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Commento Settimanale

Hope and Hype

Non ci sono dubbi che all'inizio del duemila il Nasdaq fosse sopravvalutato, gonfiato, ipertrofico. Lo hanno confermato i corsi dei titoli tecnologici degli ultimi due anni. E' nostra opinione che, nonostante un certo ridimensionamento, lo sia ancora oggi e che lo siano anche gli altri due indici principali: il Dow Jones e l'S&P500.

Quello di accumulare grandi ricchezze agevolmente e in tempi brevi rappresenta da sempre uno dei desideri e dei pensieri potenzialmente più autodistruttivi del genere umano. La fase di benessere culminata nella metà degli anni novanta ha offerto proprio con la diffusione di internet il mezzo migliore per innescare e sfruttare, su vasta scala, l'illusione di una ricchezza facile e senza precedenti.

Tra i responsabili della fase più evidente della bolla speculativa culminata e scoppiata nel marzo del 2000 non si possono che includere la maggior parte degli analisti delle banche di investimento e dei sedicenti esperti dei mercati finanziari.

Le loro previsioni, i loro target price e gli scenari appartenenti al mondo del bengodi e al paese dei balocchi sono sempre lì, nero su bianco, sui giornali, nei reports azionari, nelle newsletter finanziarie dell'epoca che, arrivando spesso direttamente nelle mailbox personali del potenziale investitore, presentavano numeri e guadagni molto allettanti rivelatisi nel giro di qualche anno irreali, irrazionali, assurdi.

Facendo ricorso a nuove teorie e facendo leva su paradigmi economici innovativi molti di questi soggetti, pericolosi per la salute finanziaria di ogni portafoglio, stavano riuscendo a convincere chiunque (e paradossalmente anche se stessi) dell'inizio di un nuovo corso storico ed economico che avrebbe garantito rendimenti dell'ordine del 20-25% all'anno e tassi di crescita ancora più elevati.

Cifre impossibili per qualunque competente in progressioni geometriche o più semplicemente per chiunque conosca la leggenda sull'origine degli scacchi. La maggior parte degli investitori inesperti delle due cose ci sono cascati e si sono fatti ingannare dall'astuzia (ma dalla poca saggezza) dei vari Sissa, proprio come tanti re Shiram.

Mai prima d'ora era stato facile dirigere e influenzare su vasta scala la mente e le azioni degli investitori. Con la prima oramai ossessionata dalle aspettative di un miracolo evangelico ripetibile ad libitum e con le seconde ridotte oramai a qualche semplice clic sulla piattaforma di un servizio di negoziazione titoli online, l'automatismo di avidità innescato e poi oliato alla perfezione era riuscito ad andare oltre ogni immaginazione e previsione.

Il risultato è stato uno dei trasferimenti di ricchezza più imponenti della storia dell'uomo, realizzato principalmente attraverso la vendita di un solo prodotto, i titoli azionari, a 10, 100 anche 1000 volte il loro valore reale. Eppure qualcuno li ha venduti ottenendo qualcosa per niente, ed altri li hanno comprati, ottenendo niente per qualcosa.

Con lo scoppio della bolla nel marzo 2000, questo automatismo ha trovato il proprio naturale esaurimento, rischiando di innescare un processo esattamente contrario e pericolosissimo, in grado di spazzare via l'intera montagna di illusioni e speranze in tempi frazionali rispetto a quelli richiesti per alimentarla.

Al suo posto è stato costruito e sostituito un meccanismo di emergenza teso a sostenere parte quelle di illusioni e soprattutto a mantenere negli investitori la cosa più importante di tutte: la fiducia.
Ha funzionato per quasi due anni, ma oramai anche questo meccanismo potrebbe essere sul punto di incepparsi dando luogo a effetti altrettanto devastanti.

Nel processo di gonfiamento della bolla, alcuni di coloro che hanno fatto leva sull'avidità degli investitori hanno infatti perso il controllo di se stessi rimanendo vittime degli stessi impulsi. E' questo, da qualche tempo, il principale motivo che sta portando molti scandali alla luce, molte società al fallimento, e che soprattutto sta minando la credibilità dell'intero sistema finanziario.

IBM, Qwest, la defunta Global Crossing, il miracolo delle ciambelle Krispy Kreme, Verisign e Qualcomm, sono solo alcune delle società che nell'ultima settimana hanno fatto parlare di sé molto e male.
Nvidia, la macchina dei soldi per eccellenza del 2001, la società che ha preso il posto di Enron nell'S&P500 e che pareva sfidare il trend ribassista di ogni società tecnologica, è ufficialmente indagata dalla SEC. La banca d'investimento JP Morgan, già associata ai nomi di Enron e al caso Argentina, nelle ultime settimane si è vista coinvolta nei casi di Tyco e Qwest.

In un ambiente economico mondiale sull'orlo di una crisi, il funzionamento e il mantenimento del meccanismo atto ad alimentare la fiducia costa evidentemente una fatica sempre maggiore e molti punti cardine stanno ugualmente saltando. Ciò espone indubbiamente i soggetti che hanno compiuto la maggior parte di questi sforzi a una crisi di fiducia ancora più grave.

Tra gli attori dei mercati finanziari che si sono dimostrati più imprudenti ci sono coloro che, perso ogni barlume di saggezza, hanno finito con l'autoconvincersi di ciò che raccomandavano agli investitori. Sono stati i primi ad incontrare qualche difficoltà.

Mr. Ebbers di WorldCom è il caso più esemplare. Uno dei più ricchi uomini d'America nel 1999, con un patrimonio di carta finanziaria equivalente a 1 miliardo di dollari è oggi uno dei più poveri, sull'orlo del fallimento, con debiti di decine di milioni di dollari. Mentre le azioni di WCOM, che rappresentavano quasi tutta la sua ricchezza, sono crollate di oltre l'80% Ebbers ha accumulato molti debiti garantendoli con quelle stesse azioni. Oggi le prime sembrano destinate a zero, mentre i secondi siamo sicuri che non glieli cancellerà nessuno.

I debiti a differenza del valore di certe azioni o di altre attività cartecee non si azzerano, aumentano e vanno anche saldati!

E i debiti del settore privato americano sono sempre di più e al limite della sostenibilità, anche grazie a chi ha rilanciato le speranze di una rapida ripresa economica contraria a qualunque ciclo storico.

I timori di scoprire che ciò che si sta continuando a pagare a fronte di certi utili dichiarati e certificati sta in realtà a fronte di utili parzialmente se non del tutto inesistenti o venire a conoscenza di qualche nuova diabolica macchinazione contabile tesa a depauperare gli azionisti e gli investitori stanno diventando per molti fobie quotidiane. Che cominciano a colpire anche i proprietari dei titoli cosiddetti sicuri.

I mercati azionari si basano sulla fiducia e sulla credibilità degli investitori nel management, negli analisti, negli esperti, nelle autorità. E i prezzi che si formano in quei mercati sono soggetti a due componenti emotive, l'avidità e la paura

I venti anni di fiducia e avidità sono terminati, i meccanismi per rilanciarli hanno fallito subito e quelli utilizzati ultimamente per sostenerli e soprattutto per non far cadere gli investitori nei sentimenti opposti, sfiducia e paura, hanno funzionato fino ad oggi ma non possiamo essere certi che funzioneranno anche nel prossimo futuro.

Nel caso in cui fallissero siamo sicuri che molti dei diretti responsabili di quella bolla speculativa, a nostra avviso ancora parzialmente piena d'aria, pagheranno per i loro errori, e qualora non fossero stati in buona fede per quelle che sono state le loro colpe.

Abbiamo l'impressione che sia appena cominciata la "MANI PULITE" mondiale dell'ambiente finanziario e in particolar modo di quello legato alle borse. Dopo il caso Enron, chi sa di averle sporche ha cominciato a perdere la serenità dei propri sogni .
La crisi economica potrebbe mettere in serie difficoltà i beneficiari e gli sponsor che più si sono esposti in quell'imponente trasferimento di ricchezza. L'incapacità di adattarsi al nuovo mercato orso cominciato nel marzo del 2000 potrebbe condannarli del tutto.

I mercati non perdonano mai i grossi errori, è la prima regola che si impara quando si comincia a lavorare nel settore e che si dovrebbe insegnare a chiunque abbia voglia di esporsi direttamente nell'investimento azionario. Ma soprattutto è il primo monito che nessuno dovrebbe mai dimenticare.

Lunedì 18 Febbraio 2002

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