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(26/09/02)
Due giorni fa Alan Greenspan, in Inghilterra per ricevere il suo
titolo onorario di cavaliere (come da titolo) per i meriti e i contributi
alla stabilità economica mondiale, ha tenuto una conferenza
presso la Bank of England parlando di rischi, mercati derivati ed
economia. La preparazione del banchiere centrale è indiscutibile
ma la sua capacità di fuorviare l’attenzione dalle
questioni veramente importanti, al pari di un prestidigitatore nell’atto
di eseguire la propria magia, è forse ancora più degna
di nota.
Greenspan ha ricamato abilmente il discorso sostenendo
che l’economia (quella globale in generale e quella americana
in particolare) sia oggi in grado di assorbire meglio i rischi di
sistema senza subire significative ripercussioni sulla propria crescita.
Il merito sarebbe anche attribuibile all’utilizzo e alla crescente
diffusione dei derivati (110 triliardi di dollari di nominale, circa
4 volte il GDP annuo mondiale, il 25% dei quali in seno ad una unica
istituzione finanziaria!!) e di quei prodotti sofisticati (in particolare
la cartolarizzazione delle passività finanziarie) che in
questi anni sono stati in grado di disperdere il rischio su un numero
più ampio di investitori.
Un discorso al limite accettabile qualora cadesse
al termine del mercato bear e nel pieno germoglio della nuova sana
e solida ripresa economica. Sfortunatamente l’elogio dell’economia
globale e delle proprie virtuose capacità nell’assorbire
efficacemente ed efficientemente i rischi è stato fatto nel
bel mezzo della tempesta finanziaria in corso. Non ci sono, infatti,
ancora tracce evidenti che i mercati abbiano rilasciato i loro risultati
finali, anzi, sembrerebbero essere alla vigilia di quello che secondo
noi sarà il pieno dispiegamento delle forze economiche a
lungo imbrigliate in insostenibili disequilibri di sistema.
Quel discorso è in altre parole fortemente
discutibile e lontano dal trovare la benché minima dimostrazione
alle proprie tesi, se non la constatazione ancora prematura e pretestuosa
che “finora” le cose sono andate “meglio”
di come sarebbero potute andare. Il perché di questo esito
favorevole e soprattutto ancora parziale, non è a nostro
avviso riconducibile tanto all’utilizzo degli strumenti derivati,
come Greenspan sosterrebbe, quanto piuttosto al più grosso
flusso di liquidità mai riversato sui mercati, il quale,
dopo avere ulteriormente peggiorato gli squilibri già presenti
nel sistema, sta cercando di liberarsi dalle forze artificiali che
lo controllano (e ne hanno tratto peraltro, fino ad ora, estremi
benefici) per trovare il proprio naturale e dirompente sfogo finale.
Difficilmente il risultato di questo sfogo sarà una sana
ripresa economica, più probabilmente, potrebbe invece concretizzarsi
nel più grosso shock di sistema mai sperimentato sui mercati
e nell’economia globale.
A nostro avviso la seconda fase del mercato bear
dei mercati azionari non è ancora cominciata. La prima ha
lasciato gli investitori e gli esperti di fronte alla più
grossa delusione che potessero subire, la seconda li lascerà
probabilmente di fronte alla dolorosissima consapevolezza forzata
che l’economia reale (diversamente da quella delle bolle)
ha delle leggi fondamentali impossibili da ingannare, in primis
quella della domanda e dell’offerta.
Greenspan si è dilungato molto sulle capacità
del sistema di disperdere i rischi efficientemente. Grazie a questo
fattore, ha sottolineato, il fallimento di molte società,
soprattutto nel settore telecom, non è riuscito a mietere
vittime tra i grossi operatori istituzionali.
Di certo un trionfo per lui e per quegli operatori
istituzionali ancora sani e salvi di cui egli si pone come prestatore
di ultima istanza, peccato che la disfatta del settore interessi
oggi direttamente milioni di investitori, molto spesso ignari e
ingenui, sui quali quei rischi sono stati vergognosamente riversati.
Lui e altri personaggi della finanza da bolla di fine 2000, gente
con salari a 7-8 cifre, saranno sicuramente molto contenti e soddisfatti
di come sono andate le cose finora, così come milioni di
investitori coinvolti nella bolla restano invece a leccarsi le ferite,
solo parzialmente consci che le bolle trasferiscono ricchezza e
forse completamente ignari di dove realmente siano finiti tutti
quei soldi (forse nelle tasche dei CEO, CFO, MD, President, Vice
President etc etc delle società quotate in borsa?), ma da
qualche mese sicuramente consapevoli che le bolle possono distruggere
molti risparmi per i quali si è sudato e lavorato duramente.
Non siamo qua per farci prendere in giro da chi comanda
i destini e i risparmi di milioni di persone che lavorano e che
non riescono a comprendere a fondo le dinamiche dei moderni mercati
finanziari. E il discorso di Greenspan ci è sembrato quasi
lesivo per la pubblica intelligenza di chi riesce a comprendere
quei fenomeni e offensivo per la pubblica ignoranza di quei soggetti
che invece quei fenomeni li vive indirettamente calcolando oggi
con sconforto le perdite del proprio portafoglio azionario.
I mercati sono più forti di qualunque banchiere
centrale, il mercato dei derivati che Greenspan ha tanto elogiato
moltiplica quella forza di almeno dieci volte. A noi non rimane
che continuare a seguire le loro dinamiche quasi certi che il discorso
di Greenspan, una volta smentito definitivamente dalle leggi economiche,
entrerà con pieno diritto nel best(D)iario della
bolla economica, la summa di tutte le più grosse
idiozie che sono state dette negli ultimi anni e poi smentite dai
fatti, e che avremmo intenzione di raccogliere aprendo una nuova
sezione di questo sito.
L’invito a mandarci i contributi è
aperto a tutti quanti i lettori. Si richiede una frase di un personaggio
pubblico, la fonte e la data. Intanto vi proponiamo il link al divertente
best(D)iario
delle idiozie dette nel post-bolla del 1929 che siamo riusciti a
trovare in rete.
Lo staff
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