| (10/2/04)
Per quel che riguarda i mercati valutari, l'ultimo meeting dei G7
si è risolto con una serie di affermazioni piuttosto vaghe. Si accenna
alla rigidità dei cambi con evidente riferimento al cambio fisso
tra il dollaro e la valuta cinese, ma si parla anche di volatilità
indesiderabile per la crescita economica, con chiaro riferimento
ai rischi di una caduta disordinata del dollaro soprattutto in relazione
con l'euro.
In altre
parole, evitando di affrontare esplicitamente un discorso che si
fa sempre più delicato, si è espresso un concetto piuttosto chiaro
che potremmo parafrasare nella seguente maniera: i meccanismi del
libero mercato sono la fonte di quei necessari aggiustamenti delle
dinamiche economiche; tuttavia, in questa loro funzione trovano
un limite. Quando gli aggiustamenti si verificano in maniera troppo
brusca e disordinata essi sono causa di perturbazioni pericolose
e inaccettabili.
Al di là
di queste geniali conclusioni, la cui attesa ha tenuto col fiato
sospeso i mercati per quasi due settimane, c'è un elemento molto
importante che si continua a trascurare, e cioè: l'adeguata, chiara
e opportuna considerazione delle cause a monte di questi aggiustamenti
disordinati e di questa eccessiva volatilità.
Omettere le
cause reali di un determinato effetto, attribuirgli false cause,
o invertire addirittura certe relazioni di causa effetto, sono difetti
che hanno sempre accomunato l'operato di gran parte degli ingegneri
economici e le analisi di molti economisti. Il motivo di tale confusione,
molto spesso volontaria, è tanto semplice quanto inconfessabile:
esponendo i giusti rapporti di causa effetto, sia la maggior parte
degli interventi economici realizzati a livello pratico che la maggior
parte degli schemetti grafici utilizzati a livello teorico si rivelano
in tutta la loro inconsistenza e inutilità.
Si considerino
a tal proposito due esempi.
I
rischi deflazionistici. La propaganda dei banchieri
centrali, in particolare di quello americano, in merito ai rischi
deflazionistici che penderebbero sulle dinamiche economiche è un
fenomeno che abbiamo cercato di spiegare e sfatare con diversi articoli,
compresa la pubblicazione del saggio di J. G. Hülsmann, appositamente
tradotto in italiano, dal titolo "Undici
miti sulla deflazione".
Dalle incorrette
analisi economiche di Keynes fino alla ultima propaganda della FED,
la deflazione temuta ha una caratterizzazione ben precisa. Essa
non riguarda quel naturale fenomeno di discesa dei prezzi che in
condizioni normali accompagna processi economici aventi carattere
competitivo e:
finalizzati a servire il consumatore del miglior prodotto al prezzo
più basso possibile,
messi in atto e costantemente realizzati dall'esercizio della funzione
imprenditoriale,
resi possibile in misura tanto maggiore dal miglioramento tecnologico
dei processi produttivi,
riguarda
invece quel fenomeno di discesa dei prezzi di alcuni asset finanziari
o reali, nello specifico azioni, obbligazioni e immobili, che hanno
raggiunto livelli eccessivi e insostenibili, creando un effetto
ricchezza tanto comodo quanto illusorio e ingannevole. La causa
ben precisa, omessa sempre e ben volentieri, della salita eccessiva
dei prezzi di tali asset è quasi sempre una sola: l'inflazione creditizia.
Comprendendo
sia la natura della deflazione temuta che le sue cause, si capisce
bene come la soluzione adottata dalla banca centrale per combattere
il fenomeno, definibile anche come scoppio naturale di una (o più)
bolla speculativa, sia nei suoi stessi termini contraddittoria,
imbarazzante, e circolare: si combatte la deflazione dovuta a inflazione
creditizia con nuova inflazione creditizia.
La relazione
prezzo quantità. Chiunque abbia studiato economia all'università
è stato abituato sin dalle prime lezioni all'uso di schemetti grafici
che economicamente non hanno alcun senso. La curva della domanda
marshalliana che mostra il prezzo in funzione della quantità è frutto
di un'analisi matematica, applicata ai processi economici, inconsistente
ed errata. Eppure gli economisti neoclassici disegnano una curva
inclinata negativamente spiegando che la quantità domandata diminuisce
all'aumentare del prezzo e aumenta al diminuire del prezzo, senza
considerare che, nella realtà quotidiana, è la stessa quantità domandata
che porta alle variazioni di prezzo! Ovvero, il prezzo è salito
perché è aumentata la quantità domandata oppure è sceso perché è
diminuita la quantità domandata!
Essi Invertono
la relazione causa effetto con il risultato finale di disegnare
curve di domanda e offerta che non spiegano e non dicono nulla se
non quello che già è successo. In realtà, come spiega più correttamente
l'economia austriaca, il problema del prezzo non si risolve incrociando
ipotetiche e improbabili curve di domanda e offerta, ma attraverso
l'analisi dell'intero processo di valorizzazione soggettiva, azione,
intercambio e quindi formazione del prezzo.
Tornando
quindi alla volatilità e ai movimenti disordinati che preoccupano
gli uomini dei G7, costringendoli a uno stretto monitoraggio e ad
eventuali azioni di intervento concertato, esse trovano cause nell'enorme
liquidità creata dalla banche centrali al fine di favorire la stessa
crescita economica.
Non è un caso
che questa eccessiva volatilità, dopo avere abbandonato i mercati
azionari ed essere transitata rapidamente sui mercati obbligazionari,
sia finita ultimamente con il trovare sfogo sui mercati valutari.
Sono prevalentemente le politiche monetarie delle banche centrali
che rappresentano la causa primaria, benché indiretta, degli stessi
problemi che si vorrebbe cercare di contenere.
Politiche altamente
inflazionistiche che da un lato hanno come effetto lo sviluppo di
una serie di bolle speculative, accompagnate necessariamente da
movimenti erratici, bruschi, indesiderabili, e dall'altra un pericoloso
e illusorio effetto traino su economie sempre più drogate, ricche
di squilibri nel lungo termine insostenibili.
Come i movimenti
disordinati che accompagnano certe variabili finanziarie, anche
l'attuale crescita economica è quindi figlia della stessa madre.
Nasce, è nutrita ed è legata strettamente all'enorme liquidità alimentata
dalle banche centrali. Trovando origine in quelle stesse cause la
crescita economica attuale è per sua stessa natura insostenibile,
esagerata, per certi versi anche finta. E' una crisi economica mascherata
da crescita economica. Come dice qualcuno: una frode.
Questa è
la verità ultima che non viene mai discussa apertamente e che non
si ha il coraggio di affrontare. Nello scoprire la causa originaria
di tale pericolosa volatilità il ragionamento intero portato avanti
dal G7 cadrebbe infatti nella stessa imbarazzante circolarità che
caratterizza gli interventi per contrastare i rischi deflazionistici
in corso, così come l'utilizzo teorico degli schemetti grafici
utilizzati dagli economisti neoclassici.
Vediamo le
parole contenute nella dichiarazione del G7:
"Ai
fini della crescita economica, volatilità eccessiva e movimenti
disordinati nei tassi di cambio sono ritenuti indesiderabili. Continuiamo
a monitorare i mercati da vicino e a cooperare nella maniera più
appropriata".
Cooperazione
Monetaria Internazionale. Ovvero banche centrali impegnate, attraverso
interventi verbali o concreti, a mettere un freno a quei movimenti
eccessivi che trovano causa e sono nutriti dalle loro stesse politiche
monetarie. Indubbiamente un processo circolare e nell'insieme una
situazione piuttosto imbarazzante.
Eppure, in
quella che Bill Gross di Pimco definisce finance-based economy,
tutto il processo ha oggi più che mai un unico fine. Ce lo
spiega senza tanti giri di parole Mises a pagina 476 dell'Azione
Umana, in un paragrafo intitolato proprio "Cooperazione Monetaria
Internazionale". Mises scrive:
"Ciò che
i governi chiamano cooperazione monetaria internazionale altro non
è che azione concertata per favorire l'espansione del credito" .
Una espansione
del credito che oramai non ha precedenti storici e che all'inizio
di questo nuovo millennio ha portato il sistema economico mondiale
ad essere caratterizzato non più da una bolla finanziaria localizzata
in un area, in un particolare settore economico, o in un indice
particolare di borsa, ma da una serie di bolle finanziarie tutte
strettamente correlate tra di loro.
In
questa situazione, davvero indesiderabile e inaccettabile,
uno dei fattori che sta assumendo un ruolo sempre più destabilizzante
è l'accumulazione di dollari da parte dei paesi stranieri.
Condizione necessaria per permettere la continua espansione del
credito che proprio nel dollaro e nell'economia americana trova
il suo primario impulso .
Si consideri
la seguente dinamica: nel 1991 il resto del mondo è giunto ad accumulare
1 trilione di dollari in riserve. Quindi alle soglie del 2000, in
meno di nove anni, ha accumulato un altro trilione di dollari. E
negli ultimi quattro anni ne è stato aggiunto un terzo. La Banca
del Giappone da sola è responsabile per l'accumulazione di oltre
250 miliardi di dollari in meno di un anno, di cui circa settanta
nel solo mese di gennaio 2004.
Sostenuti
da questa accumulazione concertata e irresponsabile di dollari da
parte del resto del mondo, gli Usa sono giunti, finora senza grossi
traumi, a un rapporto tra debito e GDP di oltre il 300%. Il più
alto di tutti i tempi.
Bill Gross
a tal proposito scrive: " oramai viviamo in una economia dipendente
dal credito. E quindi? Perché non continuare. Finora tutto bene.
Che c'è di sbagliato nello spingersi fino a un rapporto del 400%
o del 500%. Cosa c'è di sbagliato nel giungere, nel caso fosse necessario,
a distribuire credito gettandolo dagli elicotteri come ha suggerito
il buon (buon? NdT) Bernanke? Bene, lasciatemi dire cosa c'è di
sbagliato. I livelli di debito e i rapporti di indebitamento hanno
dei limiti. Quando e se i tassi di interesse ricominciassero a salire,
i costi per sostenere una economia basata sull'accelerazione del
debito e del credito finirebbero col mordere la mano del suo padrone".
L'unica
vera causa delle instabilità che preoccupano gli uomini dei G7 va
ritrovata quindi nel più imponente processo inflazionistico di tutti
i tempi. Nel Grande Esperimento Economico. L'unica alternativa rimasta
alle banche centrali per sostenere artificialmente crescite economiche
insostenibili. Un'alternativa, tuttavia, dagli esiti necessariamente
indesiderati. Al punto di arrivo del processo inflazionistico, ovvero
una volta raggiunto il limite ultimo di una accelerazione oltre
la quale non è possibile andare, il sistema è destinato
ad afflosciarsi su se stesso mordendo, proprio come dice Bill Gross,
le mani ai suoi stessi padroni.
Lo
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