| (30/01/03)
L'incontro della FED di ieri era atteso come un non-evento
e tale è stato. I commenti che hanno accompagnato la decisione di
lasciare i tassi invariati sono risuonati alle orecchie degli investitori
come la ripetizione di un disco rotto: rischi bilanciati, aumento
della produttività e. bla bla bla. Quello che in realtà è stato
discusso nei dettagli, al di là delle usuali affermazioni quasi-rassicuranti
destinate al pubblico, lo sapremo, purtroppo, solo tra sei anni.
A gennaio
di ogni generico anno n la FED rilascia infatti le trascrizioni
di tutti i meeting relativi all'anno n-6. Da qualche giorno sul
sito della FED sono quindi disponibili le trascrizioni dei meeting
tenutesi nel corso del 1997. Roba troppo vecchia e noiosa per interessare
l'investitore medio colpito nel conto titoli dai continui cedimenti
delle borse e bombardato solo dalle propagande sulla imminente ripresa
economica. Materiale invece molto interessante per chiunque abbia
voglia di approfondire lo studio di un periodo straordinario che
sta cambiando il corso della storia economica e che un domani, probabilmente,
costituirà il punto di riferimento per elaborare nuove teorie
e pratiche economiche.
La FED rialzò
modestamente i tassi all'inizio del 1997. I motori dell'economia
andavano a pieni giri e qualche segno preoccupante, come vedremo
di seguito, era già ben visibile allora. L'S&P 500 dopo una
prima incertezza dovuta forse al rialzo dei tassi, salì velocemente
dai circa 750 punti di aprile fino agli oltre 950 punti di luglio.
Oltre il 25% in quattro mesi. Regolari ritmi da crescita di una
bolla che veniva invece spacciata con entusiasmo dai venditori di
azioni sopravvalutate come il Miracolo Economico Americano.
S&P 500
gennaio 1997 - dicembre 1997

Fonte: Bloomberg
Il meeting
della FED del 20
maggio 1997, tenutosi dopo un primo rialzo dell'S&P pari
a circa il 13%, contiene dichiarazioni molto interessanti. Qualche
membro della commissione aveva avuto il presentimento che la situazione
di allora potesse risolversi secondo uno schema già noto. Il bello
è che su quelle considerazioni egli stesso ci rise sopra. No, l'episodio
non è il frutto della nostra fervida immaginazione. Ecco le parole
di Jerry Jordan seguite, come dimostra la fedele trascrizione, da
un risata, di cui purtroppo perdiamo l'entità (ghigno o risata aperta?).
Le troviamo a pagina settanta.
"For
me, the policy issue is not a question of a little now or a little
later. It may turn out to be a question of a little now or a whole
lot later..I agree that there are a lot of similarities to the 1920s.
I just do not want it to end the same way. [Laughter]
"Per
me il problema di politica monetaria non è una questione di un piccolo
rialzo dei tassi adesso o di un piccolo rialzo più avanti. Potrebbe
essere una questione di un piccolo rialzo adesso o di uno molto
consistente più avanti.Sono d'accordo che ci sono molte similitudini
con gli anni venti. Solo non vorrei che si finisse nella stessa
maniera. [Risata]
E invece
è andata a finire nella stessa maniera. Purtroppo. Siamo però convinti
che da qualche anno, all'interno della stanza dove si riuniscono
i 12 membri della commissione, non ci sia più molto da ridere. La
situazione al di là di quello che traspare o che viene fatto trasparire
è drammatica. A tre anni di distanza dallo scoppio della bolla il
peggio deve, secondo noi, ancora arrivare. I motivi li abbiamo spiegati
in lungo e in largo con altri articoli. Presentiamo invece di seguito
altri interessanti spezzoni tratti dai lunghi dialoghi intercorsi
nel 1997. Ricordiamo che nonostante tutti i dubbi, i sospetti e
i segnali di eccessiva esuberanza mostrati dal mercato, i tassi
vennero lasciati invariati sia nel meeting di maggio che in tutti
quelli successivi per essere invece abbassati nel 1998, in occasione
della crisi russa e del salvataggio dell'LTCM.
Sempre nello
stesso meeting di maggio Jordan poco più avanti continua dicendo:
"There
are some scholars who say that errors made starting in 1927 sowed
the seeds for what happened in 1929 and afterward. I find some of
the analysis of what occurred and how it looked and felt in that
period rather compelling.
... I think
we need to be cautious about being too shortsighted regarding how
much momentum is built into the expansion".
"Ci sono
studiosi che affermano che gli errori fatti a partire dal 1927 hanno
preparato il terreno per quanto accaduto nel 1929 e nel periodo
successivo. Trovo molto interessanti alcune analisi in merito a
quanto accaduto a quell'epoca, a come appariva la situazione e a
come ci si sentiva in quel periodo. credo che non dovremmo sottovalutare
le spinte sottostanti l'espansione attuale".
Vediamo
invece un commento di Cathy Minehan a pagina 74:
"I meet
with a group of investment managers on a fairly regular basis. Their
discussions in recent weeks have continually focused on the availability
of credit, the liquidity of the markets, and the excesses that they
see everywhere, particularly when it comes to commercial real estate
financing. Rather than feeding a sense of caution through uncertainty
about our actions, I think that not moving at this meeting or certainly
not moving soon will lead to a greater level of certainty among
market participants that they can persist in their excessive activities
and that will feed into more speculation in the asset markets than
is healthy".
"Mi incontro
regolarmente con un gruppo di manager dell'investimento. Le loro
discussioni nelle ultime settimane si sono concentrate continuamente
sulla disponibilità di credito, sulla liquidità dei mercati e sugli
eccessi che essi vedono ovunque, specialmente per quel che riguarda
il finanziamento agli immobili commerciali. Piuttosto che nutrire
un senso di cautela attraverso l'incertezza delle nostre azioni,
penso che non toccare i tassi a questo meeting o non muoverli nel
prossimo futuro possa portare a un livello ancora maggiore di confidenza
tra gli operatori tale da indurli a persistere nelle loro frenetiche
attività e da spingerli a speculazioni superiori a quelle ritenute
benefiche.
Nel meeting
del due
luglio, invece, al picco del movimento rialzista dei mercati
azionari, troviamo altre interessanti osservazioni, sempre da parte
di Cathy Minehan:
"In the
financial markets, theory suggests that real interest rates are
high by historical standards. However, we have the reality of booming
capital markets, enormous liquidity, and incipient real estate booms
that people all around the table mentioned in our discussion yesterday.
Current
conditions in the financial markets and apparently starting to emerge
in the real estate markets say to me that real interest rates in
reality are not high, and that monetary policy at this point may
be a bit too accommodative for those kinds of markets. I do not
believe that monetary policy ought to be used to reduce stock market
prices or asset prices, but I do think we run the risk that the
ebullience we have today in financial markets will flow over into
real estate markets and even increase the sense of wealth that consumers
and businesses now have.
This is
where the boom/bust scenario that I mentioned yesterday comes in.
We all know what happens when asset bubbles occur in financial and
real estate markets. We saw that in the late 1980s in this country;
we saw it in Japan as well. Banks begin lending for any project,
viable or not. Everyone who can pick up a hammer becomes a construction
worker, and all of this feeds back into the economy in the form
of increasing pressures and rising prices. I think the boom is inevitably
followed by a bust and the anecdotal evidence suggests the bigger
the boom, the bigger the bust".
"La teoria
suggerisce che i tassi di interesse del mercato sono alti secondo
gli standard storici. Stiamo assistendo comunque a un boom del mercato
dei capitali, a un livello enorme di liquidità e a un boom immobiliare
incipiente di cui abbiamo discusso già ieri.
Le condizioni
dei mercati finanziari e quelle che sembrano emergere nel mercato
immobiliare mi dicono che i tassi di interesse non sono in realtà
così alti e che la politica monetaria a questo punto potrebbe essere
un po' troppo accomodante per questi mercati. Non credo che la politica
monetaria debba essere usata per ridurre i prezzi delle azioni o
di altri asset, tuttavia sono convinta che stiamo correndo il rischio
che l'esuberanza odierna dei mercati finanziari possa trasferirsi
a quella del mercato immobiliare ed aumentare il senso di ricchezza
di cui godono i consumatori e le aziende.
Qui interviene
lo scenario di boom/crollo ieri da me menzionato. Sappiamo tutti
cosa succede quando si creano delle bubble sui mercati finanziari
e su quelli immobiliari. L'abbiamo visto in questo paese alla fine
degli anni ottanta così come in Giappone. Le banche cominciano a
prestare soldi per ogni progetto, che sia realizzabile o meno. Ognuno
può cominciare a prendere un mano un martello e a fare il costruttore,
e tutto questo può ripercuotersi nell'economia sotto forma di aumento
delle pressioni e di rialzo dei prezzi. Credo che il boom
sarà seguito inevitabilmente da una caduta e l'evidenza storica
suggerisce che più forte è il boom più grande la caduta".
E infine uno scambio
di battute tra la Minehan e Greenspan nel meeting del 19
agosto, alla vigilia della crisi asiatica. Pagina 81:
MS. MINEHAN.
Hindsight tells us to prick the bubble sooner, but how does foresight
tell us we have a bubble?
CHAIRMAN
GREENSPAN. That was the context of that speech, and the state of
my knowledge, at least, has not gone beyond that. I do not know
what to do.
Minehan: "L'esperienza
ci dice di sgonfiare la bolla al più presto, ma come fanno le previsioni
a dirci che stiamo avendo una bolla?"
Greenspan:
"Questo era il contesto di quel discorso, e le mie conoscenze
non sono andate oltre. Non so cosa fare".
Se Greenspan non sapeva
cosa fare, l'esperienza storica lo suggeriva, lasciando di fronte
a quelle evidenze pochi spazi per i dubbi e le incertezze. Tuttavia
la soluzione adottata fu, tra una risata e l'altra, di lasciare
le cose così come erano. Un grosso errore: le bolle non possono
essere curate, possono solo essere prevenute. Questa nuova e più
dura lezione, ancora sotto stesura, è destinata oramai al
prossimo banchiere centrale che si troverà ad affrontare, magari
tra altri settanta anni, un'altra bolla incipiente. A Greenspan
invece non resta che continuare il suo grande esperimento economico
iniziato, per non sapere cosa fare in quel lontano 1997, forse contro
la sua stessa volontà.
Lo
Staff
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