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Approfondimento

FREE markets in a FREE economy.

Se qualcuno ha mai nutrito dubbi su certe manipolazioni dei mercati non poteva avere settimana migliore per vedersi confermato ogni sospetto.
Abbiamo già visto con un articolo sul Dow Jones come i mercati possano essere artificialmente sostenuti in momenti di crisi. Tuttavia l'evento più interessante della settimana a sostegno di certe teorie sulle manipolazioni di prezzo, in particolare riguardanti il mercato dell'oro, è stato il commento di Welteke per conto della BUndesBAnk, la banca centrale tedesca.

Martedì 19 febbraio, con i mercati azionari in crisi, l'oro stava cominciando a reagire per tentare di uscire dalla fase di consolidamento dei giorni precedenti. A 298 dollari, tuttavia, si fermava e cominciava a precipitare per arrivare in pochi minuti a 292.

Un movimento alquanto strano che trovava ragione in un commento del tutto fuori luogo fatto con un tempismo perfetto: l'affermazione di Welteke che la BUBA, soddisfatta del recente rialzo del prezzo dell'oro, prenderà in considerazione la vendita di parte delle sue riserve per investire il ricavato in asset remunerativi.

Peccato che fino al settembre 2004 la Banca Centrale Tedesca trovi dei limiti già prefissati nella vendita delle riserve di oro dal cosiddetto accordo di Washington del 1999 stipulato insieme ad altri paesi europei. Difficile trovare un senso a un comunicato del genere, trasmesso con oltre due anni di anticipo, se non nell'intenzionalità di togliere agli operatori un luogo di rifugio dai mercati azionari in crisi e soprattutto di scoraggiare coloro che cominciano a credere in un nuovo mercato bullish del metallo.

Non è facile credere alle teorie riguardanti la manipolazione del mercato dell'oro, delle quali abbiamo già parlato in un nostro commento precedente, tuttavia episodi come questo finiscono solo con l'alimentare ulteriori dubbi nonché a consegnarci qualche prima certezza su quanto sta avvenendo dietro le quinte dei mercati finanziari.

A nostro avviso tentativi come quello suddetto possono oramai sortire solo effetti temporanei, i cui risultati, nella migliore delle ipotesi, si concretizzano in due principali conseguenze di dubbia efficacia:

- nutrire effimeri slanci di fiducia verso asset sopravvalutati a danno e non a favore dei consumatori e degli investitori più coscienziosi,
- diluire, e allo stesso tempo prolungare la crisi su un numero maggiore di anni.

Il Giappone ne è l'esempio più recente e illuminante. Dodici anni di lento stillicidio per ritrovarsi intrappolato in una situazione economica senza precedenti e pronta a esplodere da un momento all'altro sotto il peso del mostro a due teste: la crisi per indebitamento e deflazione. Lo stesso mostro appena nato negli Stati Uniti e che viene nutrito giornalmente con spaventosa incoscienza.

In una economia di mercato libera, gli interventi dei governi tesi a riparare i danni di natura finanziaria dovrebbero essere limitati. Convincere gli investitori che si è in grado di evitare qualunque crisi può portare a risultati ben peggiori di quelli in un primo momento evitati.

In quanti lungo la caduta libera di Enron hanno comprato il titolo pensando che si trattava di una società troppo grossa e importante per essere lasciata fallire? Molti di quelli che conosciamo noi. E quindi anche qualcuno di voi. Un ragionamento che non dovrebbe avere luogo in una economia sana, capace di promuovere e incentivare l'efficiente allocazione delle risorse e il loro migliore utilizzo.

Quale è stato il risultato economico per coloro che hanno comprato Enron da 10$ in giù, da quando cioè abbiamo cominciato a sentire dire che si trattava di una azienda troppo grande perché venisse lasciata fallire?

La perdita di quasi tutto il capitale è la risposta. Qualcuno ci avrà anche speculato e sarà riuscito a farci anche dei bei guadagni, non lo mettiamo in dubbio, ma il risultato complessivo è che la maggior parte di coloro che hanno comprato senza rivendere immediatamente si sono bruciati.

Aziende come Enron è giusto che falliscano e che spariscano dalla faccia della terra per il bene di una migliore allocazione dei capitali e delle risorse e anche per dissuadere i comportamenti scorretti di chi ha sbagliato o di chi ha ingannato. Naturalmente sarebbe più che un dovere ricordarle come monito per le generazioni successive.

Come ci aspettavamo lo stesso caso Enron oramai archiviato da molti con la fiducia che il peggio sia stato scontato dai mercati, ha avuto da qualche giorno ulteriori sviluppi estendendosi con effetti pericolosi sia alla JP Morgan Chase che alla Casa Bianca, contro la quale, per la prima volta nella storia degli USA, il Congresso ha avviato una azione legale.

Un tentativo di fare luce su una verità che aspettavamo e che adesso vorremmo vedere emergere completamente, a qualunque costo economico e politico e a beneficio di ogni forma di libertà che l'America rappresenta.

Lunedì 25 Febbraio 2002

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