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Bubbles Wizard (lo stregone delle bolle)

(17/07/2002) Già nel marzo 2001 era oramai evidente e sotto gli occhi di tutti che la crescita esponenziale del Nasdaq non fosse stata niente altro che una bolla speculativa. Fino a un anno prima poteva essere considerata solo una ipotesi, per quanto estremamente plausibile, ma nel momento in cui la montagna di titoli tecnologici cominciò a sgretolarsi quell'ipotesi assunse lentamente i contorni di una innegabile evidenza. Dopo oltre il 50-60% di storno dai massimi divenne una certezza inconfutabile.

Non ci sono dubbi sulle responsabilità del banchiere centrale più potente del mondo in merito al gonfiarsi della bolla speculativa. Se un fenomeno del genere poteva sfuggire all'osservazione di un nostrano ragioner Fantozzi, non poteva sfuggire né all'osservazione di Alan Greenspan come illustre economista, né al controllo di Alan Greenspan come banchiere responsabile delle proprie azioni. Cosi non è stato.

Anche alla luce degli eventi dell'undici settembre, dietro questa apparente svista si intravedono in realtà ragioni ben precise. Ragioni di carattere esclusivamente politico, laddove per politica si intende il complesso dei fattori politici, economici, sociali e culturali più importanti di una società (vedi a proposito l'interessante articolo del 1999 della rivista "Solidarietà": "La guerra, crisi economica risolta con altri mezzi" ).

Non è un caso che dopo gli eventi dell'undici settembre, (o forse già a partire da quegli eventi stessi), la celebre affermazione di von Clausewitz "la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi", abbia trovato piena applicazione.

Gli eventi storici più cruciali di ogni civiltà sono sempre stati guidati da motivazioni economiche. In particolare, al venire meno delle prospettive di sviluppo economico, la guerra è stata sempre la continuazione naturale della politica intesa nel senso di cui sopra. Una politica nella quale gli eventi economici in senso stretto, di cui Greenspan è stato negli ultimi anni il principale attore, hanno assunto nel tempo un peso sempre più determinante.

A distanza di oltre un anno dal concretizzarsi di quella evidenza che ha messo definitivamente in discussione sia l'efficienza che l'efficacia del suo operato, Mr Greenspan mantiene ancora pieni poteri a capo della più potente banca centrale del mondo, per quanto già da qualche anno e ancora più da qualche mese, abbia perso il normale controllo degli aggregati macroeconomici (vedi il nostro articolo "La FED ha perso il controllo dell'economia").

Negli ultimi due giorni Greenspan ha testimoniato davanti al Congresso. Ieri davanti al senato, oggi davanti alla camera. Ancora una volta si è dimostrato convinto di una ripresa economica, storicamente preclusa ad ogni economica post-bubble, e soprattutto ben lontano dall'ammissione degli errori commessi durante il montare di quella bolla speculativa che ha trasferito prima, e distrutto poi, enorme ricchezza. Oltre sei triliardi di dollari di asset azionari che sono andati in fumo. L'equivalente del 60% del GDP annuo americano.

Ieri, di fronte al senato, l'unica ammissione di colpa è stata l'aver sottovalutato una corretta contabilizzazione delle stock options. Nella nostra ricerca macroeconomica di dicembre avevamo già messo in evidenza le problematiche legate alle stock options, di cui poi abbiamo avuto modo di parlare più esaurientemente con altri articoli.

Il costo delle stock options come valore sottratto indebitamente agli azionisti era un fenomeno chiaro e palese. Così come era chiaro e palese il fatto che si fosse trattato di un indebito incentivo fornito ai manager per gonfiare a proprio vantaggio il prezzo delle azioni. Purtroppo il banchiere più potente del mondo, e con lui altre autorità di controllo, ha dovuto aspettare che la bolla fosse oramai scoppiata e che i beneficiari di quelle stock options avessero oramai incassato il grosso dei profitti, per spingere verso una adeguata contabilizzazione di uno strumento largamente abusato. Un'altra svista che ci lascia alquanto perplessi.

Nel forum di un sito finanziario (www.cobraf.com), dove partecipiamo spesso alle discussioni in corso non senza usare talvolta un filo di goliardia, siamo intervenuti postando quella che secondo noi, alla luce delle sue apparenti sviste, dovrebbe essere una onesta confessione di Greenspan, non tanto di fronte al Congresso, quanto più umilmente di fronte all'intera Nazione. La riportiamo qui di seguito con qualche leggera modifica:

"Signori e signori, il peso della coscienza mi porta finalmente a parlarvi col cuore in mano. Inutile fare resistenza, sono vecchio e oramai, a 76 anni, superata la soglia di vita media di un essere umano, potrei morire da un giorno all'altro. I mercati mi stanno smascherando, basta, getto la spugna e mi confesso.

Ho sbagliato, ho sbagliato tutto e in maniera irrimediabilmente grossolana da almeno sette anni a questa parte. Ho salvato ogni crisi finanziaria iniettando liquidità e badando solo ai benefici di breve, e non ai costi di lungo termine. Vi ho illuso di una onnipotenza che non c'è mai stata. Quella liquidità è servita solo per salvare il sistema finanziario, di cui difendo prevalentemente gli interessi. Non potevo fare altrimenti. Ho diluito il valore del dollaro, ho tolto ai poveri per dare ai ricchi. Il bail out di LTCM rischiava di mandare in fallimento moltissime istituzioni finanziarie. Come potevo fare? Avrebbe fermato anche il boom economico. E invece io ho dato ancora più carburante al sistema e il boom è partito a mille. Era bellissimo, i prezzi salivano già da tempo, provai a parlare di esuberanza nel 1996 ma i mercati mi diedero torto, con tutti quei soldi che pompavo nel sistema tutti erano contenti e compravano azioni senza badare più a nessun tradizionale criterio di investimento. Ad di là di ogni ragione. Ma era bello vedere la gente moltiplicare i soldi come pani e pesci. Il miracolo di Cristo ripetuto in terra grazie a me. I prezzi volavano talmente tanto in alto che nel 1999 non riuscii a fare a meno di alzare anche i miei tassi. Solo il prezzo del denaro restava fermo, non mi sembrava giusto. Volevo la mia piccola soddisfazione personale anche io. Ma tanto ciò non fermò la moltiplicazione del denaro nel sistema. Oramai era arrivato qualcun altro a moltiplicare pani e pesci al posto mio. Avevo fatto discepoli. E i miracoli oramai avvenivano anche senza di me.

Poi la bolla del tecnologico scoppiò e diede il primo segnale. Da allora ho fatto di tutto per salvare le cose ancora una volta, ancora col solito sistema, dollari, ancora dollari, una inondazione di dollari mai vista. Che però ha diluito e sta distruggendo il valore del dollaro stesso, e anche le borse, che presto potrebbe distruggere i prezzi dei bond, quelli delle case. Lasciando milioni di persone con una montagna di debiti da pagare senza precedenti. Un devastante tsunami mai visto prima. Sono pentito, ma in fondo ho messo alla prova il sistema, una volta per tutte. Così non funziona. La liquidità non crea ricchezza, la distrugge. Noi banchieri centrali siamo poveri esseri umani, troppo umani. Ci serve un vincolo, abbiamo bisogno di un limite. Mettetecelo. Senza siamo capaci di provocare disastri.
Mi rimetto alla vostra indulgenza".
AG

Come abbiamo potuto modo di osservare, Greenspan non si dimostra affatto un uomo pentito come utopisticamente vorremmo che fosse, piuttosto, per quanto oramai in condizioni palesi di difficoltà nel controllo degli aggregati macroeconomici, rimane ancora estremamente convinto della opportunità delle proprie azioni passate.

Come abbiamo già spiegato in altre occasioni, dopo avere ridotto drasticamente i tassi di interesse con una serie consecutiva di ben 11 tagli si trova adesso in una situazione di vero e proprio stallo. Uno stallo al quale è stato spinto proprio dal pericolo di deflagrazione delle sue bolle. Nella situazione attuale, infatti, una variazione dei tassi di interesse tesa a impedire lo scoppio di una bolla causerebbe inevitabilmente lo scoppio di un'altra.

Quella relativa ai mercati azionari non è infatti l'unica opera d'arte grafica creata da Mr Greenspan con la sua politica monetaria estremamente accomodante. Forse per ora rappresenta la più spettacolare opera di trasferimento e distruzione di ricchezza, ma non è certo l'unica.
Accanto a questa possiamo infatti aggiungere ed elencare:

- la bolla del debito
- la bolla del consumatore (alimentata da quella del debito)
- la bolla del dollaro
- la bolla del settore immobiliare
- la bolla dei derivati

Esamineremo con un prossimo articolo la concatenatezione delle diverse bolle tra di loro, per ora aggiungiamo le nostre semplici impressioni finali. Gli errori commessi da Greenspan nel passato sembrano chiaramente intenzionali. Il suo atteggiamento e i suoi discorsi attuali, di conseguenza, appartengono, più che a un banchiere centrale responsabile delle proprie azioni e dotato di onesta autocritica, a quelli di un uomo politico.

Ciò che forse, in tutti questi anni, Greenspan è realmente stato, al di là di ogni ingannevole apparenza.

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