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MORAL HAZARD

(10/07/2002) I salvataggi delle crisi finanziarie dal 1995 ad oggi da parte del banchiere centrale più potente e osannato di tutti i tempi hanno amplificato il cosiddetto fenomeno di MORAL HAZARD a livelli che non hanno precedenti. Confidando in un supporto che per anni ha evitato ogni crisi emersa a minacciare il valore degli asset finanziari americani, investitori e operatori economici hanno cioè intrapreso rischi che vanno al di là di una ragionevole considerazione dei rischi stessi.

Purtroppo, come alcuni economisti insegnano, il semplice aumento di liquidità nel sistema in termini di ricchezza reale si rivela nel lungo periodo solo un effetto illusorio. La moneta in circolazione viene diluita e perde valore. Se nel frattempo quella liquidità non è servita a migliorare strutturalmente l'economia, i risultati di lungo periodo sono nulli, o addirittura, come sta accadendo adesso, si rivelano essere negativi.

Negli ultimi sette anni l'economia americana, nonostante la liquidità messa in circolazione, non è migliorata strutturalmente. Al contrario, ha trovato un terribile peggioramento dei propri aggregati macroeconomici: aumento esponenziale del debito, aumento esponenziale dei valori degli asset finanziari, pochi investimenti e nessun risparmio.

I nodi adesso stanno venendo al pettine e i rischi intrapresi cominciano a venire in superficie minacciando una crisi di sistema senza precedenti. L'aumento del prezzo dell'oro è un chiaro segnale. La crisi del dollaro un altro. L'aumento dei corporate spread (vedi il nostro articolo Obbligazioni corporate e credit spread) l'ulteriore conferma.

L'attività economica e l'investimento finanziario presentano sempre dei rischi. Fornire agli operatori la percezione che quei rischi non ci siano, o che perlomeno siano minimizzati ai minimi termini è un errore grossolano. Intervenire a salvataggio delle aziende o delle borse in crisi può andare bene una volta. Deve essere una eccezione, non la regola.

Lasciare che il mercato azionario torni a livelli ragionevoli deve essere un principio a base di una corretta assunzione dei rischi finanziari da parte degli operatori. Dal crollo delle borse del 1987, l'eccezione, l'intervento di salvataggio, è diventata una regola. Con massicce iniezioni di liquidità si è sempre impedito il peggio e creato l'illusione dell'impossibile (la new economy).

Parallelamente il MORAL HAZARD è aumentato oltre i limiti di accettabilità, ha gonfiato la bolla speculativa e ha spinto gli operatori a indebitarsi oltre il dovuto. Il grosso dell'aria che gonfiava i prezzi tecnologici è uscita, ma gran parte rimane ancora là dentro, a sostenere prezzi largamente sopravvalutati. E se non la si vuole fare uscire a livello istituzionale, il MORAL HAZARD impedisce agli operatori di cedere, contribuendo così a trattenerne altra.

E' nostra opinione, infatti, che la maggior parte degli operatori stiano scommettendo sulla tenuta dei minimi attuali delle borse proprio in virtù del fatto che, come spesso si sente dire: "sotto questi livelli non le possono fare scendere". E' un pericolo enorme nel quale si condensa tutto il fenomeno di MORAL HAZARD. I mercati potrebbero effettivamente tenere questi supporti tuttavia in tal caso bisognerebbe considerare diversi fattori:

- un rimbalzo significativo sarebbe, come quello giapponese lanciato a febbraio, in gran parte artificiale e destinato con molta probabilità a svanire, come in fondo è successo per il rimbalzo assurdo del post 9/11 che ci fece quasi indignare di fronte alla "nuova brutta favola" della RECOVERY che lo sosteneva. Favola pericolosa (come quella della new economy) che ci spinse ad aprire questo sito per avvertire i fiduciosi (e ingenui) credenti nella ripresa economica dei pericoli in arrivo;

- un rimbalzo sarebbe possibile solo aumentando ulteriormente la liquidità come la FED ha fatto la settimana scorsa. Aumentare la liquidità è una imposta indiretta a tutti coloro che possiedono dei dollari (praticamente mezzo pianeta). La diluizione presto o tardi si fa sentire. Crediamo che l'aumento delle tasse che gli americani stanno subendo nell'ultimo periodo sia già un fattore di irritazione sociale. Vedere il dollaro crollare a 1.40 verso l'euro, o a 500$ verso l'oro come conseguenza di quella diluizione non renderà gli americani molto più felici di quello che sono ora;

- anche qualora il dollaro non precipitasse, comunque i costi economici della diluizione dovranno emergere. E se non emergeranno prevalentemente negli USA sfoceranno nelle economie più deboli, come in fondo è successo finora. Crisi come quella dell'Argentina, del Paraguay, del Brasile, delle economie satellite a quella USA trovano origine proprio nel contenimento dei danni economici in territorio americano (a proposito leggi l'interessante articolo: What really killed Argentina)

- il fenomeno di MORAL HAZARD troverebbe pericolose giustificazioni per una ulteriore espansione. E un domani potrebbe costare ancora più caro di quello che costerebbe oggi, o che sarebbe costato 5 anni fa.

Qualora invece i mercati non tenessero questi supporti, l'abbandono di ogni speranza e di ogni fiducia da parte di investitori e speculatori sarebbe rovinoso per i prezzi. Il crash tanto rimandato nell'ultimo anno e mezzo potrebbe materializzarsi e lasciare poche vie d'uscita a chi finora si è fidato di una ripresa dei corsi per poter recuperare almeno parte delle perdite accusate negli ultimi due anni.

Non dimentichiamo che se i supporti sono sotto gli occhi della FED e delle autorità pronte a intervenire spendendo le tasse dei cittadini o stampando nuova moneta a sostegno dei corsi azionari, sono anche sotto gli occhi dei malvagi terroristi nemici delle libertà occidentali.

E questo rappresenta senza dubbio un ulteriore rischio, oltre agli altri rischi già considerati finora, del quale bisognerebbe cominciare a tenere conto.

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