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Una corsa senza ostacoli

(18/03/2002) Terminata la stagione degli earnings
nelle prossime settimane Wall Street dovrà affrontare degli
ostacoli finora ignorati. La corsa potrebbe concludersi, come ha
messo in guardia l'IMF (il Fondo Monetario Internazionale), nell'inutile
inseguimento di un treno sbagliato. Molto probabilmente ciò
finirà per ridimensionare le stime troppo ottimistiche degli
analisti, al limite della gradazione alcolica massima consentita,
e quindi di conseguenza anche i corsi azionari.
I nodi da sciogliere sono diversi, tra i principali
che sono emersi di recente possiamo elencare:
- la ripresa economica è condizione necessaria
ma NON sufficiente per la produzione di utili aziendali, mentre
questi sono condizione ASSOLUTAMENTE necessaria per il sostegno
dei corsi azionari ai livelli attuali. La ripresa propagandata dai
media e dalle autorità difficilmente potrà portare
a una crescita degli utili delle società quotate. La recovery
nella quale quasi tutti oramai ripongono le proprie speranze, infatti,
è stata indotta in gran parte da un ulteriore inasprimento
del debito del settore privato e a scapito dei margini operativi
aziendali. L'unica via per stimolare, ahinoi oltre ogni prudenza
finanziaria, la spesa di un consumatore già oberato dai debiti
oltre ogni limite storico è stata infatti quella di mettere
sotto pressione i margini operativi e quindi gli utili aziendali;
- senza utili le imprese avranno poche risorse da
spendere in nuovi investimenti, a meno di ricorrere a un ulteriore
indebitamento e alimentare così oltre ogni ragionevole misura
la credit bubble già in corso. Gli utili proforma, di derivazione
puramente contabile, sono infatti eterei, fatti di aria e chiacchiere,
proprio come i prezzi della gran parte dei titoli quotati, e quindi
non spendibili nell'impiego e nella creazione di nuova capacità
produttiva;
- i risparmi, come ha ripetuto Greenspan la settimana
scorsa, servono a finanziare gli investimenti e rimangono un ingrediente
chiave per la crescita economica. Come sappiamo il tasso di risparmio
Usa è prossimo allo zero. Per risparmiare, bisogna tagliare
le spese, e senza le spese non si ha crescita economica, nè
utili aziendali. Un dilemma che Greenspan continua a evidenziare
a mo' di alibi per il futuro, ma che viene continuamente eluso dagli
irriducibili sponsor di una improbabile stock bubble parte seconda;
- gli utili aziendali presentati dalle società
saranno sottoposti presto a duri ridimensionamenti e tra i diversi
motivi già evidenziati anche a causa di due fattori che continuano
a pesare in maniera rilevante nella discrepanza utili reali - utili
proforma:
1) come sollecitato anche da Greenspan le stock
options dei manager dovrebbero essere contabilizzate tra le
spese societarie. Una regola di trasparenza che potrebbe far venire
a galla il più grosso "furto" mai operato ai danni
degli azionisti esterni della gran parte delle società quotate
a Wall Street. Il milione di stock option concesse a Terry Semel,
CEO di Yahoo, a ottobre dell'anno scorso, che si aggiunge ai 10
milioni già concessi qualche mese prima, sono solo una goccia
nell'oceano di una diluzione azionaria senza precendenti storici.
Forse grazie a questa regola di trasparenza gli investitori cominceranno
a capire dove finiscono i soldi pagati per l'acquisto di azioni
a fronte di utili promessi ma mai riportati.
2) i profitti realizzati dai piani pensionistici delle società
quotate sono andati a gonfiare gli utili aziendali degli ultimi
anni ma cominciano a trovare un certo naturale ridimensionamento,
se non addirittura un passaggio più traumatico tra le voci
dei costi, in detrazione quindi e non più in aggiunta agli
utili dichiarati. I casi più evidenti si riportano già
nei prospetti presentati alla SEC da parte di General Electric,
General Motors, Ford, Caterpillar, DuPont, Exxon Mobil.
- lo spettro del bond trentennale, assassinato mesi
fa con l'annuncio della sospensione di nuove aste, fa più
paura di un cadavere resuscitato ed è tornato a rendere tassi
del 5.80%. I tassi del decennale sono tornati invece sopra il 5.30%
e in pochi mesi hanno portato lo spread con i tassi a 3 mesi verso
il 4%. Un gap storicamente troppo largo e prossimo ad un eventuale
ritracciamento. Se ciò avvenisse per un incremento dei tassi
a breve, come i fed funds cominciano a scontare da qualche settimana,
la ripresa economica nella quale tanto si spera potrebbe venire
strozzata sul nascere.
Tutti nodi e segnali che, insieme ad altre problematiche
già discusse, confermano le ipotesi di un mercato largamente
sopravvalutato.
Secondo la SIA, Semiconducor Industry Association
(http://www.semichips.org/ind_facts.cfm), le vendite mondiali di
semiconduttori ammontano a 140 B eppure la sola Intel capitalizza
oltre 210 B di dollari. Le vendite mondiali di semi equipment ammontano
d'altra parte a 28 B mentre Applied Material ha una capitalizzazione
di oltre 42 B.
Qualcosa evidentemente non torna nei conti di una
semplice aritmetica abusata a uso e consumo di una industria che
da troppi anni vende merce a prezzi irreali.
Quando la comunità degli investitori
comincerà a fare i conti con la realtà e non più
con la fantasia, o con l'euforia per un gioco che è stato
molto divertente ma che da un paio di anni ha regalato principalmente
solo amarezze, forse la legge di gravità finanziaria potrà
finalmente essere ripristinata e restaurata come la legge principale
sulla quale si fonda ogni scelta razionale di investimento.
18 Marzo 2002
Lo staff
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