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(6/9/04)
Un suggestivo articolo di Clif Droke dal titolo "Axioms
of the Global Economic Order", tradotto e disponibile anche
in Italiano,
ci racconta del progetto di un ordine economico mondiale, come obiettivo
della Elite del Denaro, che precluderebbe nei prossimi anni la possibilità
di una grande crisi economica.
Il signor Droke, nelle
sue interessanti elucubrazioni, purtroppo si lascia sfuggire qualche
imprecisione. Non avendo letto alcunché, ma saremmo felici
di essere smentiti, della Scuola Austriaca, si lascia andare alla
banale generalizzazione " . qui risiede l'origine dell'errore
dei ribassisti (cosi come dei seguaci della Scuola Austriaca): danno
credibilità al concetto di una vaga, nebulosa "Mano
Invisibile" senza mai realizzare neanche una volta che la "Mano
Invisibile" è di fatto l'influenza dietro le quinte
dei controllori del denaro! Nel mondo di oggi corrisponde quasi
per intero al cartello delle banche centrali, compresa la Federal
Reserve" .
E' luogo
piuttosto comune di molti opinionisti, ma anche di molti economisti,
criticare la Scuola Austriaca senza avere letto per intero una singola
opera di Mises, Hayek, e soprattutto di Rothbard. Una semplice infarinatura,
frutto della lettura di qualche articolo, magari su un forum o un
blog internet, li lancia nella stesura di invettive o commenti superficiali
che, come nel caso di Droke, finiscono con l'esporli a pessime cadute
di stile e immagine.
Rothbard ha
dedicato diversi studi proprio alle cosiddette Elite del Denaro
(qual sorpresa per il signor Droke!) scrivendo tra l'altro "The
Case against the FED" e "Wall
Street, Banks and American Foreign Policy". In questi saggi
Rothbard ha messo in luce le azioni dei vari gruppi di interesse,
di natura prevalentemente finanziaria, che nel corso degli ultimi
cento anni hanno determinato direttamente tante scelte politiche
ed economiche, interne ed estere, degli Stati Uniti e quindi più
o meno direttamente tanti eventi storici, felici e più spesso
infelici, del ventesimo secolo.
Il secondo
dei due libri citati comincia con le seguenti parole: " Gli
uomini d'affari o gli industriali possono essere liberi imprenditori
o statalisti; possono farsi strada nel libero mercato o possono
cercare di ottenere dal governo privilegi e favori speciali. Compiono
le loro scelte in base alle loro preferenze individuali e ai loro
valori. Tra di essi, i banchieri sono per natura predisposti allo
statalismo ".
La postfazione
allo stesso libro, di Justin Raimondo, riassume il succo dei contributi
di Rothbard: " come spiega Rothbard nei suoi scritti, la chiave
sta nel capire che il denaro è una merce, e come ogni altra
merce è soggetta alle leggi del mercato. Un monopolio statale
in questo settore, che rappresenta la linfa vitale del sistema economico,
è alla base dell'inflazione, dello svilimento della moneta,
e della creazione di una plutocrazia permanente il cui potere è
di fatto illimitato ". Quanto basta per capire che Droke, perlomeno
in merito alla posizione della Scuola Austriaca nei riguardi dell'Elite
del Denaro, l'ha sparata un po' grossa.
Per quanto
concerne invece la " vaga nebulosa mano invisibile dei controllori
del denaro ", della quale gli economisti austriaci non si renderebbero
conto, è ironico, per la stessa reputazione di Droke, che
tale tema sia proprio uno dei principali oggetti di studio della
Scuola Austriaca. La teoria austriaca del ciclo economico, esposta
per la prima volta da Mises, ruota intorno all'espansione del credito
operata dal sistema bancario. Nel XX secolo la definitiva introduzione
della banca centrale sulla scena americana e la successiva rimozione
del gold standard hanno potuto rendere il controllo economico finanziario
da parte delle Elite del Denaro molto più efficace di quanto
fosse nel XIX secolo. L'interpretazione austriaca è quindi
particolarmente incentrata sul ruolo chiave giocato dalle banche
centrali nel generare (volontariamente) distorsioni di mercato che
conducono a periodi di boom e recessione, ovvero che generano il
cosiddetto ciclo economico, sempre accusato di essere una contraddizione
inerente al sistema capitalistico.
Ma andiamo oltre. Droke
scrive: " il più importante obiettivo della Elite del
denaro è una economia mondiale totalmente integrata ".
E qua il signore Droke commette due grossi errori in una sola frase.
Un'economia mondiale totalmente integrata non è un obiettivo
della Elite del Denaro. L'economia totalmente integrata è
il risultato inevitabile delle forze del processo competitivo che
tendono costantemente a superare le barriere nazionali. E' la forza
della concorrenza, del competere per riuscire a servire meglio e
al costo più basso il più largo numero di consumatori,
a portare verso la globalizzazione. Il risultato di tale processo
è appunto l'economia integrata che connette tutti gli agenti
economici in un mercato globale in grado di espandere i benefici
dell'economia di mercato all'intero pianeta . Droke avrebbe dovuto
dire, più correttamente, che l'obiettivo delle Elite è
il controllo delle risorse e della ricchezza del pianeta tramite
una moneta mondiale totalmente cartacea. In altre parole la realizzazione
del sogno keynesiano, ben analizzato con spietate critiche e concreto
realismo, guarda caso, ancora una volta, proprio dagli economisti
di Scuola Austriaca e con maggior acume dallo stesso Rothbard!
Questo sogno si è
in parte realizzato nelle ultime decadi, ma è ancora lungi
dall'essere pienamente realizzato. Come scrive Rothbard, questa
volta in Making
Economic Sense,: "finora, fortunatamente, l'incapacità
di riuscire a coordinare decine di governi ci ha risparmiato la
realizzazione di questo ideale keynesiano". In effetti, il signor
Droke nel raccontare la sua suggestiva storia, non considera che
gli interessi dei gruppi di potere avvinghiati ai governi di tutto
il mondo, sono difficilmente conciliabili sotto un unico progetto
condiviso da tutti.
E' sempre
Rothbard che nell'analisi storica dei gruppi di potere, gli stessi
che portarono alla costituzione della Fed nel 1913, ha esaminato
l'evoluzione del trend inarrestabile grazie al quale le elite hanno
spinto gradualmente il paese ad abbandonare i principi improntati
al liberalismo classico per intraprendere la infelice via dello
stato onnipontente. In particolare, Rothbard descrive le lotte tra
le diverse elite economiche e finanziarie all'interno degli stessi
USA. Se quei conflitti possono avere trovato una qualche sorta di
conciliazione grazie all'istituzione del Council of Foreign Relations
(1921) e più tardi della Trilateral Commission (1973, " una
commissione ancora più elitaria ed esclusiva del CFR ),
nuovi conflitti sono sempre pronti a emergere e altri possono essere
sempre presenti a livello di coordinazione mondiale.
Sempre
nella sua postfazione a Wall Street, Banks, and American Foreign
Policy, Raimondo scrive: " Il lavoro di Rothbard, nello scoprire
le radici storiche ed economiche di questo trend (di controllo della
ricchezza e di influenza sui processi economici) è di vitale
importanza nel capire che tutto ciò non costituisce una pura
teoria "conspirazionista" incentrata sul CFR e i gruppi trilateralisti..
Metto la parola "conspirazionista" tra virgolette. se infatti si
considera frutto di un complotto il credere che gli esseri umani
intraprendano azioni propositive per realizzare i loro obiettivi
economici, politici, e personali, allora in questo senso tutti gli
uomini e le donne razionali dovrebbero essere ritenuti necessariamente
colpevoli di complottismo. L'alternativa sarebbe infatti affermare
che l'azione umana non ha alcun scopo, che essa è casuale,
inesplicabile. La Storia, in questo senso, sarebbe una serie di
incidenti discontinui ".
Tornando
ai mercati, e ai poteri delle Elite, dei quali la Fed rappresenta
solo il più ingegnoso strumento, Droke mostra un atteggiamento
un po' troppo aggressivo e veramente complottista. Dire che il crollo
del 29 è stato deciso dalla Elite del Denaro, equivale quasi
a dire, riferendoci a un evento più recente, che l'attacco
alle torri del 2001 sia stato deciso, per fini analoghi, dagli stessi
gruppi di potere. Ipotesi affascinanti quanto spaventose che implicano
congetture veramente conspirazioniste, nel senso che attribuiscono
tutti i mali a una singola entità monolitica. E' ben possibile
che certe crisi siano in un certo grado desiderate dalle Elite.
Non è un caso, infatti, che il processo di statalizzazione
(cioè un grado di intervenzionismo economico sempre più
massiccio e pesante), compia dei passi da gigante proprio in seguito
a una crisi (si veda appunto il post 29 o il post settembre 2001).
L'infelice credenza delle masse, stimolata dalle più variegate
fantasie socialiste (da quelle di Marx fino a quelle di Keynes),
che la crisi sia riconducibile a qualche difetto del mercato, spinge
infatti la gente ad accettare, se non addirittura a richiedere maggiori
interventi proprio da coloro che quelle crisi le hanno, più
o meno direttamente, causate.
Tuttavia, questo livello
estremo di complottismo, tende a nostro avviso a sottovalutare i
rischi associati all'immensa portata di certi eventi, tali da sfuggire
di mano e coinvolgere negativamente gli stessi autori. Sarebbe pertanto
troppo pensare che le Elite del Denaro siano in grado di controllare
perfettamente le evoluzioni di un sistema politico ed economico
composto da miliardi di individui, e frutto dei loro milioni di
miliardi di interazioni. Equivarrebbe ad attribuire a tale Elite
un carattere divino che nessuno sulla terra, per quanto si sforzi,
potrà mai ottenere. E' quindi possibile, e anche probabile,
che qualcosa vada storto nei piani delle Elite, e che certi controlli
sfuggano loro di mano. Le forze del mercato, ad un certo punto sono
talmente potenti da costringere anche le Elite ad adattarsi alle
nuove e a volte impreviste evoluzioni. La globalizzazione in tal
senso potrebbe essere considerata come una di queste evoluzioni
che ha spinto nel tempo le elite ad abbandonare definitivamente
i vecchi schemi protezionistici. Naturalmente, grazie alla invenzione
delle banche centrali e della soppressione del gold standard, le
elite hanno trovato i mezzi per adattarsi benissimo alle nuove condizioni,
e per sfruttarle ancora meglio di quel che le barriere protezionistiche
potevano permettere loro in precedenza.
Per concludere
e tornare al vero punto del pezzo di Droke, quale destino per i
mercati azionari? La teoria austriaca spiega perché l'espansione
del credito beneficia alcuni a danni di molti altri. Spiega come
essa inevitabilmente crei distorsioni nel mercato. Aiuta a comprendere,
e lo abbiamo spiegato nel nostro articolo "Verso
la fine del mercato", come il controllo e la manipolazione di
certe variabili e di certi prezzi, porti al controllo di altri e
alla progressiva pianificazione forzata dell'economia. L'intero
processo distrugge l'economia di mercato e causa inevitabilmente
una crisi.
E' possibile
che questa crisi non scalfisca affatto i poteri delle Elite, anzi
che in un certo modo li rafforzi, come è molto probabile
che allo stesso tempo generi degli stravolgimenti nei gruppi di
controllo, per quel che riguarda la divisione dei pesi relativi
all'interno della stessa Elite. E' possibile che la crisi giunga
nei prossimi mesi, o come sostiene Droke, benché per altri
motivi da quelli da lui sostenuti, possa essere rimandata ancora
per qualche anno.
Di fatto
essa era giunta a maturazione alla fine degli anni novanta, a seguito
dell'espansione creditizia durata circa due decadi, ed è
stata abilmente rimandata dagli interventi della Fed degli ultimi
anni. Ciò, come sappiamo, grazie anche ai contributi della
Scuola Austriaca, è avvenuto a costo di ulteriori squilibri
e distorsioni sempre più pesanti nei processi di mercato.
Potenzialmente, a causa dell'intervento della Fed, è già
maturata una crisi ben più ampia e forte di quella che sarebbe
potuta verificarsi tra il 2000 e il 2003. La verità è
che nessuno è in grado di sapere quando essa emergerà
e soprattutto con quali dinamiche si manifesterà. Neanche
la stessa Elite del Denaro. La crisi potrebbe essere l'occasione
per il grande salto volto alla realizzazione del sogno Keynesiano
e dell'incubo Orwelliano, o viceversa, potrebbe rappresentare la
debacle di una avidità che si è spinta troppo oltre.
Nel dispiegarsi
della grande crisi, è possibile che i mercati riassumano
il loro trend ribassista per andare a fare nuovi minimi, come è
possibile che, nonostante la crisi, rimangano in un trend laterale
per altri cinque, dieci o venti anni. Dal 1970 al 1980 il Dow Jones
rimase in un trend laterale, ma in termini reali perse oltre l'80%.
Considerato il recente successo degli sforzi reflazionistici della
Fed, è anche possibile, come dice Droke, che i mercati continuino
a salire. Durante l'iperinflazione tedesca del periodo 1919-1923
l'indice tedesco smise di scendere nell'agosto del 1919 quando toccò
99 punti. Da allora, grazie agli sforzi reflazionistici della banca
centrale tedesca, riprese a salire, e tra alti e bassi, raggiunse
nell'agosto 1923 i 1200 punti. In termini nominali una bella performance
del 1100%. In termini reali un crollo del 94%. Questione di dinamiche
monetarie.
Questione
di Elite, ma non solo.
Lo
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