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Commento del 18/02/2002

President day in America. Legge sull'editoria in Italia.

A partire dal 30/1/2002 avevamo cominciato a scrivere dei commenti sulla situazione economica americana dedicando una particolare attenzione ai mercati azionari USA. Era nostra intenzione seguire l'evoluzione dell'ampia analisi macroeconomica che trovate nel menù di destra, da noi terminata nel dicembre del 2001.

Pur apprezzati dai nostri primi lettori, prevalentemente ristretti alla nostra sfera di amicizie, oggi siamo costretti a fermarci.

Lasciamo sul sito quanto scritto finora ma sospendiamo immediatamente la "periodicità regolare" di ogni futura eventuale pubblicazione. Abbiamo scoperto col candore di un bambino di 10 anni che in Italia la libertà di espressione è monopolio dell'ordine dei giornalisti e che potremmo violare il loro esclusivo diritto di fornire informazioni.

Almeno così ci pare di avere capito. Le leggi, soprattutto in un paese come il nostro, sono infatti emanate più per essere interpretate che per essere rispettate. Tuttavia, pur non avendo capito molto della legge 62/2001, noi ci arrendiamo, da onesti cittadini quali siamo, a rispettare quelle poche chiare disposizioni che ci sembra di avere afferrato.

Rimaniamo in attesa di ricevere chiarimenti sulla vicenda. Qualora questi fossero effettivamente contrari alla nostra iniziativa la abbandoneremo e ci dedicheremo, speriamo con lo stesso fervore, ad altri progetti "culturali".

Male che vada, un giorno riusciremo a fare un film. Il regista, gli sceneggiatori e il musicista per la colonna sonora ci sono già e a quanto pare le opere cinematografiche sembrano essere escluse dalla legge 62/01.

Lo staff

PS: per coloro che come noi sono rimasti sorpresi di scoprire la presenza della legge 62/01 e le sue discutibili applicazioni, riportiamo di seguito alcuni link sulla materia e gli estratti più interessanti di quelle pagine.

http://www.interlex.it/stampa/confuso.htm
"Abruzzo sostiene e giustifica le sue argomentazioni sulla base della "peculiarietà internazionale del sistema italiano rispetto a tutti i Paesi del mondo". Infatti, in nessun altro Paese democratico del mondo esiste una corporazione come quella nostrana: non nel Regno Unito, tanto per fare un esempio, dove la libertà di stampa è nata nel XVII secolo insieme alla democrazia parlamentare moderna; non negli USA, dove il Primo Emendamento alla Costituzione vieta addirittura al Congresso di legiferare sulla materia. Né esistono strutture paragonabili al nostro Ordine né in Francia, né in Germania, né in Austria... Sicché più di "peculiarità" si dovrebbe parlare di "grave anomalia". E anche su questo aspetto la normativa italiana potrebbe rivelare qualche punto di attrito con le disposizioni europee.
…………
A parte la difficoltà di capire che differenza ci sia tra il titolo che contraddistingue qualsiasi iniziativa editoriale da "una testata, costituente elemento identificativo del prodotto" e a parte la tautologica previsione della "periodicità regolare", resta il fatto che la norma, così com'è scritta, impone la registrazione di qualsiasi periodico on line, anche se fatto con spirito amatoriale e senza fini di lucro. Ma, siccome per la registrazione è necessaria la presenza di un direttore responsabile (che deve essere iscritto all'Ordine dei giornalisti), una buona parte dei periodici on line si viene a trovare fuorilegge se non può permettersi di pagare un giornalista che svolga il ruolo (non privo di rischi) del direttore responsabile.


http://www.html.it/focus/30.htm
Da giovedì 5 aprile è entrata in vigore la nuova legge sull'editoria che rischia di abbattersi come una mannaia sull'informazione italiana in Rete lasciando decapitata la libertà di espressione in buona pace di quanto scritto nell'articolo 21 della nostra Costituzione.
Da più parti è stato osservato come il diritto di "manifestare il proprio pensiero" mal si concili con l'eventuale obbligo imposto a tutti i siti che con periodicità divulghino informazioni di registrarsi presso il Tribunale, e di designare un direttore responsabile iscritto all'ordine dei giornalisti. È questo scenario, poco tranquillizzante, che può nascere da una certa interpretazione della legge in questione, la n. 62 del 2001, che tuttavia concepita in questi termini rischia di essere bocciata per incostituzionalità. Il pretore di Livorno che si è posto gli stessi preoccupanti interrogativi sulla nuova legge sull'editoria si è visto rispedito indietro la richiesta di chiarimento della Corte Costituzionale affinché riformuli in maniera più chiara il quesito giuridico. Al momento quindi la questione è ancora suscettibile delle più svariate evoluzioni.

http://forum.html.it/forum/showthread.php?threadid=60102
"la guerra e' appena cominciata. Voglio vedere come faranno a far rispettare quest'assurdita' su un territorio inesistente come Internet. La non fisicita' della rete decretera' la fine di un tentativo patetico e anacronistico di fermare la rivoluzione informatica. E' la stessa cosa di Napster: non e' che chiudendo il sito si risolve il problema dello sharing gratuito (e infatti audiogalaxy e co. funzionano benissimo. e' giusto cosi... Internet non e' il Mondo, tantomeno l'Italia, e continuera' a legiferare secondo la proprio volonta' democratica di maggioranza. E non chiudete i siti per favore, che cosi' fate solo il loro gioco (quello dei giornalisti, che sono convinti di detenere IL DIRITTO ALL' INFORMAZIONE e cuciono la bocca di chi minaccia la loro incapacita' professionale suggerendo tali provvedimenti liberticidi... a questo punto, visto che io non sono libero di fare informazione, suggerirei di approvare una legge che impedisca ai giornalisti di ripararsi da soli un guasto alla macchina o di guidarla, poiche' per il primo caso LEDEREBBERO i diritti dei meccanici al lavoro e per il secondo abbasserebbero gli standard qualitativi dei taxisti)"

http://www.interlex.it/stampa/attardi3.htm
Voglio anch'io il First Amendment di Giuseppe Attardi* - 19.04.01
Nota. Le questioni sollevate dalla legge 62/01 hanno destato un notevole interesse anche all'estero. Forti critiche vengono sollevate non solo sulle disposizioni che assimilano i siti internet all'editoria tradizionale, ma soprattutto sulla normativa italiana in materia di stampa, che non ha paragoni nei paesi democratici per le limitazioni che impone all'attività editoriale e alla professione giornalistica.
Il testo che segue è un messaggio di Giuseppe Attardi alla lista della Società Internet e riporta messaggi apparsi su altre liste.


http://www.interlex.it/stampa/falvo2.htm
Caro Attardi, l'articolo 21 va preso nella sua interezza e non solo i primi due commi:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
……..
L'esistenza dell'Albo non impedisce l'apertura di siti WEB, a meno che NON si tratti di siti che vogliono essere "Impresa giornalistica", corrispondente a criteri deontologici e professionali irrinunciabili.
Al di là delle incertezze e confusioni legislative di questa fase, che sono da recuperare in chiave legislativa al più presto, a me sembra davvero inconcepibile il desiderio di considerare l'attività giornalistica come non degna di qualificazione "professionale" ( ed oramai sono le Università a condurre al giornalismo...!) e i "giornali" ascrivibili, qualunque sia il mezzo di diffusione, al novero delle Imprese.
Internet perderebbe di senso se legittimasse un "siamo tutti fornitori di informazioni e quindi siamo tutti giornalisti"!
Questo rappresenterebbe una trappola e una mistificazione!


http://www.pol-it.org/ital/barbrook.htm
Nella loro costituzione, i Padri Fondatori hanno proibito formalmente la censura di governo sulla stampa: il Primo Emendamento. Questo concetto 'negativo' della libertà dei media ha enfatizzato l'assenza di sanzioni legali contro la pubblicazione di opinioni dissidenti. Come i loro colleghi imprenditori, gli scrittori e gli editori dovrebbero essere in grado di produrre ciò che i loro clienti vogliono comprare. Libertà di parola è libertà di scambio.

18 Febbraio 2002

Lo staff

 

 
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