| (22/08/02)
“Il mondo dell'alta finanza può essere compreso solo
se si è consapevoli che le persone più ammirate sono
le stesse che aprono la strada alle più grandi catastrofi"
John Kenneth Galbraith
Il problema dei debiti pubblici dei paesi più
industrializzati è il più grave e allo stesso tempo
il più ignorato dei problemi economici. E’ sotto gli
occhi di ciascun investitore, in tutta la sua spaventosa grandezza.
Per quanto il debito faccia parte del normale svolgimento di ogni
attività economica, quello degli Stati ha raggiunto da anni
un livello che implica necessariamente una anormale conduzione della
res publica. Anche se in questo ultimo periodo l’attenzione
viene dirottata verso i problemi contabili delle aziende private
lo scandalo più grosso si annida forse proprio nelle contabilità
di governi ed enti parastatali.
Come ricorda Mark Faber, l’uso massiccio della
propaganda è fondamentale per manipolare le masse e ciò
a cui esse sono portate a credere. Lo avevano capito molto bene
i dittatori europei degli anni trenta. Quando si tratta di mentire
alla massa è più facile farlo su temi estremamente
rilevanti. A differenza dell’individuo preso singolarmente,
la massa nel suo complesso è infatti più vulnerabile
a una grossa menzogna che non a una piccola. Distorcere i fatti
in maniera talmente esagerata da indurre a pensare collettivamente:
“non è possibile che stiano mentendo”. Enron
docet nel settore economico privato. Ma Enron, come avevamo detto
a dicembre, è stata solo la punta di un iceberg di vastissime
dimensioni.
Bush ha detto di recente a proposito dell’economia
americana: “la situazione è un po’ difficile”.
Qualcuno non ha mancato di osservare brillantemente, “la situazione
è per Bush un po’ difficile come l’iceberg è
stato per il Titanic niente altro che un po’ di ghiaccio”
(vedi David Chapman: “Things
are kind of tough”).
L’iceberg dell’economia mondiale è
rappresentato nella crisi economica attuale dai debiti pubblici
degli stati più industrializzati. Per tutto il secondo millennio
e fino a qualche decennio fa (vedi il caso degli USA anni 30) le
bancarotte degli Stati sovrani più potenti sono state il
motore della storia. La frequenza con cui emergevano era impressionante.
Re, ministri, governanti non sono mai stati dei gran gestori della
res publica. Giunti di fronte all’impossibilità di
pagare i debiti accumulati tramite massicce spese interne ed estere
dichiaravano bancarotta. Si svalutava la moneta circolante (non
quella in oro) si cancellavano i debiti (vedi Edoardo III nel 1343
alle spese dei Bardi di Firenze), e si ripartiva da zero. Alternativamente,
o parallelamente, si muoveva l’esercito per andare a depredare
le risorse altrove e per distogliere allo stesso tempo l’attenzione
dai problemi interni.
Da qualche tempo questo non succede più, o
perlomeno lo si evita proprio tramite forme di propaganda non riconosciute
collettivamente. Oggi il debito degli Stati cresce in misura maggiore
di quanto crescesse in altri tempi, ma la soluzione che le democrazie
avanzate sono riuscite a trovare negli ultimi 30 anni è facile,
sorprendente e geniale: il debito non si paga perché si è
riuscito a trovare il modo di convincere i creditori a non chiedere
la restituzione.
Gran parte dell’attività economica odierna
è svolta dai governi. Dal punto di vista operativo lo Stato
è un soggetto economico al pari di un’azienda privata.
E’ di fatto il più grosso operatore su ogni territorio
nazionale. Però se guardiamo bene ai suoi conti scopriamo
che il soggetto in questione presenta da decenni i conti sempre
e costantemente in rosso. Negli anni della gestione Clinton gli
USA hanno fatto credere di avere dei surplus di bilancio. Eppure
se riprendiamo i dati del nostro ultimo
articolo notiamo come il debito pubblico americano sia cresciuto
senza alcuna sosta. Quei surplus non erano altro che dei risultati
gonfiati grazie all’utilizzo improprio di voci contabili straordinarie.
Proprio come gli utili PRO FORMA ancora presentati da gran parte
delle società tecnologiche.
Il debito pubblico continua a crescere e gli interessi
che matura quotidianamente sono semplicemente spaventosi. Su oltre
6 trilioni di debito americano, un modesto tasso di interesse pari
al 2% annuo si tradurrebbe in circa 330 milioni di dollari al giorno.
Interessi impossibili da pagare che contribuiscono a gonfiare il
debito, capitalizzandosi in un ammontare oramai fuori controllo.
Un costo che nessuno si preoccupa di calcolare e di capire da chi
venga realmente pagato.
Nessuna azienda privata riuscirebbe a condurre la
propria attività avendo una situazione disastrata come quella
dei conti pubblici dei principali stati industrializzati. L’insostenibile
situazione patrimoniale gravata da una serie interminabile di conti
economici in profondo rosso avrebbe portato da tempo al fallimento.
In sostanza, gli Stati di oggi sono
quindi a tutti gli effetti in bancarotta. Ma non lo sono e non lo
saranno mai di fatto. A differenza delle aziende
private gli Stati moderni hanno al loro fianco la banca centrale.
Essa, qualora sia dotata di “forte” credibilità
(non è il caso ovviamente delle banche centrali di Argentina,
Turchia o Brasile), garantisce in luogo degli asset patrimoniali
la solvibilità dello Stato dando origine al grande inganno.
Ecco la principale differenza tra il regno di Edoardo III e gli
USA (o il Giappone, l’Italia, la Germania). Grazie alla credibilità
gli stati industrializzati hanno reso di fatto il debito pubblico
un debito che non verrà mai rimborsato. Quando scade viene
semplicemente rinnovato.
I “creditori” dello Stato sono considerati
oggi semplicemente degli “investitori”. All’emissione
di nuovo debito per rimpiazzare quello scaduto (considerato in letteratura
economica “Risk Free”, senza rischio) essi hanno a disposizione
una gamma di strumenti più ampia per coprire la curva dei
tassi di interesse, o nuovi titoli da consegnare a fronte della
posizione futures portata a scadenza.
Senza il gold standard, o comunque la presenza di
un asset reale non bilanciato da una contropartita di debito a base
del sistema monetario, la bancarotta è divenuta quindi di
fatto impossibile. Geniale. Strano che i monarchi non ci avessero
pensato qualche secolo fa. Forse sarebbero riusciti a evitare anche
la rivoluzione francese. La Francia allora era lo Stato più
potente del mondo e quello culturalmente più all’avanguardia.
Aveva la sua zecca, ma nella zecca di allora si stampava carta sulla
base delle riserve aurifere. Soprattutto non disponeva di una cosa:
i Media, senza i quali ciascun “creditore” pensava con
la propria testa.
Continua…..
Lo staff
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