|
Efficienza dei mercati e rischio sistemico:
CAVEAT EMPTOR

" What is the biggest public fallacy regarding market behavior?"
"That the market is always right. The market is nearly always
wrong. I can assure of that"
Intervista a Jim Rogers, fondatore nel 1973 con George
Soros del Quantum Fund.
Jack D. Schwager, Market Wizards - Interview with Top Traders, Ed.
HarperBusiness, pag 314.
L'essenza di un giusto prezzo risiede sia nella sua
capacità di assorbire l'informazione disponibile che nella
capacità di incorporare pienamente le incertezze che il futuro
riserva.
E' nostra opinione che i mercati azionari americani non stiano incorporando
pienamente queste incertezze. Un corretto adeguamento al rischio
reale di sistema, che quelle incertezze rappresentano, potrebbe
portare le quotazioni su livelli di gran lunga inferiori a quelli
attuali e potrebbe farlo in maniera piuttosto violenta.
Superata l'isteria collettiva che aveva portato alla
bubble di fine millennio, i mercati stanno attraverso un fase che
preferiamo chiamare fase intermedia di un mercato bear.
Tranne giornate isolate come quella di mercoledì 8 maggio,
gli investitori stanno attraversando un periodo relativamente sereno,
ovvero non sono chiaramente dominati da sentimenti e componenti
emotive dominanti in grado di distorcere significativamente i prezzi
dai valori fondamentali.
Ci riferiamo principalmente alla pressione psicologica
di due fattori emotivi: l'avidità e la paura.
Se nel tempo infatti i mercati possono cambiare, l'essere umano
resta sempre lo stesso e le sue componenti emotive tendono a creare
di continuo fasi di bolla speculativa (secondo una curva esponenziale)
e fasi di crash (in maniera invece verticale).
L'avidità infatti attrae e seduce gli investitori
in maniera dapprima molto lenta, quindi via via crescente e infine
del tutto isterica. La paura li colpisce invece in modo molto più
rapido, viscerale, violento.
Attualmente non ravvisiamo condizioni di alterazione emotiva che
stiano inducendo gli investitori a valutare i mercati prevalentemente
sulla base di uno di questi due sentimenti.
Come mai allora siamo convinti che la percezione
degli investitori e quindi di riflesso le quotazioni attuali non
siano adeguate ai rischi e alle incertezze del futuro? Evidentemente
c'è qualcosa che sta impedendo agli investitori, contro l'uso
ragionevole delle proprie capacità intellettive, di dare
un giusto prezzo al mercato.
A nostro avviso i fattori che in questo momento stanno
distorcendo le capacità di valutare il reale grado di rischio
sistemico a base della corretta formazione di prezzo delle attività
finanziarie sono prevalentemente due.
Il primo motivo risiede nella effettive capacità
di elaborazione dei dati da parte della comunità degli investitori.
L'insieme dei dati sui quali si fonda l'informazione, infatti, non
costituisce di per sè informazione. Piuttosto l'informazione
è il risultato dell'elaborazione di quei dati secondo un
giudizio basato sull'intelligenza, la conoscenza e l'esperienza.
Nella misura in cui il pubblico degli investitori risponde alla
elaborazione dei dati in maniera più emotiva che razionale
l'informazione finisce con l'essere male elaborata.
In questo periodo, come abbiamo detto, la componente
emotiva in grado di distorcere il processo sembra essere minima.
Il problema risiede piuttosto nelle effettive capacità di
elaborazione basate appunto sull'intelligenza, la conoscenza e l'esperienza.
E' nostra opinione che il potere dei media di indirizzare
l'elaborazione dei dati verso informazioni tendenzialmente distorte
stia rivestendo un ruolo molto importante nel processo di valutazione
teso a quantificare il rischio reale di sistema. E' un fenomeno
del tutto nuovo reso possibile dalla larga influenza odierna (purtroppo
quasi a senso unico) dei mezzi di comunicazione.
Il secondo motivo è quello denominato la Greenspan
PUT. Gli investitori, a causa anche del motivo già esaminato,
nutrono ancora una fiducia molto alta, e del tutto ingiustificata
come vedremo in un prossimo articolo, nel chairman della FED (protagonista
nella sua carriera di TROPPI salvataggi finanziari) e agiscono oramai
nella convinzione che Greenspan abbia assicurato il valore dei mercati
da uno storno significativo e potenzialmente distruttivo.
La PUT è infatti una opzione che dà
al suo possessore il diritto, ma non l'obbligo, di vendere un'attività
a un prezzo prefissato, assicurandolo in tal modo contro un eventuale
declino di prezzo dell'attività stessa.
La convinzione generale è quindi quella che Greenspan, comunque
vadano le cose, salverà i mercati finanziari da qualunque
eventuale situazione di panico tramite il solito meccanismo della
liquidità, come fece per l'appunto ANCHE a settembre dopo
l'attacco terroristico alle torri gemelle.
La combinazione di questi due fattori ha portato
a una percezione del rischio alterata e altamente distorta. Quello
che temiamo è che uno shock esterno e/o una crisi finanziaria
interna al meccanismo di moltiplicazione esponenziale del debito/credito
possano portare gli investitori a riprezzare correttamente gli asset
finanziari in base al rischio reale in maniera tutt'altro che graduale,
come invece è avvenuto finora. La fase di panico, finora
assente ma quasi sempre presente in qualunque fase bear dei mercati
azionari, che accompagnerebbe questa rapida rivalutazione del rischio
potrebbe essere devastante per le quotazioni dei mercati azionari.
In un prossimo futuro pertanto non escludiamo, sulla
base di queste considerazioni, la possibilità di un crash
dei mercati azionari.
CAVEAT EMPTOR
20 Maggio 2002
Lo staff
|