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Approfondimento

Il cambio di leadership

(18/04/2002) I mercati finanziari sono guidati costantemente da una leadership, un core di assets che traina i mercati stessi e attira i capitali degli investitori secondo una legge matematica di natura esponenziale. Se a convergere su quella leadership sono nella prima fase i capitali degli investitori più intelligenti, l'attrazione progressiva tende a culminare con lo sviluppo di una mania e la creazione di una bolla speculativa che insieme risucchiano e distruggono i capitali degli ultimi arrivati.

Gli anni 70 anni hanno avuto la leadership delle commodities culminata con la spettacolare bubble dell'oro (da 35$ a 850$, +2300%). Gli anni 80 hanno avuto la leadership dei mercati asiatici terminata con la incredibile bubble del Nikkei (da 6475 a 38957,
+500%). Gli anni 90, infine, sono stati caratterizzati dalla leadership del mercato tecnologico americano culminata con l'allucinante bubble del Nasdaq (da 323 a oltre 5132, 1480%).

E' una semplice e acuta osservazione esposta da Marc Faber in uno degli articoli offerti dal suo sito GloomBoomDoom.

Nei primi anni di questa nuova decade i capitali degli investitori intelligenti sono già alla ricerca della nuova leadership di inizio millennio e di certo non è quella dei mercati americani. Non il Dow Jones, né tantomeno il Nasdaq o qualche altro indice dei paesi industrializzati altamente dipendenti dall'economia USA.

Per almeno 7-10 anni questi indici andrebbero dimenticati. Nella migliore delle ipotesi li ritroveremo nel 2010 dove sono oggi, o dopo essere passati da quei nuovi minimi che noi riteniamo altamente probabili (5000-6000 per il Dow e 700-800 per il Nasdaq), oppure dopo avere atteso con tanta pazienza (e soprattutto con tanto lavoro di sostegno da parte dei soliti noti) che il miglioramento REALE dei fondamentali economici abbia colmato l'enorme gap attualmente esistente tra profitti e quotazioni.

Per un investitore che voglia far lavorare il proprio risparmio ciò significa evitare con massima cura le borse americane sintetizzate dagli indici principali e meglio rappresentate dalle azioni leader degli ultimi anni (i gorilla a cui ci siamo riferiti già diversi volte). Come raccomanda G. Zibordi con un articolo molto intelligente, e soprattutto molto coraggioso data la notorietà del suo sito, sarebbe meglio e più semplice per chi non lavora in borsa a tempo pieno, investire i propri soldi nei Buoni Fruttiferi Postali.

Il nostro amico Jim Puplava di Financial Sense individua la nuova leadership nuovamente nelle commodities e noi siamo in larga parte d'accordo. Dal 15 agosto 1971, giorno in cui Nixon rinnegò gli accordi di Bretton Woods del 1944 e pose fine al "DOLLAR STANDARD", sciogliendo le monete circolanti da qualunque vincolo con degli assets reali, la cattiva gestione della FIAT CURRENCY ha portato sia all'abuso della stessa moneta che del suo primo derivato: la massa di debiti/crediti rappresentata dalla carta finanziaria.

In questi ultimi sette anni, a partire cioè dal 1995, il grado di abuso è cresciuto progressivamente fino a raggiungere nel 2001 livelli esponenziali, col risultato di portare a un sistema economico e finanziario ancora apparentemente solido ma in realtà più fragile che mai.

L'utilizzo della carta e dei suoi surrogati in qualità di moneta può favorire lo sviluppo della ricchezza, non crea ricchezza.

E' un principio economico incontrovertibile. Piuttosto, come ben sappiamo, l'utilizzo della carta trasferisce ricchezza. L'abuso, invece, finisce quasi sempre col distruggerla.

Da qualche anno purtroppo le masse dei cosiddetti paesi industriali vivono, e sono insistentemente indotte a vivere, nella convinzione contraria (il perché lo lasciamo intuire a coloro che sono più svegli e capaci di una buona analisi critica tanto economica quanto politica).

Presto o tardi qualcosa porterà la "mano invisibile" dei mercati a sradicare questa convinzione per restaurare nuovamente i principi fondamentali dell'economia esposti, oltre due secoli fa, con brillante chiarezza dal grande filosofo scozzese Adam Smith.
L'Argentina ed Enron hanno rappresentato un segnale decisivo per questa inversione di tendenza, tuttavia sono state due lezioni, dure quanto si vuole per chi le ha vissute di persona, non ancora sufficienti a cambiare la mentalità degli investitori.

La nuova leadership nascerà sulle ceneri del crollo di questa convinzione. Chi, anche nel suo piccolo, sta riuscendo ad individuarla oggi si troverà tra 10 anni in una posizione molto agiata. Chi, sempre nel suo piccolo, in quella leadership sarà riuscito a individuare i leader migliori si ritroverà indubbiamente un capitale sufficiente per vivere di rendita il resto della propria vita.

Potrebbe riuscirci, e glielo auguriamo vivamente, un qualunque giovane universitario di 20 anni con un capitale di appena 20 milioni a disposizione, ricevuto magari come premio della maturità di scuola superiore e investito, piuttosto che in una automobile di troppo, nei titoli di uno di quei leader.

Sembra un'assurdità ma non lo è: venti milioni investiti il 1/1/1990 in azioni Cisco sarebbero diventati, al top di 82$ toccato il 31/10/2000, quasi 24 miliardi. Ai prezzi di oggi sarebbero comunque liquidabili per un controvalore di oltre 4 miliardi. Forse un'altra Cisco non esiste, ma sicuramente esistono opportunità paragonabili a quella.

Detto con onestà a tutti coloro che ancora non vogliono farsene una ragione, e persistono dietro ai soliti rialzi degli indici americani con lo stesso spirito che anima una mandria di bufali, tali opportunità non portano gli stessi nomi dei protagonisti del boom di fine millennio.

18 Aprile 2002

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