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(14/07/02) La prefazione al libro "
The disciplined trader" di Mark Douglas* è estremamente
chiarificatrice della condizione psicologica che molti investitori
hanno vissuto recentemente e che stanno vivendo tutt'oggi.
Nel nostro articolo "Indignati"
abbiamo espresso tutto il nostro sdegno verso l'operato dei professionisti
che in questi due anni di mercato bear hanno cercato di trattenere
dentro la bolla speculativa il cosiddetto parco buoi, l'insieme
di investitori risucchiati in un disastroso investimento che sta
continuando a bruciare risparmi e capitali enormi.
Tuttavia, dobbiamo riconoscere anche all'investitore
una colpa del tutto personale, per quanto inconscia e indotta, che
si rifà alla psicologia tipica di ogni operatore dei mercati
finanziari.
Al momento dello scoppio della bolla speculativa
l'errore commesso è diventato palese. Eppure non è
stato riconosciuto e ancora oggi viene in gran parte negato. E'
vero, la responsabilità maggiore è di tutti coloro
che da due anni stanno cercando di convincere l'investitore che
la strategia di buy and hold (comprare e tenere) si rivela nel lungo
periodo la strategia vincente.
Peccato che gli stessi evitano spesso e volentieri di portare agli
investitori le cifre del caso: dal 1901 al 1920 il mercato azionario
restituì un rendimento annuale pari allo 0,10%, al netto
dell'inflazione.
Chi entrò nella bolla speculativa del Dow
Jones del 1929 dovette aspettare quasi 25 anni per ritornare in
possesso del proprio capitale, sempre ammesso che fosse investito
nell'indice e non in un paniere peggiore e meno diversificato di
azioni.
Chi acquistò le azioni dell'indice nel 1966
dovette aspettare ben 16 anni prima di vedere il Dow Jones fare
nuovi massimi. La perdita annua, al netto dell'inflazione, per essere
rimasti investiti in quell'arco di tempo ammontò all'1,8%.
Ci sono chiaramente periodi di tempo lunghissimi
e misurabili in anni piuttosto che in mesi, in cui è meglio
uscire definitivamente dall'investimento azionario misurato dagli
indici principali e cercare altre e migliori opportunità.
Il buy and hold si rivela essere semplicemente una strategia perdente,
se non distruttiva.
Nonostante questo, l'investitore preferisce spesso
continuare ad affidarsi a consigli estremamente dannosi per il portafoglio.
Il motivo va ricercato proprio nella psicologia sottostante il comportamento
di ogni trader, come ci illumina Mark Douglas nelle prime pagine
del suo libro.
Una volta compiuta l'operazione sbagliata che sta
causando delle perdite al portafoglio, l'investitore preferisce
evitare il dolore che gliene deriva in termini di ansia confusione
e stress, attraverso la costruzione di barriere mentali personali.
Queste barriere sono in grado di filtrare l'informazione tendente
a creare l'esistenza di un conflitto tra il raggiungimento delle
proprie aspettative (il recupero delle perdite) e una delusione
delle stesse (l'accettazione delle perdite e lo smobilizzo dell'investimento).
In altre parole le difese mentali consistono nel
rifiuto stesso delle informazioni più utili a difesa del
proprio capitale investito (informazioni come quelle fornite dal
nostro sito US Equity & Macro LAB) e nell'accettazione di informazioni
palesemente distorte (la ripresa economica e un nuovo boom economico
di fatto impossibili) frutto solo di assurde speranze.
Si crea quindi una distorsione a livello percettivo.
Selezionando le informazioni l'investitore tende a costruirsi la
cosiddetta realtà condivisa, una corrispondenza fittizia
tra le proprie convinzioni sull'ambiente circostante e l'ambiente
reale.
Tuttavia, distorcendo le informazioni disponibili,
quella realtà condivisa diventa solo una illusione con la
quale persistere nelle proprie convinzioni ed evitare mentalmente
lo scenario in grado di deludere le proprie aspettative. Il processo
va avanti fino a che i mercati non prendono la direzione definitiva
e irreversibile in grado di distruggere quell'illusione. La consapevolezza
dei propri errori diventa quindi inevitabile. La "forced awareness"
spezza di colpo le difese mentali creando uno stato di shock di
massimo dolore, nel quale l'investitore, sbigottito, si chiede come
le cose possano essere diventate così catastrofiche per il
proprio portafoglio.
Il problema è che a questo punto l'investitore
diventa vittima del dolore recato dai propri errori e tende inevitabilmente
a commetterne altri. Una volta accettata la perdita, l'obiettivo
primario diventa evitare una nuova situazione di dolore. Ciò
spinge l'investitore a scartare le nuove opportunità di investimento
che il mercato riesce di continuo a presentare.
Si crea in altre parole una situazione opposta a
quella precedente. Le informazioni che vengono assorbite sono quelle
che presentano lo scenario ritenuto più pericoloso per il
capitale rimasto, anche se con buona probabilità si riveleranno
essere le informazioni più remunerative. Dopo che sarà
scattata una forced awareness di massa, la paura di perdere ancora
porterà infatti gli investitori a non considerare le nuove
opportunità di investimento.
Il danno psicologico è chiaro. Un danno con
un chiaro risvolto monetario ancora una volta imputabile a coloro
che, negando l'esistenza del mercato bear e mantenendo le illusioni
di una nuova ripresa economica, hanno spinto gli investitori a ritrovarsi
in questa difficile condizione.
Alla luce di queste considerazioni non possiamo che
rafforzare ulteriormente il nostro biasimo nei confronti dei soliti
responsabili, colpevoli, oltre che dei danni causati finora, anche
di avere creato questa terribile trappola psicologica.
Lo staff
* "The disciplined trader: developing
winning attitudes", Mark Douglas, 1990, New York Institute
of Finance.
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