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Approfondimento

La difesa del capitale

(14/04/2002) Quando a fine novembre del 2001 cominciammo a scrivere la nostra analisi macroeconomica, riprendendo in mano i manuali impolverati dell'università, lo facemmo, secondo un primo istinto, per cercare di capire cosa sarebbe successo ai mercati azionari americani. Decidemmo di abbandonare temporaneamente la visione orientata al breve periodo che aveva accompagnato la nostra esperienza di daytrading per cercare di formularne una più ampia in grado di spiegarci il quadro generale.

Già dopo gli eventi dell'11 settembre sentivamo che quella visione non ci bastava più, e questo non tanto per ottimizzare l'operatività di trading, fino ad allora soddisfacente, ma proprio per affrontare le questioni più profonde che quegli eventi avevano messo in primo piano.

Fare trading di breve, con operazioni di in e out che vanno dai pochi minuti a qualche settimana, può escludere anche radicalmente la conoscenza di qualunque fondamentale economico. E' sufficiente una serie di dati elaborati in grafici che ha come elementi base una quantità per un prezzo. Tutto il resto potrebbe essere irrilevante e venire ignorato. Siamo d'accordo, e ci sono trader che operano con ottime performance seguendo questa metodologia.

Ma dopo avere assistito a quella tragedia sentimmo la necessità di rispondere a delle domande più profonde, al di là del trading, del comprare e vendere e intascare un eventuale profitto.

La nostra analisi lentamente riuscì a conciliare questa ultima esigenza con quella che l'aveva generata. Cominciammo a scoprire nei dettagli l'economia americana, a comprenderne le componenti e i fondamentali, i protagonisti, le comparse e le (recenti) vittime.

Il quadro generale che si stava formando e che avrebbe potuto aiutarci a spiegare la direzione futura dei mercati azionari lentamente cominciava a soddisfare anche le domande imposte alla nostra coscienza dalla storica giornata dell'11 settembre.

A distanza di circa un mese dalla conclusione della nostra ricerca aprimmo questo sito per pubblicarla e con l'idea di aggiungere in futuro ulteriori contributi. Ciò che scriviamo quasi quotidianamente trova le basi su una ricerca continua di informazioni e su uno studio diligente e progressivo. Ogni parola che mettiamo online ha alle spalle un corrispondente di almeno altre 15 parole lette in inglese. Parole scritte a loro volta da gente spesso geniale, di cui fino a sei mesi fa non sapevamo neanche l'esistenza e la cui voce, ritenuta come la nostra piuttosto scomoda, viene certamente troppo poco amplificata.

A volte ci guardiamo indietro di sei mesi e ci sembra di avere vissuto fino allora come in una stanza insonorizzata. Abbiamo smesso anche di fare trading, e se questa decisione è dovuta a motivi professionali, è supportata temporaneamente anche dalla nuova visione che abbiamo maturato e che ci ha fatto maturare. In sei mesi siamo cambiati, l'approfondimento degli studi economici, la chiave di lettura di quasi ogni evento storico, ci ha aiutato a capire cose che prima potevamo solo intuire, ci ha rivoluzionato il modo di pensare, di valutare fatti e accadimenti.

Il risultato di questi studi è la consapevolezza sempre più solida di essere giunti alle soglie di un nuovo corso che cambierà la mentalità degli investitori. La comprensione adeguata dei fondamentali economici si sta rivelando via via necessaria non solo per comprendere le cause di questa svolta ma anche per riuscire a elaborare gli scenari futuri più probabili e le strategie a difesa legittima dei propri capitali.

L'economia è costituita da un insieme di risorse per definizione scarse. Tra di esse alcune sono soggette anche a un progressivo esaurimento. La moneta che le rappresenta tuttavia è assolutamente priva di valore intrinseco. Saranno le conseguenze di quella che riteniamo essere stata una pessima gestione della massa monetaria circolante, e della massa debito/credito che su di essa si è costruita esponenzialmente negli ultimi 30 anni, a erodere la fiducia che ne sostiene il valore attuale.

Nell'attesa del pieno dispiegamento delle forze economiche ancora tenute sotto controllo (ma a nostro avviso con segni palesi di evidente difficoltà) dai protagonisti di un paese il cui prodotto nazionale pesa per il 25% di quello mondiale, e la cui influenza sul resto del mondo ha di gran lunga superato quella di qualunque civiltà del passato, continueremo a seguire l'evoluzione di un corso economico a nostro avviso senza precedenti e ancora ricco di sorprendenti (pur se probabilmente poco piacevoli) lezioni.

14 Aprile 2002

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