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La lotta per la sopravvivenza

(02/09/02) Uno studio recente della BIS, Bank for International Settlements, dal titolo “Asset prices, financial and monetary stability: exploring the nexus” (per il link vedi fondo pagina) conferma la possibilità di identificare ex ante gli squilibri che possono accumularsi in un sistema economico caratterizzato da bassa inflazione. A supporto della tesi sostenuta lo studio offre una lunga serie di evidenze empiriche. Una adeguata politica monetaria, in risposta a quegli squilibri, dovrebbe essere mirata a contrastare la rapida crescita degli aggregati creditizi e quella parallela dei prezzi degli asset in modo da evitare successivi fenomeni di instabilità finanziaria. Quelli a cui i mercati sono sottoposti da un paio di anni.

Il discorso di Alan Greenspan, Economic Volatility, da noi aspramente definito come la summa di tutte le idiozie economiche alle quali veniamo sottoposti quotidianamente, è nato con molta probabilità come risposta allo studio della BIS ma ha avuto subito vita difficile, sollevando già nel corso del week end numerose e pesanti critiche. Ci siamo compiaciuti, e non lo nascondiamo, nel leggere che non siamo i soli a riconoscere l’inettitudine del banchiere più potente e pericoloso del mondo, la sua ipocrisia e la sua sfacciataggine nel difendere la politica monetaria più disastrosa di tutti i tempi.

Come continuiamo a ripetere dai tempi della nostra analisi macroeconomica i problemi dell’economia USA trovano origine proprio nella politica monetaria della banca centrale americana. Ovvero, non sono problemi di cui Greenspan poteva accorgersi solo ex post, dopo lo scoppio della bolla. Questo a nostro avviso non tanto per le evidenze empiriche fornite dallo studio della BIS, di cui forse non c’era neanche bisogno, quanto piuttosto per il fatto che l’accumularsi di quegli squilibri ha rappresentato negli ultimi sette anni lo strumento indispensabile di un obiettivo ben preciso perseguito dalla FED: creare ricchezza dal nulla, attraverso la semplice espansione della base monetaria e degli aggregati di credito (e parallelamente di debito).

E’ in questo fine dal forte sapore economico ma dai chiari risvolti politici (senza i quali non avrebbe avuto alcuna possibilità di riuscire) che si condensano le inevitabili contraddizioni tra l’andamento delle borse degli ultimi due anni e i commenti rilasciati di continuo dai predicatori ufficiali della ripresa economica (e implicitamente di quell’ambizioso progetto) di cui Greenspan rappresenta il carismatico maestro d’orchestra.

Il sistema oramai, e Greenspan lo sa benissimo, è destinato con buone probabilità all’implosione. Il credit crunch può essere evitato o rimandato solo grazie a forti e continue iniezioni di liquidità. Appena la FED, o chi per essa, smette di pompare liquidità nel sistema il credito si prosciuga e i debiti in essere tendono a divenire inesigibili. La liquidazione degli asset per fare fronte alle esigenze di cassa si rende quindi necessaria alimentando un pericoloso effetto a catena di cui la discesa delle borse rappresenta solo l’aspetto più immediatamente visibile all’investitore comune. Il processo può essere temporaneamente arrestato solo fornendo liquidità al sistema ma aggravando al contempo i problemi che sono alla base della crisi: eccesso di credito e di moneta.

Greenspan in altre parole è vittima della sua stessa politica monetaria. Non può rinnegarla, è intrappolato in uno schema di Ponzi giunto al termine della sostenibilità. Mentendo sulle proprie responsabilità difende se stesso e gli interessi che ha protetto per troppi anni, pur in una goffaggine che comincia a trovare una risonanza sempre più vasta. La sua è una lotta per la sopravvivenza che col passare del tempo sta coinvolgendo e invischiando un numero sempre maggiore di involontari protagonisti .

L’avidità con cui ha perseguito il suo disegno politico ed economico ha superato quella degli investitori che pensavano di arricchirsi in pochi mesi comprando semplicemente qualche titolo tecnologico abilmente propagandato dall’analista di turno. Forse Greenspan e tutti coloro che egli rappresenta più da vicino non credevano di giungere alla resa dei conti in tempi così brevi. Fatto sta che i mercati sono stati più abili di lui e hanno restituito agli investitori non i risultati che essi avrebbero voluto, ma quelli che si sono meritati.

Del resto uno schema come quello alimentato da Greenspan non poteva non richiedere nel lungo termine un sacrificio. Probabilmente la crisi che l’economia USA si sta preparando ad affrontare non è il sacrificio che Greenspan si sarebbe aspettato. Molto più probabilmente le vittime del suo schema di Ponzi sarebbero dovute essere altre. La sua avidità evidentemente si è spinta troppo oltre, al punto tale da innescare l'inevitabile delusione di aspettative e adesso, alla pari di quanto già accaduto agli investitori, egli sta ottenendo dalla SUA ECONOMIA non ciò che si sarebbe aspettato, ma ciò che giustamente si è meritato.

Lo staff

*per scaricare la versione PDF clicca col tasto destro sul link: http://www.bis.org/publ/work114.pdf e seleziona la voce Salva

 
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