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(4/6/04)
L'inflazionismo, inteso come tendenza crescente e inarrestabile
a inflazionare, cioè a stampare sempre più moneta
e a favorire sempre più debito (in ultima analisi monetizzato
da qualche banca centrale), ha rappresentato una delle peggior malattie
economiche del XX secolo. Per gentile concessione di Alan Greenspan
e delle velleità militariste del suo datore di lavoro, la
malattia è entrata con il nuovo secolo nella fase di recrudescenza
finale.
I risultati
sono visibili a tutti: in poco più di quattro anni la M2
americana è cresciuta del 34%, mentre la M3 del 40%. Rispettivamente
un aumento di circa 1.6 e 2.6 Trilioni. Si consideri che nel 1980
la M2 era di circa 1.5 trilioni mentre la M3 ammontava a meno di
2 trilioni. In appena 4 anni e qualche mese i due aggregati monetari
di maggior importanza sono quindi cresciuti in valore assoluto per
una cifra maggiore di quella totale esistente appena 24 anni prima
e maturata nel corso di oltre 200 lunghi anni di storia americana.
L'inflazione
americana realizzata su massiccia scala dalla Fed non solo ha trovato
una ottima solidarietà nelle analoghe politiche inflazionistiche
delle Autorità monetarie straniere, vittime della stessa
tendenza, ma anche un validissimo supporto diretto, sia da parte
di queste ultime che del pubblico in generale.
Il supporto
diretto del pubblico in generale ci dà conferma della gravità
generale del problema. L'inflazionismo è una malattia strana,
quasi tutti ne soffrono. Il motivo è semplice: apparentemente
le azioni che realizzano l'inflazionismo sembrano offrire qualcosa
in cambio di niente. Soddisfano il desiderio infantile di avere
un Babbo Natale pronto a scendere dal camino per farci dono di qualcosa
che nessuno mai pagherà. Coloro che devono prendere delle
decisioni pubbliche traggono indubbio vantaggio dalla situazione
potendo realizzare indisturbati le loro tendenze inflazionistiche
di cui molto spesso sono i principali beneficiari.
Il supporto
diretto da parte delle Autorità monetarie straniere al forte
inflazionismo americano invece ci dà conferma della particolare
gravità della situazione attuale. Solo nell'ultimo anno,
i dollari in custodia presso la Fed per conto delle banche centrali
straniere sono passati da circa 920 miliardi a 1.21 trilioni. Una
crescita di oltre il 30%. Senza tale supporto il dollaro sarebbe
forse già sulla buona strada per essere utilizzato come carta
da parati da qualche arredatore più stravagante.
Vista la dinamica in
corso, considerata quella passata, e a prescindere da quella futura,
è molto probabile che l'inflazionismo, prima di poter essere
debellato definitivamente, sia destinato a fare il più alto
numero di vittime e di danni della storia economica. In tal caso,
il nome destinato a entrare nei libri di storia come quello del
più grande untore inflazionista di tutti i tempi sarà
quello dell'attuale banchiere centrale americano. Siamo però
dell'idea che al povero malaugurato dovrebbe venire riconosciuto
almeno un merito: quello di essere riuscito ad accelerare il processo
di consapevolezza pubblica e privata intorno all'inflazionismo,
ai suoi effetti, ai modi migliori per conoscerlo, prevenirlo, evitarlo,
come nessun altro era mai riuscito a fare prima.
Non ci sono
aspettative razionali, indicizzazioni dei salari all'indice dei
prezzi al consumo, o altre diavolerie offerte opportunisticamente
da economisti, politici, sindacalisti, che tengano: nonostante la
gravità e l'importanza della malattia, i danni prodotti dell'inflazionismo
continuano a capitalizzarsi nel tempo senza che vengano correttamente
compresi dal comune individuo. Non si capisce bene se sia riconducibile
alla stessa durezza di comprendonio o se semplicemente mascheri
una finta ignoranza demagogica, ma spesso un'analoga difficoltà
sembra accomunare gran parte degli economisti, della classe politica
e di quella giornalistica.
Il risultato
diretto dell'inflazionismo, l'inflazione, non va confuso con uno
dei suoi possibili effetti: l'aumento generale dei prezzi. E' un
concetto che abbiamo ripetuto alla nausea. E' solo al manifestarsi
di questo effetto che la gente comincia a percepire alcuni dei danni
causati dalla malattia. Tuttavia, raramente il vasto pubblico è
mai arrivato a comprenderne a fondo le reali cause. La consapevolezza
del processo, nelle diverse relazioni che legano la causa ai suoi
effetti, emerge cioè con un sostanziale ritardo e rimane
peraltro solo parziale.
Basti osservare
ad esempio come le lamentele o le preoccupazioni che vengono sollevate
quotidianamente siano rivolte all'aumento di prezzo di questo o
quell'altro bene. Una adeguata comprensione del processi economici
dovrebbe indirizzare ogni rimostranza verso coloro che hanno stemperato
il valore del biglietto di carta utilizzato per acquistare quegli
stessi beni. Purtroppo ci sono sottili ma importantissime differenza
tra le differenti percezioni della realtà: quella distorta
(i prezzi aumentano), quella parziale (stiamo perdendo potere d'acquisto
a causa di qualche causa esogena), quella globale (chi ha il controllo
sulla moneta ne ha diluito il potere di acquisto), quella corretta
(chi prende le decisioni pubbliche in materia di moneta, credito,
spese e tributi, ci ha confiscato parte della ricchezza reale).
Prendiamo in
considerazione, a supporto di quanto detto, le parole di Buchanan-Wagner,
economisti della Teoria delle Scelte Pubbliche (Public Choice School),
tratte dal libro "Democracy in Deficit: The Political Legacy of
Lord Keynes" (La
Democrazia in Deficit, L'Eredità Politica di Lord Keynes,
Armando
Editore):
"Tra tutte
le forme di prelievo di risorse. l'inflazione è forse la
più indiretta, ed è quella che probabilmente richiede
il più alto e sofisticato grado di comprensione da parte
dell'individuo". "I governi. si sforzano di attribuire le cause
dell'inflazione a entità e a eventi non di governo: imprese
capitaliste affamate di profitti e sindacati avidi, cartelli stranieri,
cattivi raccolti e così via ". (pag. 133)
"Dal punto di vista
psicologico, gli individui non percepiscono l'inflazione come un'imposta
sui loro bilanci monetari, essi non attribuiscono la diminuzione
della loro ricchezza reale alle attività di governo 'di contraffazione'
legalizzate. Piuttosto, i dati rilevati assumono la forma di prezzi
crescenti per beni e serviti acquistati nel settore privato. La
diminuzione di ricchezza reale è attribuita a fallimenti
dell'economia di mercato, non alla creazione di moneta ". (pag.171).
Keynes,
da quel pessimo chef-servitore dello stato totalitario (sia esso
nella forma socialista che in quella corporativista-fascista) che
era, nelle sue ricette economiche si limitava a considerare l'effetto
dell'inflazione di ridurre i salari reali. Trascurò un altro
effetto ben più importante, fallo nel quale sono caduti anche
Friedman e i vari monetaristi, e cioè l'ampia gamma di distorsioni
che la corruzione della moneta e del valore monetario generano nel
funzionamento dell'economia di mercato. La moneta infatti non è
mai neutrale, né nel breve periodo né, tanto meno,
nel lungo.
Anche a
causa di ciò, da una parte la maggior parte degli individui
continua a imputare i diversi problemi che affliggono l'economia
alle cause sbagliate. Dall'altra parte, invece, essi continuano
a pretendere panem et circenses contribuendo a sostenere l'inflazionismo
che molto spesso è la vera causa di tutti i mali. Le distorsioni
prodotte a monte dall'inflazionismo vengono prese in dovuta considerazione
solo da quei pochi che parallelamente si concedono anche un altro
assurdo e fastidioso passatempo: esporre e denunciare i costi di
riaggiustamento. Per riprendere un'altra frase di Buchanan-Wagner,
tanto cara agli autori del Daily Reckoning che spesso citiamo, "il
giorno della resa dei conti può solo essere rinviato, non
impedito; più a lungo viene rinviato, più terribile
esso sarà".
Lo
Staff
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