare il tempo perso con un movimento piuttosto
rapido e violento. Sempre che i banchieri centrali non continuino
nei loro massici sforzi di intervento a soppressione del naturale
impulso rialzista dei rendimenti. Seguendo quindi la stessa logica,
nelle prossime settimane le materie prime potrebbero vedere un'altra
fase di consolidamento in modo da poter riprendere fiato ed eventualmente
continuare il loro potente trend rialzista, oramai quasi garantito
per tutta la decade dall'opera di distruzione del dollaro condotta
in questi anni da Alan Greenspan e la sua politica monetaria.
Rimane infine
l'incognita del mercato azionario. Per poterla intuire non possiamo
che ricorrere alla dinamica ipotizzata sul mercato dei tassi. Un
rialzo dei tassi, soprattutto se violento come quello del box numero
6, dovrebbe avere un impatto sui mercati azionari nella migliore
delle ipotesi neutrale, potremmo cioè assistere a una pausa
di consolidamento intorno ai livelli attuali. Oppure il rialzo dei
tassi potrebbe presto avere un impatto significativo. In tal caso,
si potrebbe assistere a una discesa brusca e sorprendente delle
borse. Scenario del tutto plausibile considerato il livello di rarefazione
dell'atmosfera in cui da oramai qualche mese si è ritrova
a fluttuare la seconda bolla speculativa del mercato azionario.
Lo
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