Austrian Economics
Forum: ultimi 10
 
 

 

Indignati

(14/07/2002) Difficile non indignarsi di fronte alle gravi responsabilità di coloro che hanno alimentato la più grossa bolla speculativa di tutti i tempi. E la parola indignarsi in fondo rappresenta solo un povero eufemismo. La complicità è stata pressoché totale. Ricordiamo ancora i tempi della bubble mania. Era solo un girarsi tra le mani gli stessi titoli spingendoli sempre più in alto. La nostra impressione all'epoca era stata ben chiara e premonitrice di una catastrofe imminente (vedi a proposito il nostro articolo "febbraio 2000: sensazione di un crollo imminente").

Una mania di titoli tecnologici che nasceva su un mercato già ampiamente sopravvalutato. Avrebbero cambiato il futuro, e in effetti lo hanno cambiato. Ma non nel senso che era stato annunciato bensì trasferendo ricchezza dalle tasche di tantissimi investitori a quelle di un insieme più ristretto di soggetti. E in un secondo tempo distruggendo la fiducia nei responsabili del cambiamento stesso: le grosse case di investimento, certe autorità, i manager delle società quotate in borsa, la quasi totalità dei media.

Pochi negli ultimi due anni hanno avuto il coraggio di mettere in guardia gli investitori dai pericoli imminenti. Del resto, nonostante Mr Greenspan avesse parlato nel 1996 di esuberanza irrazionale dei prezzi, i mercati erano riusciti ugualmente a raggiungere livelli di estrema ipossia. Tutti coloro che successivamente al 1996 avevano provato a mettere in guardia gli investitori si erano ritrovati dalla parte del torto. Cassandre derise.

Il Dow Jones volò in pochi anni da 6000 punti fino a 12000. E il Nasdaq riuscì a rompere tutte le logiche di investimento tirando la corsa finale fino a sopra 5000. Un delirio. Che aveva fatto impazzire tutti. Miracolo della produttività e della new economy. Miracolo di un banchiere centrale che non cessava di far affluire liquidità al sistema economico credendo forse lui stesso ai miracoli di una nuova fede ultraterrena; niente a che vedere con il mondo reale fatto di avidità, errori umani, caos, imprevedibilità degli eventi.

Ma era un delirio. Negli ultimi 2 anni, e con quello in corso diventeranno con buone probabilità tre, le borse USA hanno chiuso in rosso. Ma il delirio rimane. Le previsioni degli analisti sono sempre state positive a inizio di ogni anno. Compreso questo in corso. E continuano a essere tali. Per molti di loro il target di fine anno dell'S&P 500 rimane sopra 1300. Oltre il 35% da questi livelli. Fede, solo questione di fede o forse fare l'analista è oramai uno sporco lavoro dove sei costretto a dire sempre la stessa cosa per far girare il meccanismo. Sempre a danno dei soliti ignoti.

Era incredibile a inizio anno vedere il consenso unanime degli esperti concentrarsi verso un rialzo delle borse. Non si parlava d'altro. Come se l'11 settembre non fosse mai successo. Come se i problemi degli aggregati macroeconomici USA, esposti chiaramente nella nostra ricerca, non contassero niente. Come se la più alta iniezione di liquidità della storia potesse risolvere i problemi di una economia post bubble ancora in difficoltà.

Voci come le nostre sono state semplicemente ignorate. A febbraio scrivemmo a tutti i principali giornali italiani. Offrimmo qualche nostro articolo da pubblicare in mezzo a quel coro di voci deliranti. Neanche una risposta. Neanche un formale ma gentile "no grazie non ci interessa". Mettere in guardia la gente non ha senso. Soprattutto quando i mercati stanno salendo e la nuova ripresa economica è da oltre due anni dietro l'angolo.

Nell'ambiente finanziario ci si riferisce ai piccoli investitori come al parco buoi. E i buoi una volta fatti entrare nel recinto non bisogna farli uscire. Così è stato e così sarà finchè non decideranno di uscirsene da soli. Potrebbe avvenire tutto in una volta, in preda al panico. Succede sempre nei mercati bear, come in un cinema preso dalle fiamme o da un blob, con la gente terrorizzata che corre verso le porte di sicurezza.

Quel momento si sta avvicinando. E l'esserci vicini, ripetiamo, ci indigna, proprio per il modo in cui negli ultimi due anni i responsabili hanno trattenuto gli investitori in un investimento sbagliato, sollecitandoli addirittura ad aggiungere nuovo capitale.

Il coro degli analisti e di certe autorità continua a essere quello di diniego. In pochi da inizio anno hanno cercato di far capire agli investitori come proteggere il capitale dallo scoppio della bolla. Strategie come investire in fondi bearish, che guadagnano sulla discesa dei mercati, o come allocare parte del capitale in settori estremamente difensivi sono stati semplicemente ignorati. Eppure da inizio anno i due indici principali del comparto oro e argento sono in rialzo del 40% e di oltre il 100%.

Invece si continua a cercare un bottom che potrebbe essere il 30-40 o addirittura il 50% più in basso di questi livelli. A inizio anno dicemmo che i mercati avrebbero dovuto perdere oltre il 50% prima di poter parlare di fondo. Siamo arrivati a meno 14% per il Dow, meno 20% per l'S&P, e meno 30% per il Nasdaq. E la strada è ancora tutta in discesa, nonostante i soliti noti riescano nel breve a lanciare il classico rally di mercato bear col quale cercheranno, ancora una volta, di sollevare nuovi pericolosi entusiasmi.

Lo staff

 
La Politica monetaria
L'offerta di moneta
Il debito
Sintesi e statistiche
Inflazione
Consumi e deficit commerciale
Mercato immobiliare
Mercato azionario
I profitti
Il management
Gli analisti
Gli investimenti
I fallimenti
Rischio derivati
I parte
II parte
Gli scenari possibili
Un tributo mondiale
Lo stato di salute