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Catastrofismo?

(16/10/02) Qualcuno non sopporta il catastrofismo. Neppure noi. Non siamo qua per auspicare la terza guerra mondiale, il ritorno al baratto o alla civiltà preindustriale. Non siamo qua per auspicare la fine dei liberi mercati, tutto il contrario: siamo dell’idea che i liberi mercati ultimamente siano più una assunzione ipocrita che non una realtà. Non stiamo annunciando la fine del capitalismo. Perlomeno non quello teorizzato da Adam Smith o dalla scuola Austriaca dei nostri giorni. In quanto al capitalismo di Greenspan e delle sue bolle, sempre che si possa definire tale, ci auguriamo che trovi il meritato requiem nel più breve tempo possibile. Questo lo dobbiamo ammettere e lo abbiamo già fatto. Con tutta onestà non ci piace. Oramai dovrebbe essere chiaro a tutti quelli che ci leggono.

Non ci proponiamo neanche l’obiettivo di propugnare il ritorno al gold standard, sebbene molte letture e tante osservazioni ci inducano a considerare il fatto, semplice e intuitivo, che un asset reale alla base del sistema monetario impone vincoli piuttosto rigidi a chi gestisce la cosa pubblica e la moneta, e tali da impedire tanto una esagerata confisca di valore del risparmio che la sollecitazione arbitraria alla creazione di quei fenomeni, per fortuna piuttosto rari, che passano sotto la denominazione di bolle speculative.
Già alla fine del 2001, quelle stesse letture ci hanno portato a identificare nella “reliquia barbarica” un ruolo di difesa molto rilevante nella tempesta finanziaria in corso. Forse è il frutto di un caso, ma da inizio anno l’oro rappresenta uno dei pochi asset a mostrare una variazione positiva (+13%).

Come testimonia il nostro manifesto, scritto quasi un anno fa, l’obiettivo reale dei contenuti proposti in questo sito è una sorta di speculazione ‘intellettuale’ sul fenomeno delle bolle finanziarie. Le esperienze storiche insegnano che le bolle hanno SEMPRE avuto come EFFETTO NETTO non tanto la creazione quanto la distruzione di valore e di ricchezza. La variazione complessiva delle borse a partire dal 1995, anno ufficiale di nascita della bolla azionaria, è ancora positivo. Ergo, basterebbe questa semplice osservazione empirica per affermare che il mercato bear in corso non è ancora terminato.

Tuttavia, sulla base della considerazione, col passare del tempo sempre più innegabile ma nel 2001 ancora ampiamente negata, che sul finire del XX secolo fosse stata creata la più grossa e mostruosa bolla finanziaria di tutti i tempi, ci era sembrato opportuno oltre che stimolante (per noi stessi prima che per i lettori) lanciare un sito che parlasse della bolla stessa, delle sue cause e dei suoi effetti. Protagonisti assoluti dei nostri commenti sono stati e saranno, quindi, i mercati azionari americani (US Equity) e gli aggregati macro economici (Macro), da cui il nome stesso del sito.

Gli studi sul fenomeno della bolla di fine millennio ci avevano portato a scoprire, peraltro abbastanza facilmente, che essa era stata la conseguenza ovvia di cause precise e ben individuabili. Il fatto che altre bolle più o meno evidenti siano state alimentate parallelamente al suo gonfiarsi e quindi lungo tutto il suo sgonfiarsi, ci ha convinti del fatto che la piena comprensione del fenomeno possa avvenire solo nel contesto di quella che oramai potremmo chiamare la bubble economy americana, l’economia delle bolle, LA BOLLA per antonomasia.

Una bolla senza precedenti storici in termini di dimensioni raggiunte (maggiori della bolla del 1929), di strumenti utilizzati (l’ingegneria finanziaria, la vasta gamma di strumenti di credito disponibili oggi, l’influenza dei media), di mezzi coinvolti (le risorse e i capitali di mezzo pianeta), nonchè infine in termini di ripercussioni potenziali su scala planetaria e in ambito di sfere sociali e politiche oltre che economiche (tra le quali appunto l’instabilità geopolitica; forse anche questo sarà stato un caso ma l’attacco del 9/11 alle Torri Gemelle ha posto indubbiamente le basi di tutta l’instabilità geopolitica odierna).

Il catastrofismo non è quindi nelle intenzioni di questo sito, non ne rappresenta il fine né tantomeno un generico mezzo per il perseguimento di scopi che non siano quelli esplicitati finora. Tuttavia, alla luce delle osservazioni economiche nelle quali ci impegniamo tutti i giorni, certi scenari catastrofici non possono essere esclusi aprioristicamente dal ventaglio di possibilità che il post-bubble potrebbe riservarci. E questo per due motivi:

- innanzitutto perché, come già detto, gli effetti NETTI di una bolla sono sempre stati negativi e sono sempre andati al di là delle peggiori aspettative. La raffigurazione del worst case scenario non rappresenta quindi esclusivamente un mero esercizio intellettuale ma si pone come una possibilità realmente concreta da considerare, anche se esclusa dal 99,99% delle persone (come era d’altronde due anni fa l’ipotesi di un Nasdaq nuovamente a 1100). Mettere la testa sotto la sabbia non servirà certo a difendere il risparmio (come semplice riserva di valore per il consumo futuro) e il capitale (nella accezione più ampia di investimento finanziario);
- in secondo luogo per cercare di provocare il lettore, cosa che nel panoma internet italiano pochi fanno od osano fare (i lettori di lingua inglese possono invece sbizzarrirsi in questo campo fino a visitare il sito: www.depression2.tv: dal titolo estremamente limpido e provocatorio: “The second great depression will not be televised”).

Chi preferisce credere che la ripresa economica sia affidata alla psicologia dei consumatori e degli investitori (e non invece alle sorti della massa di debiti accumulati nel sistema) è libero di farlo. Noi siamo dell’avviso, piuttosto, che il vero terrorismo finanziario è quello esercitato quotidianamente da tutti coloro che rifiutano di accettare la realtà della bolla e che identificano in analisi come le nostre scopi e fini ultimi del tutto estranei alle intenzioni dichiarate. Se le cose finora sono andate meglio di come sarebbero potute andare altrimenti, ciò può essere riconducibile proprio alle leve esercitate sulle diverse debolezze ancor prima che sulla psicologia dei consumatori (e degli investitori) proprio da tutti coloro, e sono la maggior parte, che hanno sottostimato e continuano a sottostimare la bolla, le sue cause e i suoi effetti.
Il problema è che in questa maniera la risoluzione dei problemi continua ad essere rimandata e gli stessi problemi ad essere ingraditi.

Dopo oltre due anni e mezzo di continuo DENIAL da parte di esperti, consumatori e investitori e nonostante la creatività di chi inventa costantemente nuove formule finanziarie di incentivo (vedi l’ultima che prevede sul mutuo la possibilità di skipping temporaneo dei pagamenti) le risorse REALI del consumatore americano, il vero e unico attore che da oltre due anni sostiene l’economia mondiale, sono quasi esaurite e poco si può fare per cercare di stimolarlo nella sua spesa eccessiva di ben 1,2 dollari per ogni dollaro guadagnato. Nel frattempo la sua situazione finanziaria è peggiorata ulteriormente rispetto a quella, già disastrata, di due anni fa.

Presto o tardi la consapevolezza forzata che le cose in realtà non sono come narrate avrà un effetto sia sui conti personali del consumatore americano che sui suoi comportamenti. In quello stesso momento, forse, si avrà un effetto anche sui conti e sui comportamenti di tutti gli stranieri che finanziano quelle spese con quasi 2 biliardi di dollari al giorno, aspettandosi un rendimento difficilmente restituibile dai debitori medesimi o da chi ne fomenta gli insostenbili consumi e le folli scelte di investimento. A tal punto, partirà il requiem. Ci piace Mozart, siamo sicuri che la sua opera K626 sarebbe una perfetta colonna sonora.

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