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(24/06/2002) Come avevamo previsto
nella nostra analisi macroeconomia di fine 2001, gli squilibri di
base del sistema economico americano stanno lentamente affiorando
in superficie dispiegando effetti ben poco graditi alla comunità
degli investitori. Il sintomo più evidente è dato
dalla crisi delle borse accompagnata di recente dalla debolezza
del dollaro e dalle difficoltà finanziarie di diversi paesi
del sud America.
Un anno e mezzo di tagli del tasso di interesse,
uno stimolo monetario senza precedenti per sostenere l'economia
americana, una nuova ripresa economica annunciata dai dati economici
del primo trimestre 2002, eppure i mercati azionari sono lentamente
tornati verso quei minimi di settembre che a inizio anno sembravano
oramai un ricordo.
Per la quasi totalità degli esperti quei minimi
avevano segnato l'inizio di un nuovo ciclo economico e di una nuova
prosperità per gli investitori. Il nostro allarme a dubitare
di quella insensata euforia era motivato dal riconoscimento di una
crisi economica di natura strutturale, impossibile da correggere
con le cure classiche adottate nel recente passato di fronte a crisi
economiche di natura ciclica.
Un allarme che si è rivelato, in soli sei
mesi, molto più saggio del coro di voci che ha propagandato
e continua a propagandare una ripresa impossibile, cercando di trattenere
e intrappolare i capitali di milioni di investitori nella più
grande bolla finanziaria di tutti i tempi.
Il rimbalzo delle borse di fine 2001 ha rappresentato
niente altro che una splendida occasione per vendere gli asset cartacei
sopravvalutati rimasti in portafoglio. Coloro che non l'avevano
capito allora stanno cominciando a capirlo oggi. Asset che si identificano
in primo luogo con i titoli della più grande mania finanziaria
di tutti i tempi, i titoli tecnologici e delle telecomunicazioni.
Il fenomeno è ben lungi dal trovare un termine.
Nonostante sull'onda di ogni rialzo di borsa molti investitori siano
indotti a sperare in una nuova fase di crescita, l'euforia è
destinata a esaurirsi velocemente. La successiva fase di discesa
verso nuovi minimi finisce infatti col distruggere ancora più
valore.
Per quanto i media e molti degli analisti delle grosse
case di investimento cerchino infatti di illudere gli investitori,
l'aria con la quale quei titoli sono stati gonfiati in un decennio
di speculazione, avidità, corruzione, frode, e soprattutto
di incredibile mistificazione, magia, illusione, è ancora
molta.
Non solo, molta di quell'aria è stata lentamente
trasferita ad altri settori e comparti che stanno puntando sulla
finta e impossibile ripresa economica. Niente infatti è
cambiato rispetto a qualche mese fa. Quello che possiamo constatare
è piuttosto un ulteriore peggioramento degli squilibri strutturali
degli aggregati economici di base, sotto la cui pressione potrebbe
prendere corpo la più grande crisi finanziaria degli ultimi
cinquanta anni.
L'economia USA non può intraprendere un nuovo
periodo di prosperità puntando paradossalmente e contro qualunque
principio economico solo sulla spesa e sul debito.
La prosperità di una economia infatti, che sia essa
globale, americana, o semplicemente ristretta a un ambito familiare,
si fonda principalmente sul risparmio e sull'investimento.
Nonostante in molti ci credano ancora, presto la
ripresa economica si rivelerà essere solo un altro dei tanti
giochi di prestigio attraverso il quale, grazie a statistiche alterate
e a registrazioni contabili manipolate, si è fatto credere
agli investitori l'impossibile, regalando un sogno destinato a trasformarsi,
come già accaduto per la bolla tecnologica, in un terribile
incubo.
Lo staff
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