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Unico riparo dalla tempesta finanziaria: I titoli di stato

(24/07/2002) Un mercato davvero straordinario, un crash previsto e annunciato da pochi. Siamo tra quei pochi e siamo soddisfatti delle nostre analisi. Qualcosa però non torna. Il mercato dell’oro ultimamente sta subendo colpi altrettanto pesanti di quelli subiti dalle borse.

Per i gli investitori più saggi quello dei metalli preziosi aveva rappresentato da inizio anno uno dei pochi settori dove trovare riparo da una possibile tempesta finanziaria. La strategia aveva funzionato bene fino alla vigilia del crash. Tuttavia, nel momento in cui la tempesta finanziaria si è scatenata sulle borse e sui cambi, l’oro ha subito un pesante cedimento.

Anche oggi il prezzo del metallo viene letteralmente massacrato sotto i 310$ mentre le borse sprofondano, oltre il 5% in tutta Europa. Quasi il 3% nella preapertura degli USA. Meno 2.62% ieri notte in Giappone.

Di fronte a questa situazione gli investitori sembrerebbero avere un unico riparo: i titoli di Stato o le banconote sotto il materasso. Non possiamo che trovare questa soluzione quasi aberrante, soprattutto di fronte a una crisi generalizzata di sistema come quella che a nostro avviso il crollo delle borse starebbe preannunciando.

I bilanci peggiori, le contabilità più complicate, i deficit più profondi sono proprio quelli degli Stati. Rifacendoci alla storia, i peggiori tracolli finanziari sono saltati fuori proprio dalle bancarotte nazionali. Perchè allora cercare rifugio unicamente dietro una promessa di pagamento di un debitore così disastrato? Forse perchè nel nuovo sistema economico sotto il controllo degli stati più industrializzati quel rifugio viene oramai imposto come l’unico, senza molte altre alternative.

Benchè in un passato non troppo lontano molti degli stati economicamente più forti abbiamo fallito il pagamento dei propri debiti, il tasso fornito oggi dai titoli di stato viene definito come IL TASSO di interesse PRIVO DI RISCHIO.

Secondo la percezione dell’investitore, quindi, gli stati non rischiano più il fallimento. Perlomeno quelli economicamente più forti. Una percezione giustificata dalla possibilità dei governi stessi di emittere debito e stampare moneta senza limiti. Una possibilità che deriva a sua volta proprio dallo sganciamento della base monetaria dall’oro. Il cosidetto gold standard abbandonato a seguito della crisi degli anni trenta.

Il cerchio si chiude e i conti tornano. La nostra impressione è che si stia massacrando il prezzo del metallo giallo per evitare, proprio durante la tempesta finanziaria, una alternativa storicamente valida ai titoli di stato, al cash, a tutto ciò che viene stampato ed emesso senza limiti dai banchieri centrali e dai governi e che inevitabilmente, una volta aggiunto al sistema, toglie valore a quanto già in circolazione. Una imposta non percepita direttamente ma dalla quale non si sfugge.

In un mondo propagandato come quelle delle libertà civili ed economiche, l’imposizione dei titoli di stato come unico rifugio dalla tempesta finanziaria in corso toglie agli investitori una importante possibilità di scelta economica, quella della libertà rappresentata da una moneta non deflazionabile nè inflazionabile. Una moneta non soggetta nella sua offerta ad alterazioni incontrollabili, frutto delle decisioni arbitrarie di un banchiere centrale o di un establishment politico.

A nostro avviso, comunque, la tempesta finanziaria è ancora ben lontana dal trovare una conclusione definitiva. I movimenti delle valute, delle borse, dei tassi di interesse, dei metalli e di tutte le altre variabili economiche rappresentano al momento una guerra palesemente in corso sotto gli occhi di tutti, al centro della quale si trovano, da una parte, coloro che gestiscono e difendono i diversi asset finanziari cartacei ancora largamente sopravvalutati (gli stessi che hanno gonfiato o lasciato montare la bolla speculativa più grande di tutti i tempi) e dall’altra semplicemente una risorsa scarsa e inalterabile, ultima vera riserva di valore.

Golia contro Davide. In mezzo gli investitori sempre più perplessi. La risoluzione del conflitto è ancora lontana dall’emanare il proprio verdetto e la proclamazione del vincitore è delegata, come è sempre stato, esclusivamente alle forze di mercato.

Dopo i numerosi scandali finanziari, tra i quali la bolla speculativa delle borse rappresenta solo il fenomeno più chiaramente visibile, scandali che hanno trovato delle complicità dirette o indirette a tutti i livelli, il nostro schieramento e il nostro appoggio morale rimangono senza dubbio dalla parte di un metallo che per millenni ha rappresentato l’unica moneta assoluta, senza confini di spazio e di tempo.

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