| (26/03/03)
Fiumi di parole in relazione a un tema delicato come la
guerra vengono versati quotidianamente da persone sicuramente più
competenti di noi. Aggiungere qualcosa in merito rischierebbe di
essere del tutto superfluo, se non persino inappropriato. Cercare
di restringere gli argomenti il più possibile intorno ai mercati
e all'economia ci sembra quindi la soluzione migliore e naturale,
per quanto comunque non facile. In ogni caso, nel tentativo di estendere
il dibattito anche al tema della guerra abbiamo deciso di ricorrere
all'aiuto di qualcuno con una esperienza sicuramente maggiore della
nostra che provvederemo a presentare in chiusura di questo articolo.
E' naturale
che i mercati e l'economia siano condizionati da ciò che sta accadendo
in Iraq. Tuttavia, le percezioni maturate dagli investitori, secondo
cui la rapida risoluzione della guerra aiuterà l'economia, sono
state, a nostro avviso, erroneamente indotte. Altrettanto era avvenuto
in precedenza con le percezioni secondo cui la causa reale delle
più recenti evoluzioni dell'economia e dei mercati fosse riconducibile
alle incertezze legate alla guerra.
Purtroppo
ciò a cui stiamo assistendo è l'evoluzione di uno stato di crescente
confusione economica. Se la massa di investitori ha fatto dei clamorosi
errori negli anni novanta, in un periodo di relativa tranquillità
e di apparente limpidità mentale, siamo dell'idea che nel periodo
attuale, dominato ancora da false illusioni ma anche da tanta emotività
e da un alto stato confusionale, gli investitori stiano rischiando
di compiere degli errori altrettanto clamorosi e ancora più dannosi
per la salute dei propri portafogli.
Del resto
anche gli errori compiuti nel passato dalle autorità monetarie non
sono stati corretti, né gli effetti di quegli errori, sono stati
ancora riassorbiti. La FED, dopo avere indotto un boom artificiale
e dopo averne contenuto i danni conseguenti tramite la manipolazione
forzata dei tassi di interesse (che ha generato di rimbalzo il boom
obbligazionario e immobiliare), è sul punto di utilizzare l'ultima
leva a propria disposizione per cercare di evitare la reale recessione
(comunque necessaria e salutare per il ciclo economico): intervenire
direttamente sui mercati per aggiustare a suo gradimento i prezzi
degli asset finanziari.
Vince
Reinhart, segretario del FOMC (Federal Open Market Committee) e
direttore della divisione della FED per gli affari monetari ieri
ha affermato:
"If
asset prices don't adjust sufficiently to stimulate spending, then
open-market purchases of long-term Treasurys in sizable quantities
can move premiums lower."
"Qualora
i prezzi degli asset non si aggiustino sufficientemente per stimolare
la spesa, gli acquisti massicci di titoli di stato a lunga scadenza
realizzati sul mercato ridurranno i premi (per il rischio)"
L'ennesima
prova che la FED stia oramai cercando di muovere i mercati secondo
la propria desiderabilità: manovre sui titoli di stato a lungo termine
e, siamo convinti, soprattutto sul mercato azionario per cercare
di stimolare la spesa del settore privato. Per non parlare anche
del mercato dei cambi e del prezzo dell'oro (avremo sicuramente
occasione di farlo in futuro). Come osserva anche Bill Fleckenstein
di Realmoney: il mercato azionario è sempre stato il riflesso (anche
anticipatore) di ciò che accadeva nell'economia reale, mentre oggi
la FED sta cercando di utilizzare il mercato per cercare di dirigere
a suo piacimento l'economia reale.
Per quanto
gli esiti e le conseguenze finali di questo politica siano ancora
in gran parte sconosciuti, questa volta ci limitiamo ad aggiungere
questo ennesimo dettaglio al quadro del Grande Esperimento Economico,
accompagnandolo solo con degli auguri ai nuovi
alchimisti economici del ventunesimo secolo. Naturalmente il
nostro timore (in realtà più di un semplice timore) è che essi stiano
facendo un errore clamoroso e forse questa volta irreparabile.
Sempre a
questo proposito e riallacciandoci alla nostra introduzione, presentiamo
le traduzioni italiane di due testi in inglese che andranno ad arricchire
la sezione Austrian Economics, di recente inaugurata. La
prima di esse, su gentile concessione dell'autore stesso Franck
Shostak, e pubblicata dal Mises Institute, si intitola "The
Myth of War Shock" ed è inerente al dibattito sul presunto shock
economico causato dalla guerra.
La
seconda traduzione, invece, consiste dei frammenti migliori
di una intervista a Leo Rockwell, Presidente del Mises Institute,
sulla attuale crisi economica. Intervista realizzata di recente
da Now, un network
americano, di cui sono disponibili sia il testo
che il video integrale.
Lo
Staff
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