| (16/03/03)
L'illusione che la gestione dei tassi di interesse da parte
di alcuni burocrati possa servire a stabilizzare il ciclo economico
sta avvicinandosi, nonostante i recenti commenti tanto inappropriati
quanto irrealistici di Greenspan, al proprio capolinea. I dodici
tagli della FED non hanno avuto nessun effetto positivo né sull'economia
né sulle borse, hanno invece creato ulteriori danni al sistema economico.
Se la serie dei tagli non è stata in grado di resuscitare la bolla
azionaria, essa ha invece fomentato tutta un'altra serie di bolle
speculative, legate all'utilizzo eccessivo del credito, il cui scoppio
sarà ragionevolmente accompagnato da effetti collaterali ancora
più devastanti e destabilizzanti di quelli finora causati dalla
discesa delle borse.
Chi ha già
letto la traduzione dei primi paragrafi di "The Essential von Mises"
non avrà fatto fatica a capire che, nel corpo della teoria economica
austriaca, una delle manipolazioni più aberranti è proprio quella
esercitata sui tassi di interesse.
Per gli
economisti Austriaci, il tasso di interesse è una variabile economica
che deve essere lasciata al mercato. Solo il mercato può essere
in grado di definirne la grandezza di volta in volta più adeguata
a ciascuna fase economica. Infatti, solo il tasso definito dalle
preferenze temporali degli operatori determina il tasso di interesse
in grado di assecondare e sostenere la crescita e lo sviluppo naturale
del sistema economico. Al contrario, tassi di interesse determinati
arbitrariamente da un controllore unico rischiano di sbilanciare
l'economia verso fasi di boom e crollo decisamente violente, dannose
e persino catastrofiche. Siamo proprio all'interno di una di queste
fasi e, nonostante i rosei giudizi delle autorità siano spesso già
definitivi, l'esito finale è ancora in gran parte sconosciuto.
Nelle ultime
settimane, la manipolazione economica più mostruosa di tutti i tempi,
a cui stiamo assistendo da oramai due anni, è riuscita a schiacciare
ulteriormente i tassi di interesse sui minimi degli ultimi 45 anni.
Oltretutto, la fase di ribasso artificiale dei tassi non sembra
essere ancora terminata. Al prossimo meeting della FED è previsto
un altro taglio, mentre alla recente riunione della BCE si è appena
provveduto a tagliare i tassi di 25 bp (basis point) e si è lasciato
spazio per ulteriori limature.
Questo a
fronte di un sistema economico che oramai sfrutta e si regge su
una leva finanziaria crescente. Il rischio sistemico è in altre
parole in progressivo aumento anche se esso viene ancora scarsamente
percepito dagli acquirenti di titoli obbligazionari. Acquirenti
che in ultima analisi si ritrovano a seguire le politiche dominanti
di monetizzazione del debito praticate sia dalla FED che dalle agenzie
governative (GSE) che operano nel settore immobiliare. Le stesse
agenzie che Poole, presidente della Federal Reserve di St Louis,
la settimana scorsa ha additato di scarsa capitalizzazione (appena
il 4% dei propri assets di portafoglio). Gestendo gran parte dei
debiti legati a mutui immobiliari, che oggi costituiscono il 30%
del debito totale dell'economia, le GSE sarebbero vulnerabili a
uno shock finanziario suscettibile di acutizzarsi, proprio a causa
delle stesse GSE, nel giro di pochi giorni o addirittura di sole
poche ore, danneggiando in maniera considerevole l'economia americana.
Il problema
delle economie, del boom e della bolla, era un problema di liquidità.
Di eccesso di credito. La nuova liquidità che da due anni viene
iniettata nel sistema stimola niente altro che nuovo indebitamento
e quindi sostiene gli squilibri già presenti, la correzione dei
quali richiederebbe invece una fase naturale di recessione economica
tesa proprio ad assorbire il debito in eccesso e gli squilibri che
ne derivano. Ma il Grande Esperimento Economico condotto dalla FED
non vuole la recessione. Per contro esso forza gli operatori ad
assumere gradi di rischio maggiori e nuovo debito che in ultima
analisi non potrà essere ripagato. Dal 1998 il rapporto tra debito
e GDP è salito, negli USA, dal 250% a oltre il 300%. Il massimo
storico di ogni tempo. Come fa notare il pungentissimo Richard Daughty
nel suo ultimo pezzo "Alert:
'Danger' Ahead":
"So
more debt and less jobs to pay the debt. Fabulous. Just absolutely
freaking fabulous."
"Quindi
più debito e meno posti di lavoro per pagare il debito. Favoloso.
Proprio assolutamente e mostruosamente favoloso."
...debt,
it is said, can only be dealt with in one of two ways. Either you
paid it or you repudiated it".
. il debito,
si dice, può essere solo gestito in due maniere. O lo si restituisce
o lo si ripudia".
Nonostante
qualche richiamo alla depressione degli anni trenta, la crisi strutturale
odierna non ha precedenti. Anche il caso degli anni trenta presenta
infatti, rispetto a quello odierno, una situazione tutto sommato
più equilibrata: gli USA erano creditori netti nei confronti del
resto del mondo, il debito e l'effetto leva del sistema economico
non erano così elevati, i mercati azionari non erano così sopravvalutati
come ai massimi del 2000 o come lo sono ancora oggi dopo tre anni
consecutivi di ribassi. Soprattutto nel 1930 esisteva ancora un
sistema bancario basato sul gold standard che garantiva un certo
grado di stabilità e solvibilità oggi del tutto assenti. E ancora
nel 1930 non esisteva un sistema strutturato di prodotti derivati
in grado di contenere artificialmente il rischio sistemico e di
manipolare, a cascata, i valori e i prezzi di molte variabili economiche.
Ci riferiamo
ai 128 trilioni (12.8 volte il GDP USA) di derivati OTC (ovvero
quelli non negoziati sui mercati regolamentati ma stipulati direttamente
tra due controparti) che Greenspan vede ancora come l'invenzione
più brillante della storia economica e che Warren Buffet ha appena
definito, invece, una bomba a orologeria.
Per richiamare
ancora una volta le corrosive parole di Richard Daughty:
"...we
are embarking on a period of time that will seem unprecedented,
and it will be very unpleasant in the extreme, both in numbers of
people affected and the cost to each..."
".stiamo
per imbarcarci in un periodo che sembra non avere precedenti, e
che sarà estremamente spiacevole, sia per numero di persone colpite
che per il costo che ciascuno dovrà sopportare".
Lo
Staff
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