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President day in America. Legge sull'editoria
in Italia.

A
partire dal 30/1/2002 avevamo cominciato a scrivere dei commenti
sulla situazione economica americana dedicando una particolare attenzione
ai mercati azionari USA. Era nostra intenzione seguire l'evoluzione
dell'ampia analisi macroeconomica che trovate nel menù di
destra, da noi terminata nel dicembre del 2001.
Pur apprezzati dai nostri primi lettori, prevalentemente ristretti
alla nostra sfera di amicizie, oggi siamo costretti a fermarci.
Lasciamo sul sito quanto scritto finora ma sospendiamo
immediatamente la "periodicità regolare" di ogni
futura eventuale pubblicazione. Abbiamo scoperto col candore di
un bambino di 10 anni che in Italia la libertà di espressione
è monopolio dell'ordine dei giornalisti e che potremmo violare
il loro esclusivo diritto di fornire informazioni.
Almeno così ci pare di avere capito. Le leggi,
soprattutto in un paese come il nostro, sono infatti emanate più
per essere interpretate che per essere rispettate. Tuttavia, pur
non avendo capito molto della legge 62/2001, noi ci arrendiamo,
da onesti cittadini quali siamo, a rispettare quelle poche chiare
disposizioni che ci sembra di avere afferrato.
Rimaniamo in attesa di ricevere chiarimenti sulla
vicenda. Qualora questi fossero effettivamente contrari alla nostra
iniziativa la abbandoneremo e ci dedicheremo, speriamo con lo stesso
fervore, ad altri progetti "culturali".
Male che vada, un giorno riusciremo a fare un film.
Il regista, gli sceneggiatori e il musicista per la colonna sonora
ci sono già e a quanto pare le opere cinematografiche sembrano
essere escluse dalla legge 62/01.
Lo staff
PS: per coloro che come noi sono rimasti sorpresi
di scoprire la presenza della legge 62/01 e le sue discutibili applicazioni,
riportiamo di seguito alcuni link sulla materia e gli estratti più
interessanti di quelle pagine.
http://www.interlex.it/stampa/confuso.htm
"Abruzzo sostiene e giustifica le sue argomentazioni sulla
base della "peculiarietà internazionale del sistema
italiano rispetto a tutti i Paesi del mondo". Infatti, in nessun
altro Paese democratico del mondo esiste una corporazione come quella
nostrana: non nel Regno Unito, tanto per fare un esempio, dove la
libertà di stampa è nata nel XVII secolo insieme alla
democrazia parlamentare moderna; non negli USA, dove il Primo Emendamento
alla Costituzione vieta addirittura al Congresso di legiferare sulla
materia. Né esistono strutture paragonabili al nostro Ordine
né in Francia, né in Germania, né in Austria...
Sicché più di "peculiarità" si dovrebbe
parlare di "grave anomalia". E anche su questo aspetto
la normativa italiana potrebbe rivelare qualche punto di attrito
con le disposizioni europee.
A parte la difficoltà di capire che differenza ci sia tra
il titolo che contraddistingue qualsiasi iniziativa editoriale da
"una testata, costituente elemento identificativo del prodotto"
e a parte la tautologica previsione della "periodicità
regolare", resta il fatto che la norma, così com'è
scritta, impone la registrazione di qualsiasi periodico on line,
anche se fatto con spirito amatoriale e senza fini di lucro. Ma,
siccome per la registrazione è necessaria la presenza di
un direttore responsabile (che deve essere iscritto all'Ordine dei
giornalisti), una buona parte dei periodici on line si viene a trovare
fuorilegge se non può permettersi di pagare un giornalista
che svolga il ruolo (non privo di rischi) del direttore responsabile.
http://www.html.it/focus/30.htm
Da giovedì 5 aprile è entrata in vigore la nuova legge
sull'editoria che rischia di abbattersi come una mannaia sull'informazione
italiana in Rete lasciando decapitata la libertà di espressione
in buona pace di quanto scritto nell'articolo 21 della nostra Costituzione.
Da più parti è stato osservato come il diritto di
"manifestare il proprio pensiero" mal si concili con l'eventuale
obbligo imposto a tutti i siti che con periodicità divulghino
informazioni di registrarsi presso il Tribunale, e di designare
un direttore responsabile iscritto all'ordine dei giornalisti. È
questo scenario, poco tranquillizzante, che può nascere da
una certa interpretazione della legge in questione, la n. 62 del
2001, che tuttavia concepita in questi termini rischia di essere
bocciata per incostituzionalità. Il pretore di Livorno che
si è posto gli stessi preoccupanti interrogativi sulla nuova
legge sull'editoria si è visto rispedito indietro la richiesta
di chiarimento della Corte Costituzionale affinché riformuli
in maniera più chiara il quesito giuridico. Al momento quindi
la questione è ancora suscettibile delle più svariate
evoluzioni.
http://forum.html.it/forum/showthread.php?threadid=60102
"la guerra e' appena cominciata. Voglio vedere come faranno
a far rispettare quest'assurdita' su un territorio inesistente come
Internet. La non fisicita' della rete decretera' la fine di un tentativo
patetico e anacronistico di fermare la rivoluzione informatica.
E' la stessa cosa di Napster: non e' che chiudendo il sito si risolve
il problema dello sharing gratuito (e infatti audiogalaxy e co.
funzionano benissimo. e' giusto cosi... Internet non e' il Mondo,
tantomeno l'Italia, e continuera' a legiferare secondo la proprio
volonta' democratica di maggioranza. E non chiudete i siti per favore,
che cosi' fate solo il loro gioco (quello dei giornalisti, che sono
convinti di detenere IL DIRITTO ALL' INFORMAZIONE e cuciono la bocca
di chi minaccia la loro incapacita' professionale suggerendo tali
provvedimenti liberticidi... a questo punto, visto che io non sono
libero di fare informazione, suggerirei di approvare una legge che
impedisca ai giornalisti di ripararsi da soli un guasto alla macchina
o di guidarla, poiche' per il primo caso LEDEREBBERO i diritti dei
meccanici al lavoro e per il secondo abbasserebbero gli standard
qualitativi dei taxisti)"
http://www.interlex.it/stampa/attardi3.htm
Voglio anch'io il First Amendment di Giuseppe Attardi* - 19.04.01
Nota. Le questioni sollevate dalla legge 62/01 hanno destato un
notevole interesse anche all'estero. Forti critiche vengono sollevate
non solo sulle disposizioni che assimilano i siti internet all'editoria
tradizionale, ma soprattutto sulla normativa italiana in materia
di stampa, che non ha paragoni nei paesi democratici per le limitazioni
che impone all'attività editoriale e alla professione giornalistica.
Il testo che segue è un messaggio di Giuseppe Attardi alla
lista della Società Internet e riporta messaggi apparsi su
altre liste.
http://www.interlex.it/stampa/falvo2.htm
Caro Attardi, l'articolo 21 va preso nella sua interezza e non solo
i primi due commi:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero
con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa
non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
..
L'esistenza dell'Albo non impedisce l'apertura di siti WEB, a meno
che NON si tratti di siti che vogliono essere "Impresa giornalistica",
corrispondente a criteri deontologici e professionali irrinunciabili.
Al di là delle incertezze e confusioni legislative di questa
fase, che sono da recuperare in chiave legislativa al più
presto, a me sembra davvero inconcepibile il desiderio di considerare
l'attività giornalistica come non degna di qualificazione
"professionale" ( ed oramai sono le Università
a condurre al giornalismo...!) e i "giornali" ascrivibili,
qualunque sia il mezzo di diffusione, al novero delle Imprese.
Internet perderebbe di senso se legittimasse un "siamo tutti
fornitori di informazioni e quindi siamo tutti giornalisti"!
Questo rappresenterebbe una trappola e una mistificazione!
http://www.pol-it.org/ital/barbrook.htm
Nella loro costituzione, i Padri Fondatori hanno proibito formalmente
la censura di governo sulla stampa: il Primo Emendamento. Questo
concetto 'negativo' della libertà dei media ha enfatizzato
l'assenza di sanzioni legali contro la pubblicazione di opinioni
dissidenti. Come i loro colleghi imprenditori, gli scrittori e gli
editori dovrebbero essere in grado di produrre ciò che i
loro clienti vogliono comprare. Libertà di parola è
libertà di scambio.
18 Febbraio 2002
Lo staff
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