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I Quaderni di US Equity & Macro LAB

(25/03/04) Nei prossimi giorni inaugureremo un nuovo spazio all'interno del sito il cui scopo sarà quello di raccogliere con cadenza pressoché giornaliera appunti, annotazioni e commenti decisamente più snelli dei consueti articoli. Speriamo che ciò possa contribuire a una migliore comprensione dei fatti economici in uno dei periodi senza dubbio più incerti e confusi delle ultime decadi.

Se l'incertezza rappresenta un fattore ineliminabile con il quale deve confrontarsi ogni decisione presa da un individuo, economica e non, l'elevato grado di confusione che contraddistingue il contesto economico attuale e che accentua quel carattere di incertezza per definizione inerente ad ogni azione umana, è riconducibile, a nostro avviso, a due motivi fondamentali.

Da una parte troviamo la straordinaria quantità e gravità di errori teorici commessi dal pensiero economico dominante. Sin dagli anni trenta del secolo scorso si è andato consolidando un approccio alle scienze economiche simile a quello adottato verso le scienze naturali. L'applicazione di modelli matematici e statistici ai processi economici, secondo le stesse modalità con cui essi vengono applicati alla fisica o alla meccanica, ha portato a una interpretazione dei fatti economici che molto spesso si è rivelata, e continua a rivelarsi, errata.

Accomunate dallo stesso errore metodologico di base, le differenti teorie economiche che ruotano intorno al modello statico di "equilibrio" hanno di volta in volta partorito politiche economiche inappropriate che si sono rivelate in ultima analisi causa di forti scoordinamenti sociali. Ed è proprio questa applicazione pratica delle ricette fornite dalla teoria economica dominante che rappresenta il secondo motivo fondamentale di tale confusione.

Gli agenti economici, mal educati da oltre settanta anni di teorie economiche non adeguate a spiegare quella che prima di tutto è una scienza sociale, non solo accettano passivamente, ma continuano a sollecitare e richiedere l'intervento dello Stato e della Banca Centrale per la risoluzione di determinati problemi che, molto spesso, trovano proprio in questi due agenti la loro causa originaria. Si tratta di un circolo vizioso infelicemente innescato e supportato dalle teorie economiche dominanti che si è rafforzato in una spirale intervenzionista fortemente pregiudizievole ai fini di un armonico sviluppo sociale ed economico.

Secondo la teoria economica Austriaca, origine e causa del ciclo maniaco-depressivo che caratterizza il progresso economico è l'espansione creditizia resa possibile dall'attuale sistema bancario a riserva frazionale coordinato dalla banca centrale. Secondo questa interpretazione scientifica, teorizzata sistematicamente per la prima volta da Ludwig Von Mises, ci troviamo, a quattro anni dal picco delle borse, in una fase del ciclo economico decisamente interessante.

L'incredibile espansione creditizia degli anni novanta era giunta a maturazione nei primi mesi del 2000. Il mercato aveva quindi cominciato a imporre le necessarie correzioni per spurgare il sistema dagli errori imprenditoriali commessi nella fase maniacale del boom. Ignari delle cause reali della incipiente fase recessiva e seguendo le ricette offerte dalla teoria economica dominante, i banchieri centrali hanno ostacolato i riaggiustamenti imposti dal mercato riuscendo a rilanciare una nuova fase espansiva.

Potendo sfruttare appieno l'utilizzo della macchina stampasoldi e le poderose leve intervenzioniste che essa offre oggi, grazie alla totale assenza del riferimento aurifero e dei vincoli da esso imposti, si sono lanciati in un'avventura che non ha precedenti storici (quello che abbiamo chiamato il Grande Esperimento Economico del XXI secolo).

Tuttavia, secondo la chiave di lettura Austriaca del ciclo economico, la ripresa attuale altro non rappresenta che un ulteriore boom di origine creditizia che sta sovrapponendo ai cattivi investimenti realizzati negli anni novanta nuovi investimenti non supportati dal risparmio volontario degli agenti economici. Presto o tardi questi investimenti si riveleranno improduttivi e gli agenti economici si renderanno conto dei nuovi errori commessi. Le forze del mercato cercheranno di imporre i necessari aggiustamenti re-innescando l'inevitabile fase depressiva, infelicemente rimandata dalle politiche economiche intraprese in questi ultimi tre anni.

In altre parole siamo ancora di fronte a una ripresa insostenibile che, una volta giunta a maturazione, darà luogo a una crisi economica ben più grave e dolorosa di quella che si è voluta evitare in un primo tempo. 

Il Bear Market Rally, che in quest'ultimo anno ha spinto i mercati azionari a rigonfiarsi in una nuova bolla speculativa, sembrerebbe essersi esaurito. E' possibile che nelle prossime settimane si assista a un tentativo di recuperare il terreno perso nelle ultime settimane, ma le dinamiche correnti sembrano indicare una imminente ripresa del Bear Market iniziato nel marzo 2000.

Questa nuova fase recessiva sorprenderà la quasi totalità degli agenti economici che, privi dell'adeguata chiave di lettura dei processi economici offerta dalla teoria Austriaca, si sono fatti ingannare ancora una volta dalle interpretazioni della teoria economica dominante e soprattutto dalla iniezioni di una perniciosa liquidità che ha causato squilibri nella struttura produttiva ben più gravi di quelli già presenti quattro anni fa.

L'esigenza di aprire questo nuovo spazio che, sullo stile dei blog tanto di moda, andremo a chiamare i Quaderni di US Equity & Macro LAB, nasce pertanto dalla consapevolezza di essere entrati in una fase molto delicata che merita di essere seguita con particolare attenzione.

Solo se affrontata in maniera consapevole (ovvero attraverso una corretta interpretazione delle attuali dinamiche economiche, delle loro cause e delle loro origini, maturata anche da parte dei non addetti ai lavori) la prossima crisi potrebbe dare il decisivo impulso verso un rinnovamento della teoria economica coerente alla sua vera natura di scienza dell'Azione Umana. Grazie a questa auspicabile evoluzione le discipline economiche potranno nuovamente ristabilirsi a garanzia delle libertà economiche da una parte e dall'altra a prevenzione di quei gravi errori che immancabilmente e in maniera sistematica continuano a generare crisi economiche cicliche dai costi sociali elevatissimi.

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