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Sulle libertà economiche


(16/09/02)
Accanto alla foto di Greenspan collocata verso il fondo della nostra Home Page si alternavano fino a ieri due frasi del banchiere centrale. Una delle due è tratta da un suo saggio del 1966 dal titolo “L’oro e le libertà economiche” (che cercheremo di tradurre per intero nei prossimi giorni):

"In the absence of the gold standard, there is no way to protect savings from confiscation through inflation. There is no safe store of value".
(“In assenza del gold standard è impossibile proteggere i risparmi dalla confisca realizzata attraverso l’inflazione. Non esiste riserva di valore sicura”).

Oggi ne abbiamo aggiunta un’altra tratta dal medesimo saggio dell’attuale (e probabilmente meno saggio di allora) presidente della FED. Sono le parole che concludono la dissertazione:

"Deficit spending is simply a scheme for the confiscation of wealth. Gold stands in the way of this insidious process. It stands as a protector of property rights. If one grasps this, one has no difficulty in understanding the statists' antagonism toward the gold standard".
(“I deficit di spesa sono un semplice sistema per confiscare ricchezza. L’oro ostacola questo insidioso processo. Si pone a protezione dei diritti di proprietà. Se si capisce questo, non si ha difficoltà a capire l’antagonismo degli uomini di governo verso il gold standard”).

E’ difficile riuscire a credere che queste parole provengano dallo stesso uomo, autore, sciente o meno che sia, delle più grandi e mostruose bubbles finanziarie di tutti i tempi.

Quelle parole, spesso e volentieri dimenticate, sono rimaste per quasi quaranta anni il segno di una strana ironia del tempo. Le condizioni economiche sembrano adesso richiamarle a un destino più degno del loro significato.

In quelle parole si ritrovano due concetti fondamentali riconducibili al titolo stesso del saggio: la qualità di sicura riserva di valore e la protezione esercitata sui diritti di proprietà pongono l’oro in stretto rapporto biunivoco con il complesso delle libertà economiche individuali.

Ciò che per oltre 3000 mila anni ha fatto dell’oro la base di ogni sistema monetario è stata fondamentalmente una proprietà: il valore intrinsico, sostanziale. Altre proprietà come l’omogeneità, la divisibilità, la scarsità, lo hanno elevato a strumento di pagamento utilizzato fino al secolo scorso. Il fatto di essere una commodity che perdura nel tempo, lo ha privilegiato storicamente come mezzo di conservazione della ricchezza.

Tutto ciò fino al crollo del gold standard, fino alla preoccupante emersione di un fenomeno economico costante: l’inflazione per aumento indiscriminato della massa monetaria (ovvero confisca di ricchezza come diceva Greenspan), fino all’introduzione del debito pubblico come la più grossa passività permanente, e quel che è peggio CRESCENTE, di ogni sistema economico avanzato.

A differenza dei biglietti di carta usati oggi, ed eventualmente riciclabili in condizioni di estrema urgenza al rimedio di bisogni fisiologici, l’oro ha un valore intrinseco minimo dato dal suo costo di produzione. Per quanto il progresso abbia diminuito i costi di estrazione (compensati parzialmente dai più alti costi della manodopera) questi, sicuramente non nulli e non tendenzialmente nulli come quelli di produzione della moneta cartacea, hanno garantito nel tempo all’oro un valore minimo.

Tranne poche eccezioni (vedi l’inflazione dovuta all’eccesso di offerta di moneta che seguì l’importazione di oro dalle Americhe da parte dei conquistatori spagnoli) quel valore minimo è stato in grado di incorporare per millenni ricchezza e valore economico.

Con la nascita delle banche centrali l’oro aveva assunto (come scriveva Greenspan) una proprietà unica: proteggere il possessore dall’inflazione definita non tanto dal suo significato derivato (che facendo riferimento all’aumento generalizzato dei prezzi è stato strumentalizzato di recente ad uso e consumo delle politiche monetarie, peraltro sempre più spesso di dubbia efficacia) quanto piuttosto dal suo significato originario di aumento dell’offerta di moneta cartacea.

Questa semplice proprietà aveva presto reso impossibile ai banchieri centrali la libera disposizione della moneta ANCHE per fini non conformi al bene e agli interessi pubblici.

I Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, probabilmente una volta molto più di adesso il paese garante delle massime libertà individuali, fissarono costituzionalmente lo standard monetario nel cosiddetto “Silver Dollar”. Stabilirono che solo l’oro e l’argento potevano essere utilizzati a pagamento ed estinzione dei debiti. I Padri Fondatori infine attribuirono al Congresso, e non ad una istituzione privata come la FED, la sovranità monetaria basata su quello standard (articolo 1, sezioni 8-10).

Non siamo esperti in diritto costituzionale, ma secondo le nostre molteplici letture e anche il nostro personale intuito, i principi costituzionali a fondamento di quelle norme sarebbero tesi a rendere il sistema monetario il più onesto e trasparente possibile. In particolare le norme furono stabilite:

  • per mantenere la sovranità monetaria nelle mani della rappresentanza diretta del popolo,
  • per evitare che la sovranità monetaria divenisse oggetto di massiccio abuso a danno degli individui e della Nazione (la confisca di ricchezza di cui parla Greenspan nel suo saggio del 1966),
  • per evitare che la sovranità monetaria fosse volta a soddisfare le esigenze di ristretti gruppi di interessi,
  • per evitare che il debito venisse ripagato fittiziamente attraverso altri strumenti di debito (biglietti pagabili al portatore!) e non invece attraverso moneta dotata di valore intrinseco e duraturo.

Molte cose sono cambiate da allora. Il potere di stampare moneta dal 1913 è attribuito e delegato alla FED ancora contro le norme costituzionali vigenti. Inoltre dal 1933 la moneta in circolazione negli USA vìola lo standard costituzionale fissato dai Padri Fondatori. Niente impedisce al Congresso di legiferare nuove norme costituzionali secondo lo stato attuale delle cose, ma di fatto, in conformità con quelle istituite nel 1787, è indiscutibile che il sistema vigente contraddice in nuce i principi a base delle stesse.

Come ricorda in uno dei suoi articoli Adam Hamilton di www.zealllc.com, Re Salomone, l’uomo più saggio che la Bibbia abbia tramandato, disse 3000 anni fa: “colui che prende a prestito è schiavo del prestatore”. Ed è difficile oggi trovare un eccesso di debiti come quello presente in America, dove il debito fa oramai parte in maniera massiccia e senza precedenti storici (per valore assoluto e relativo) di ogni voce di bilancio che riguardi la situazione patrimoniale della massa dei consumatori, delle aziende pubbliche e private e dello Stato.

La capacità illimitata di stampare moneta e creare debito (una volta a uso e consumo esclusivo dei governi, soprattutto nel finanziamento delle guerre) ha sempre portato alle più grosse tragedie finanziarie della storia. Questo è un insegnamento che non bisognerebbe dimenticare. Eppure, i consumatori di oggi, annebbiati dall’illusione di ricchezza resa possibile dalla più imponente disponibilità di credito di tutti i tempi, sembrano esserselo dimenticato facilmente. Motivati da altri fattori, anche i creditori sembrano essere vittima dello stesso difetto di memoria. Tutto ciò che preme ai voraci consumatori e ai loro generosi creditori è una ripresa economica che possa sostenere i consumi e i profitti generati da quei debiti.

Sappiamo che i nostri articoli tendono a negare la verificabilità di questa irragionevole aspettativa. Purtroppo, per quanto cerchiamo di approfondire differenti argomenti in materia di economia mantenendo un costante sguardo agli insegnamenti della “Storia” (non la “storia recente” degli ultimi 20 anni), la possibilità che dietro l’angolo possa nascondersi la più grossa catastrofe finanziaria di ogni tempo sembrerebbe essere uno scenario del tutto plausibile, forse ancora più della ripresa economica.

La massa crescente di debiti in essere, comprensiva dell’ammontare relativo di interessi che si capitalizzano al debito stesso, sembrerebbe infatti tendere al di là delle capacità di produzione di reddito necessarie a sostenerla. Mentre questa percezione è stata facilmente elusa durante gli anni di boom economico e ciclo virtuoso, il recente cambiamento di trend economico e l’instaurazione di un nuovo ciclo vizioso potrebbe presto mutare i comportamenti individuali e aprire la strada ad un tragico fallimento.

L’anno scorso uno dei maggiori esperti di trading di Wall Street Victor Sperandeo, soprannominato nell’ambiente Trader Vic, insieme all’avvocato Alvaro Almeida, hanno pubblicato un libro estremamente provocatorio: CRASHMAKER (www.crashmaker.com). Un volume di ben 1571 pagine recensito esaurientemente sul sito del GATA (http://www.gata.org/crashmaker.html). Riportiamo da questa recensione la traduzione relativa ai tratti distintivi del libro:

“Crashmaker sfida il lettore. Chiede ad ogni americano quali siano i presupposti per il raggiungimento della vera libertà. Mediante accurate riflessioni spiega come, a causa della creazione della Federal Reserve nel 1913, siano andate perdute le libertà economiche dell’America. L’establishment della FED ha creato un sistema monetario che sovverte il principio di libertà violando le disposizioni monetarie della Costituzione e rendendo possibile quello che i Padri Fondatori avevano temuto: una élite dirigente”.

Non siamo mai stati dei sostenitori appassionati del gold standard, eppure i costanti approfondimenti della situazione economica attuale non fanno che confermarci tutta una serie di evidenze alle quali ci è difficile soprassedere e che inevitabilmente ci conducono a conclusioni di volta in volta sempre meno confortanti. Tutte ruotano sul concetto esposto in apertura del saggio di Greenspan, ovvero:

“that gold and economic freedom are inseparable, that the gold standard is an instrument of laissez-faire and that each implies and requires the other”,
(che l’oro e le libertà economiche siano inseparabili, che il gold standard sia uno strumento di laissez-faire e che ognuno dei due termini implichi e necessiti dell’altro”),

Come scrivemmo già tempo fa, è altamente probabile che in seguito ad una eventuale crisi sistemica il gold standard possa riemergere come base del nuovo sistema monetario. Tuttavia, qualora il sistema attuale, basato sull’illimitato e incontrollabile potere di moltiplicazione dei debiti e di debasizzazione della moneta (leggi: della ricchezza) dovesse realmente rivelarsi fallimentare, sarà necessaria sia l’introduzione che la ferma adozione di nuove strutture e regole di autocontrollo a prevenzione degli eccessi di cui si è abusato e di cui si sta continuando ad abusare a danno delle libertà economiche individuali.

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