| (29/08/02)
E’ nostra opinione che l’economia mondiale stia volgendo
verso un periodo di depressione, più che di recessione. Sono
mesi che ne parliamo, già dai tempi in cui i presunti esperti
festeggiavano la nuova ripresa economica. Il goffo tentativo di
fine 2001 – inizio 2002 di gonfiare nuovamente i prezzi delle
borse è fallito miseramente tra giugno e luglio di quest’anno,
e con esso si è concluso il party time sulla nuova e impossibile
ripresa economica.
Non siamo dotati di sfere di cristallo e quindi non
abbiamo certezze, ma le probabilità che ciò si verificasse
erano altissime. Lo avevamo scritto a dicembre nelle premesse e
nelle conclusioni della nostra analisi macroeconomica. Eppure all’epoca
analisti, economisti, giornalisti, con le stesse elevate probabilità,
escludevano che le borse sarebbero tornate sui minimi di settembre.
Del resto il livello di ignoranza dei fondamentali
macroeconomici da parte della maggioranza degli esperti di oggi
è semplicemente spaventoso. Non ci sorprende che le stime
di crescita delle borse restino ancora sui livelli di un 7% annuo
per i prossimi anni. Ancora oggi si riesce a trovare qualcuno convinto
che rendimenti azionari del 20-25% annuo (tasso composto) per sette
anni consecutivi, in un settore decisamente conservativo come quello
immobiliare, siano del tutto normali.
L’ignoranza è solo una delle cause che
portano a previsioni sbagliate. E neanche la più importante.
Gran parte di quegli errori nasconde un obiettivo fondamentale:
trattenere i soldi nella carta finanziaria. A tutti i costi. Per
quanto sopravvalutata essa sia. Ne va di mezzo uno dei settori più
influenti delle economie moderne. Grazie a chi ha permesso e favorito
la crescita esponenziale e abnormale degli asset finanziari e la
progressiva dollarizzazione delle economie più deboli, ne
va oramai di mezzo l’intero sistema economico mondiale.
In termini realistici, lo scenario migliore che gli
USA hanno davanti è seguire il percorso già battuto
dal Giappone. La trappola della liquidità. Il peggiore è
ricalcare la depressione degli anni trenta o qualcosa di molto peggio,
viste le ramificazioni dei prodotti finanziari nei settori produttivi.
Ogni altra previsione è da considerarsi estremamente irreale
o, se vogliamo, altamente improbabile. Non essendo in grado di sapere
con certezza come andranno le cose non possiamo escludere che nei
prossimi due tre anni i gruppi di affari legati al petrolio rinuncino
ai profitti dell’oro nero per diffondere finalmente qualche
forma di energia pulita e inesauribile. Sicuramente un evento del
genere sarebbe in grado di cambiare le sorti dell’economia
mondiale. Purtroppo resta uno scenario alquanto improbabile.
Quello di cui siamo quasi certi è che chi
ha goduto del benessere degli ultimi venti anni comincia a essere
indifferente al cellulare che fa le fotografie o che ti avvisa di
una chiamata in arrivo con il jingle insopportabile dell’ultimo
gruppo musicale confezionato in studio, oppure alla nuova auto di
serie che ti parla e che se fosse intelligente ti dovrebbe solo
insultare per quanto sei vuoto dentro, o infine al computer col
processore da 2.5 gigahertz quando l’utente medio non riesce
a sfruttare neanche i 500 megahertz.
Non è dalla domanda di questi prodotti perlopiù
inutili che nascerà la nuova ripresa economica. Soprattutto
quando dall’altra parte del mondo miliardi di persone non
dispongono neanche di acqua o di luce corrente se non addirittura
di un pasto quotidiano e non possono contribuire ad assorbire una
produzione eccessiva di beni decisamente superflui.
La ripresa economica ha un presupposto fondamentale
come detto da Berry Riley sul Financial Times nell’aprile
2001:
“The aggressive mindset of the world's economic
powerhouse may need to be replaced with the humility appropriate
for the world's biggest debtor nation”.
Liberamente traducibile nella considerazione che
per l’America, il paese più indebitato del mondo, sia
arrivato il momento di rinunciare alla propria attitudine, estremamente
aggressiva e oramai controproducente, a favore di una giusta umiltà
che la porti finalmente a cercare il benessere tramite un proficuo
e onesto scambio di risorse con i paesi del resto del mondo.
Niente di cui abbiamo potuto trovare traccia
nel discorso odierno di George W. Bush.
Lo staff
|