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Il Grande Esperimento economico del XXI secolo

(3/12/02) La FED, e generalmente tutte le principali banche centrali del pianeta, sono oramai sulla strada di quello che potremmo definire il Grande Esperimento economico del XXI secolo. Il proposito, oramai dichiarato in più discorsi ufficiali, è di manipolare, non importa come e a quale costo, qualunque variabile finanziaria al fine di salvare le economie dalla recessione.

La battaglia indiscriminata alla recessione, a quei processi ciclici e naturali che sono in grado di ristabilire i dovuti equilibri economici, sta assumendo infatti le connotazioni proprie di un Grande Esperimento economico che, per le dimensioni dell’oggetto, è unico nel suo genere e i cui risultati, come naturale conseguenza, saranno privi di analogie con le esperienze passate.

Per la prima volta una banca centrale, nel cercare di combattere uno scenario recessivo post-bubble, sta ricorrendo a un potere di fatto “illimitato”. Il problema è che ciò avviene facendo leva sulle stesse variabili economiche che hanno portato al boom irrazionale degli anni novanta. Il risultato è quello di creare ancora più squilibri di quelli che il ciclo economico sta cercando di ridimensionare e riaggiustare. Si tratta di un comportamento tradizionale seguito storicamente dalle banche centrali. La vera novità, tuttavia, è racchiusa questa volta nella connotazione attuale di quel potere, di fatto “illimitato”.

Come disse Paul Volcker, ex presidente della FED prima di Greenspan: “il vero unico potere di una banca centrale, dopo tutto, è il potere di creare moneta, e in ultima analisi il potere di creare è il potere di distruggere”. L’esercizio indiscriminato di quel potere non a caso ha sempre portato alla caduta del sistema monetario vigente. Non osiamo immaginare le conseguenze derivanti dall’esercizio del potere, questa volta illimitato, in mano oggi alle banche centrali. Se i danni fossero proporzionali solo all’incapacità (umana, troppo umana) dei banchieri centrali in fondo non ci sarebbe molto di cui preoccuparsi. Greenspan dopo tutto potrebbe non essere peggiore di coloro che l’hanno preceduto. Se invece i danni fossero proporzionali alla estensione (illimitata) di quel potere crediamo ci siano seri motivi per seguire con attenzione, e apprensione, l’evoluzione della situazione economica in corso.

La scorsa settimana la massa monetaria americana misurata da M3 è cresciuta di 95.7 B di dollari, in sei settimane il totale ammonta a 216 B di dollari. Poco meno dell’iniezione apportata dopo l’attacco alle torri. Qualcuno si sta convincendo che le borse abbiamo finalmente toccato a ottobre il bottom finale e che la ripresa in corso sia finalmente quella vera e sincera, quando in realtà stiamo assistendo a una patetica messinscena, la misera replica di quanto avvenuto un anno fa. Forse i nuovi illusi sono persone che hanno approcciato i mercati finanziari solo di recente e non riconoscono le medesime battute: stessa iniezione di liquidità, stessa identica reazione delle borse e, nel prossimo futuro, stesso deludente, o ancora più tragico, finale. Crediamo che gli illusi siano invece sempre gli stessi: tutti coloro che non vogliono accettare il naturale ripristino delle invariabili leggi economiche.

E’ solo la liquidità che da oltre due anni riesce a ridare fiato alle borse, che spinge i consumatori a spendere senza interruzione (assumendo ancora più debiti), che per un periodo sempre troppo breve riesce a dare la parvenza (giusto quella e niente di più) che l'economia abbia imboccato la strada della ripresa. Con le proprie forze e sotto il peso di un debito cumulativo che ammonta a oltre 3 volte il proprio GDP annuo, l’economia americana non è in grado di andare da nessuna parte. Inflate or die, per ripetere nuovamente le parole di Richard Russell.

Ancora quante repliche dovranno essere recitate prima che le menti obnubilate da 20 anni di mercato bull riescano ad accettare l’idea che senza un sufficiente riaggiustamento degli equilibri economici nessuna ripresa è di fatto possibile?

Intanto, di pari passo con l’applicazione di formule innovative appartenenti al Grande Esperimento, lo scenario migliore che avevamo prospettato, quello di un lento e lungo riassorbimento degli eccessi, sta diventando meno plausibile e sempre meno probabile. Per contro stanno aumentando a nostro avviso le probabilità di un meltdown finanziario di vasta portata, favorite dall’aumento della speculazione, dall’aumento di nuovi eccessi e ulteriori squilibri, dall’aumento della piramide finanziaria dei derivati, che le iniezioni di liquidità rendono possibile senza soluzione di continuità.

Per qualcuno siamo catastrofisti. Brutta etichetta che rifiutiamo categoricamente. In ogni caso secondo Mr. Perks, ci terrebbe ottima compagnia Mr. Kohler del fondo monetario internazionale. Kohler avrebbe quantificato a una su cinque le probabilità di un meltdown finanziario mondiale. Più o meno quello che senza le stesse competenze e conoscenze avremmo quantificato noi. La notizia della dichiarazione di Kohler ovviamente non è stata amplificata, eufemismo per dire che è stata totalmente soppressa dalle agenzie di stampa. Ci fidiamo della citazione di Mr. Perks rilasciata in una recente intervista a Jim Puplava di financialsense.com.

Mr. Perks è presidente del F.A.M.E., Foundation for the Advancement of Monetary Education, e l’intervista, dai toni netti e precisi, forse può essere d’aiuto a capire meglio, se non altro, i beneficiari del Grande Esperimento. E soprattutto le inevitabili vittime. La bolla, come abbiamo ripetuto più volte, non ha creato ricchezza, forse ne sta distruggendo e ne distruggerà parecchia, di sicuro ne ha trasferita molta. Siamo dell’idea che nel contesto del Grande Esperimento questi spostamenti di ricchezza continuino ad essere favoriti e che, contestualmente, i risparmi e i capitali della gente comune vengano sottoposti a un rischio sempre maggiore.

I tempi per giungere alla conclusione dell’esperimento, il cui bilancio sarà a nostro avviso e in ogni caso alquanto sfavorevole, rimangono sconosciuti. Solo perché qualcosa è inevitabile non significa che è imminente. Nel frattempo noi continuiamo ad osservare e ad analizzare l’evolversi della situazione economica, di sicuro tra le più interessanti e straordinarie delle ultime decadi.

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