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(1/06/03)
Gli attuali stimoli economici, siano essi di carattere
fiscale che monetario, hanno l'obiettivo, espressamente dichiarato
dalle autorità, di "far crescere" l'economia (grow the economy).
Secondo le teorie economiche austriache, tuttavia, la transitività
del verbo crescere è inapplicabile all'economia. L'economia "cresce"
(the economy grows) e lo fa in maniera sostenibile solo in virtù
dei propri naturali ed equilibrati processi che trovano realizzazione
nel libero mercato. L'economia invece "viene fatta crescere" attraverso
politiche che distorcono la struttura intertemporale del capitale
e in ultima analisi realizzano una crescita nel lungo periodo insostenibile.
Roger W. Garrison,
professore di economia presso la Auburn University, a pagina 35
del suo "Time
and Money", testo che contribuisce a sviluppare in maniera significativa
il modello austriaco di macroeconomia del capitale teorizzato inizialmente
da Hayek, scrive:
"Is the verb "to grow", as used in economic debate, an intransitive
verb or a transitive verb? Capital-based macroeconomics provides
us with resons for associating this fundamentally intransitive verb
with sustainable growth and its transitive variant with unsustainable
growth. That is, the economy grows, but attempts to grow it can
be self-defeating".
"Il verbo
crescere, come viene usato nel dibattito economico, è un verbo transitivo
o intransitivo"? La macroeconomia del capitale ci fornisce delle
ragioni per associare questo verbo fondamentalmente intransitivo
con una crescita sostenibile e la sua variante transitiva con una
crescita insostenibile. L'economia, cioè, cresce, ma i tentativi
di farla crescere possono rivelarsi controproducenti".
Nel dibattito
economico odierno questo importante argomento, teorico ma anche
e soprattutto pratico, viene largamente trascurato. A tre anni di
distanza dallo scoppio della bubble, l'attenzione degli esperti
economici viene mantenuta costantemente sui mezzi e le leve da adoperare
per stimolare l'economia di modo che essa possa ritornare su un
sentiero di crescita soddisfacente. Non solo tale approccio sottovaluta
la gravità dei problemi e degli squilibri associati ai continui
sforzi di "far crescere" l'economia, ma l'emersione di quegli stessi
problemi economici continua ad essere ricondotta alle cause sbagliate
ed è perlopiù motivo di appello a nuovi interventi e massicci sforzi
di sostegno.
Questi ultimi
si sono tradotti negli ultimi anni nel più corposo intervento di
natura monetaria e creditizia da parte della banca centrale americana,
e parallelamente in un ricorso sempre più consistente ai deficit
pubblici. Per la seconda volta nel giro di un anno, il Congresso
americano ha dovuto approvare lo scorso 28 maggio un nuovo aumento
del limite legale del debito pubblico americano. La soglia passa
quindi dai 6,4 trilioni di dollari, già raggiunta a fine del 2002
e rispettata da allora solo tramite il ricorso a vari fondi gestiti
dal governo, agli attuali 7.38 T che, stando ai ritmi di crescita
attuali del debito
pubblico, potrebbero essere facilmente raggiunti nel giro di
un altro anno e mezzo.
Durante
la testimonianza di Alan Greenspan alla Joint Economic Committee
di due settimane fa, tra le solite retoriche economiche a cui siamo
oramai abituati, solo Ron Paul si è dimostrato essere ancora una
volta (stando alle parole di Doug Noland) "l'unico individuo a Washington
in grado di comprendere le questioni economiche più importanti (regime
monetario disfunzionale, difettose politiche monetarie delle banche
centrali, vulnerabilità del dollaro)".
Ecco
alcune parole incluse nell'intervento del Congressista Ron Paul,
e riportate da Doug Noland nel suo Credit Bubble Bulletin di due
settimane fa intitolato non a caso "You just gotta love Congressman
Ron Paul":
"And
the other challenge, I think, that we have to look at some day is
whether we should continue to accept this notion that we can achieve
positive central economic planning through the monopoly control
of money and credit and setting of interest rates, which is really
contradictory to true capitalism. And I think that's where
part of our problem is. The Austrian economists for years - Mises
and Hayek and Rothbard - have argued that this is the source of
our problem, that the manipulation of interest rates too low causes
the boom, and then eventually the bust has to come. And
we see this over and over again, but we talk about productivity
and other events that are important, but we fail to talk about the
initial cause of the mal-investment, the overcapacity, which then
requires the correction".
"E credo
che l'altra sfida che un giorno dovremo affrontare riguarderà l'opportunità
di continuare ad accettare questa concezione di poter realizzare
una positiva pianificazione economica centralizzata attraverso il
controllo monopolistico della moneta, del credito e dei tassi di
interesse, che è contraddittoria al vero concetto di capitalismo.
E credo che in questo punto risieda parte del nostro problema. Per
anni gli economisti Austriaci, Mises Hayek e Rothbard, hanno dimostrato
che questa è la fonte del nostro problema, che la manipolazione
di tassi di interesse troppo accomodanti è la causa di una forte
espansione economica, alla quale prima o poi segue inevitabilmente
un periodo di forte contrazione. E ogni volta assistiamo alla ripetizione
di questo fenomeno, ma continuiamo a parlare di produttività e di
altri fattori che sono importanti, e trascuriamo invece di parlare
della causa originaria dei malinvestimenti, della sovracapacità
produttiva, i quali richiedono poi la dovuta correzione".
Quella correzione che per l'appunto
viene ancora rimandata ma che si imponeva come una delle premesse
necessarie per la realizzazione di una crescita economica sostenibile
nel lungo periodo. Crescita, a nostro avviso, difficilmente identificabile
con quella pronosticata oggi e sostenuta, ancora una volta, dalla
rampante creazione di credito e moneta che trova pericolosa soluzione
di continuità nelle politiche degli anni novanta e che da
qualche tempo è tornata ad assumere indiscutibili ramificazioni
su scala globale.
Lo Staff |
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