| (2/09/03)
Il peggior mese vissuto negli ultimi anni dai mercati
obbligazionari è stato accompagnato (non a caso) da una notevole
crescita degli aggregati monetari. In luglio la M3 americana è aumentata
di circa un 20% annualizzato ed è oramai prossima al traguardo dei
nove trilioni di dollari: $9.000.000.000.000!
Nel 1995
era appena la metà.
In ogni
fase di difficoltà dei mercati e dell'economia l'alternativa "Inflate
or Die" continua a rappresentare il bivio sostanziale a cui da diversi
anni è sottoposto il sistema finanziario americano. Così è stato
per superare le crisi finanziarie verificatesi tra il 1995 e il
2000, che per riuscire ad ammorbidire la caduta degli indici azionari
degli ultimi tre anni. Altrettanto si è fatto il mese scorso per
assorbire la violenta caduta del mercato obbligazionario. Al contempo
la crescita degli aggregati creditizi rappresenta il principale
stimolo per sostenere l'economia reale. Solo la loro espansione,
continua nel tempo ed illimitata nella quantità, riesce a mantenere
effervescenti le spese di un consumatore americano impegnato patologicamente
a comprare beni che non produce, di cui non ha necessità, con soldi
di cui non dispone (ma che per sua fortuna sono ancora offerti gentilmente
dalla Federal Reserve o da qualche magnanimo risparmiatore d'oltreoceano).
Di fatto
il boom creditizio degli anni novanta non ha mai trovato pausa.
Per contro negli ultimi tre anni esso ha trovato una notevole accelerazione.
La realtà, ancora trascurata dalla maggior parte degli analisti,
è che gli sforzi compiuti dalla FED per rilanciare l'economia sono
riusciti, prima di ogni altra cosa, a favorire, prolungare e quasi
esasperare il boom creditizio degli anni novanta. La crescita economica
sperimentata negli ultimi mesi e anche quella più consistente che
sembrerebbe in arrivo sono ascrivibili alla solita ennesima dose
di eccessivo credito fornita al sistema economico.
La nozione
della vecchia economia classica (e ancora oggi della scuola Austriaca)
secondo la quale una espansione economica è sostenibile solo in
quanto finanziata dai risparmi (niente altro che consumi differiti
nel tempo a costituzione degli investimenti in beni capitali) è
stata da tempo abbandonata per lasciare il posto alle nuove teorie
neoclassiche che, per somma gioia di inflazionisti e statalisti,
propugnano il continuo ed illimitato sostegno economico da realizzarsi
attraverso l'aumento indiscriminato della moneta e della spesa pubblica.
Eppure,
anche tra gli insospettatibili sostenitori delle nuove teorie economiche,
qualcuno lentamente comincia a rendersi conto che nel meccanismo
keynesiano-monetarista qualcosa comincia a perdere colpi. Pare che
un tale Gene Epstein, in una colonna economica di Barron's recentemente
abbia osato scrivere un curioso articolo intitolato: "The Gangsters,
Watch out for Fiscal Man and Monetary Man." Non l'abbiamo letto
il pezzo ma l'entusiasmo di Richard
Daughty ci rassicura sulla interessante ispirazione "Austriaca"
che aleggia nelle parole di Epstein:
"It
is a metaphor so deliciously appropriate, working on so many levels,
that I slap myself on the forehead as punishment for being so
witless that I did not think of it myself. I will again quote
him directly":
"The
Monetary Man and his fiscal brother pursue the same racket. They
fix what they themselves have already helped ruin, except in this
case, what they ruin is the economy..."
"E' una
metafora così deliziosamente appropriata, funziona su così tanti
livelli, che mi sono schiaffeggiato sulla fronte come punizione
per essere stato così stupido da non arrivarci da solo. ne riporto
ancora un altro paragrafo:
"L'Uomo
Monetario e il suo fratello del Fisco esercitano la stessa attività
criminosa. Aggiustano ciò che essi stessi hanno già contribuito
a guastare, solo che in questo caso ciò che essi danneggiano è l'economia."
Ispirazione
Austriaca che dichiaratamente o involontariamente si fa sempre più
largo nella maggior parte dei commenti e della analisi che oggi
osano mettere in dubbio la reale sostenibilità della nuova crescita
economica americana.
In fondo,
il cuore dell'analisi della scuola economica Austriaca gira intorno
all'identità economica che lega i risparmi agli investimenti e che
pone il risparmio come la base necessaria e insostituibile per la
formazione del capitale necessario allo sviluppo economico. Laddove
il risparmio è sostituito artificialmente dalla creazione di credito,
l'economia viene spinta verso un sentiero di crescita insostenibile
che si risolve presto o tardi in un "bust", una grave depressione
economica. Quella che ancora deve arrivare in America, e che viene
continuamente rimandata con il probabile risultato di riuscire a
renderla un domani ancora più acuta e severa di quella che sarebbe
stata qualche anno fa.
Da una parte,
nell'ambiente economico odierno, si esulta di fronte alla continuità
di spesa di un consumatore americano, ormai guidato da un compulsivo
utilizzo della carta di credito, senza soffermarsi su cosa realmente
la finanzi. Dall'altra si guarda con orrore al risparmio, visto
come un ostacolo alla crescita economica per il semplice fatto che
riduce la spesa immediata. Tuttavia i risparmi non sono niente altro
che consumi differiti nel tempo e solo la loro esistenza è in grado
di garantire, attraverso i necessari investimenti, uno sviluppo
armonico e una crescita sostenibile degli standard di vita.
Secondo
l'analisi economica Austriaca, sviluppo e crescita non devono essere
definiti aprioristicamente da un pianificatore sociale ed economico
come la banca centrale. E' questo, anche a nostro modesto avviso,
il più grande errore degli ultimi tempi. All'interno delle economie
occidentali questo grave errore sta rischiando di portare alla infelice
ripetizione, pur raggiunta secondo strade diverse, di alcune delle
esperienze che contriburono ad annientare i regimi economici di
stampo comunista.
In un libero
mercato la crescita viene definita semplicemente dalla somma aggregata
di tutti gli operatori economici che decidono quanto spendere e
quanto invece risparmiare, ovvero quanto dedicare alla formazione
di capitale per lo sviluppo economico. La crescita economica è pertanto
la conseguenza naturale della somma di queste decisioni e i tentativi
di manipolarla secondo dei target definiti da un qualsivoglia pianificatore
economico spingono gli operatori economici a fare scelte inopportune
che altrimenti non avrebbero fatto. Lo sviluppo economico prende
così il sentiero di una crescita nel lungo periodo insostenibile.
Quella che negli USA aveva trovato un inevitabile punto di arresto
nel 2000 ma che grazie agli sforzi della FED ha trovato nuovo carburante
per una ultima spinta finale.
Mises
nel 1949 all'interno del suo trattato Human Action scrisse:
"There
is no means of avoiding the final collapse of a boom brought about
by credit expansion. The alternative is only whether the crisis
should come sooner as a result of the voluntary abandonment of
further credit expansion, or later as a final and total catastrophe
of the currency system involved."
"Non
ci sono modi di evitare il collasso finale di un boom economico
causato da una espansione del credito. L'unica alternativa si pone
tra lasciare arrivare la crisi subito, come risultato dell'abbandono
volontario di ulteriori espansioni creditizie, o rimandarla a più
tardi come la finale e totale catastrofe del sistema valutario coinvolto".
E anche
Richard Russell sembra oramai abbracciare pienamente questa teoria
del Boom e Bust quando in una delle
sue ultime newsletter scrive:
".this
bear market will end with the death of the dollar as a reserve
currency and most likely with the end to the US as the world's
sole superpower".
"Before
this bear market is over, I foresee paper money being distrusted
and discredited and the institution of the Federal Reserve not
only despised but rejected. The US, today the world's greatest
debtor, will no long be the world's leader, and I foresee US stocks
smashed to levels not dreamed of even by the leading pessimists
of today".
". questo
mercato orso terminerà con la morte del dollaro come riserva
valutaria e molto probabilmente con la fine degli USA come unica
superpotenza mondiale".
"Prima
che il mercato orso sia finito, mi aspetto che la moneta cartacea
sia screditata e perda la fiducia del pubblico e che l'istituzione
della Federal Reserval venga non solo disprezzata ma anche rifiutata.
Gli USA, oggi il più grande debitore del mondo, non saranno più
la nazione leader del mondo, mi aspetto infine che il mercato azionario
USA venga frantumato a livelli non sognati neanche dai principali
pessimisti di oggi".
Noi pur condividendo queste
due ultime analisi, non sogniamo né ci auguriamo catastrofi, semplicemente
osserviamo il dibattersi esistenziale di un confuso Homo Economicus
giunto di fronte alla più grande sfida economica che la storia potesse
riservargli.
Lo Staff |