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Approfondimento

The Ponzi Scheme

(15/05/2002) Carlo Ponzi, nato a Parma nel 1882, emigrato negli US nel 1903, divenne "celebre" per il suo schema di finanziamento piramidale che nel 1920 lo portò a raccogliere circa 15 milioni di dollari. La promessa era quella di pagare ai creditori il 50% di interessi in soli 45 giorni.
Non c'era un investimento reale dietro alla richiesta di finanziamento, solo un'dea: comprare francobolli internazionali nei paesi in cui costavano meno e rivederli dove costavano anche 5 volte di più. Ponzi fu in grado di pagare i primi creditori raccogliendo i soldi da quelli successivi. Il passaggio di soldi da Paul a Peter continuò fino a quando l'ammontare di interessi da pagare non superò le entrate da nuovi finanziamenti. In pochi giorni la piramide crollò e sotto le macerie ci rimasero circa 40 mila persone. Come risultò dai libri contabili durante quella frenetica attività di raccolta di fondi e pagamento di interessi Ponzi aveva comprato 2 francobolli.

Ecco a cosa si approssima l'economia americana degli ultimi anni. Come abbiamo analizzato col nostro articolo sul debito americano ("In the valley of debt"), il debito complessivo degli US ammonta a quasi 29 triliardi di dollari. Ciascun debito nasce accollandosi degli interessi che si trascina fino alla scadenza. E' stato stimato che nel 2001 l'ammontare degli interessi maturati sul totale del debito possa essere stato di circa 2T di $.

Come vengono pagati generalmente gli interessi in qualunque attività imprenditoriale? Naturalmente con i profitti degli investimenti che si sono potuti realizzare grazie all'indebitamento. E' il principio sul quale si fonda qualunque impresa a scopo di lucro.

Negli USA da due anni non si fanno nuovi investimenti. E' la componente più importante a base di qualunque ripresa economica reale ed è ciò che manca in ogni dato della presunta recovery. Di conseguenza mancano anche i profitti e, ceteris paribus, con molta probabilità mancheranno anche in un prossimo futuro. Il crollo degli utili delle aziende americane negli ultimi due anni è semplicemente verticale. I profitti delle società comprese nell'S&P sono passati da 50$ del 2000 a 25$ attuali, contro un valore dell'indice di 1100 (p/e = 44). Nell'ultimo trimestre appena riportato si è assistito a un'altra diminuzione del 12%. A parte tante stime e troppe ipotesi frutto della iperbolica fantasia di analisti non ci sono segni di una ripresa degli utili.

Come fa quindi l'azienda America a pagare gli interessi sul debito? Senza investimenti e senza profitti l'unica via di uscita è il ricorso allo schema di Ponzi. Cioè emettendo nuovo debito. Ed è quello che è successo e sta succedendo da troppi mesi. Nel 2001 il credito negli US è aumentato di circa 2T di dollari. Giusto quello che serviva a pagare gli interessi a maturazione. I tassi di interesse, a parte la parte breve della curva controllata dal master dei banchieri centrali di tutti i tempi, sono tutt'altro che bassi e in continua salita, ovvero per essere ripagati richiedono un flusso sempre maggiore di nuovi crediti/debiti.

Un'altra cosa caratterizza il sistema economico US: gli americani non risparmiano più niente e le riserve per pagare i debiti crescenti vanno necessariamente finanziate con nuovi debiti o vendendo gli asset in portafoglio. Ma gli americani non vendono niente, anzi continuano a comprare case e a spendere miliardi di dollari in consumi al dettaglio (+1.2% ad aprile, dato statisticamente manipolato per effetto stagionale, ma comunque sempre positivo dello 0.2%!), come se ogni giorno trovassero per terra un portafoglio pieno di tanti bei dollaroni fruscianti da spendere con allegria, proprio come si vede nelle pubblicità.

Ma i portafogli per terra si trovano raramente e anche se capitasse sarebbe giusto restituirli ai legittimi proprietari. Quei dollari fruscianti sono invece l'effetto di un moltiplicatore del credito che grazie alla sofisticazione di nuovi strumenti finanziari e con la compiacenza della banca centrale non trova più limiti. Debito che si aggiunge a debito, gonfiando la più grossa bubble di ogni tempo per dimensioni ed estensione territoriale. Una bubble che non coinvolge 40 mila persone o gli ingenui investitori della bubble tecnologica, ma un'intera nazione e gli investitori di tutto il pianeta che continuano ad assorbire dollari, banche centrali in primis, e a finanziare uno schema stile Ponzi davvero preoccupante. Al di sopra di qualunque immaginazione.

Solo gli osservatori più attenti se ne stanno accorgendo e Kurt Richebacher è uno di quei pochi, ma in pochi sanno chi sia. L'attenzione è invece tutta per coloro che, tramite una propaganda orwelliana, quotidianamente chiamano e convincono nuovi finanziatori a partecipare allo schema, la base del quale aumenta di giorno in giorno in maniera esponenziale.

Il destino di ogni Ponzi Scheme è il crunch, la totale illiquidità, il collasso su stesso.
Nel caso accadesse realmente all'economia americana, il lender of last resort potrà evitare il peggio stampando la moneta mancante, ma il costo complessivo di quel fallimento avrebbe comunque proporzioni devastanti. Anche queste al di sopra di qualunque immaginazione.

Mercoledì 15 Maggio 2002

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