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(9/3/05)
I lettori avranno notato che da qualche tempo non pubblichiamo
più articoli. E' una scelta dovuta a diversi fattori, tra
i quali anche la volontà di non voler cadere in noiose ripetizioni.
Non che gli argomenti suscettibili di essere trattati si siano esauriti,
la realtà è in continuo cambiamento e offre sempre
nuove spunti, tuttavia riteniamo che nel corso di questi tre anni
le questioni più importanti alla base delle problematiche
economiche attuali siano state sviscerate a fondo.
Nell'ultimo
anno e mezzo ciò è stato fatto anche grazie al supporto
della Teoria della Scuola Austriaca di Economia, senza la quale
le nostre sarebbero forse rimaste solo chiacchiere come tante altre.
Questioni sollevate qualche anno fa, che all'epoca sembravano deliri
di una mente farneticante sono oggi sulle pagine di tutti i principali
quotidiani. Ci dispiace solo che i tentativi di analizzare quelle
stesse questioni siano affrontati altrove in maniera molto inadeguata,
senza cioè il sostegno di quella Teoria Economica Austriaca
di cui ci siamo fatti forti. L'effetto purtroppo è quello
di giungere molto spesso a conclusioni errate. Del resto Mises resta
in Italia un economista trascurabile, dimenticato perché
troppo scomodo, del quale è meglio continuare a tacere per
non disturbare certi poteri costituiti.
Per l'osservatore
non professionale i numeri macroeconomici che vengono pubblicati
di continuo, e che adeguatamente trattati vorrebbero dipingere un'economia
americana in crescita, restano un dettaglio perlopiù noioso,
e spesso anche fuorviante, soprattutto quando si guarda a valori
come l'indice dei prezzi al consumo, abilmente costruiti per non
rilevare alcun aumento di preoccupante portata. La ripresa, se di
ripresa si può parlare, così come il rialzo delle
borse degli ultimi due anni, è semplicemente frutto di un
nuovo boom inflazionistico che ha aggravato e non risolto i problemi
già esistenti qualche anno fa. Si tratta quindi di una crescita
che zoppica visibilmente, da una parte sostenuta dall'inflazione
crescente degli aggregati monetari e dai bassi tassi di interesse
(che si riflette nell'inflazione degli asset finanziari e immobiliari)
ma di continuo acciaccata dall'altra da quei problemi strutturali
che vanno via via aggravandosi, a tal punto che, quando arriverà
la resa dei conti, forse le crisi degli anni trenta e degli anni
settanta sembreranno al confronto periodi di grandi festa.
Il cuore del
problema rimane senza dubbio la profusione di denaro a basso costo,
generato secondo ritmi di crescita ben superiori alla crescita dei
prodotti nazionali. A capo del problema naturalmente c'è
sempre lui, Mr. Magoo, il presidente della Fed, l'uomo che oramai
mente spudoratamente al mondo ben sapendo di mentire.
Greenspan
aveva due opzioni dopo lo scoppio della bubble, lasciare sfogare
la crisi lasciando che le economie mondiali risolvessero gli squilibri
in essere, oppure inflazionare nuovamente ogni sorta di asset finanziari,
sulla spinta di un nuovo artificiale boom inflazionistico. Ha scelto
la seconda strada, coerentemente al proprio mandato istituzionale
e ha creato una situazione mai sperimentata prima d'ora.
Il problema
principale è che, accanto alla confisca di ricchezza, per
cui chi prima riceve il denaro fresco deruba il potere d'acquisto
di chi lo riceve solo successivamente, l'inflazione degli aggregati
monetari finisce anche con il causare una serie di conflitti sociali
che rischiano una pericolosa escalation. Conflitti sociali che emergono
sempre più netti anche sul suolo nostrano, sia in quel divario
tra ricchi e poveri che non arrivano a fine mese e che sono costretti
a fare debiti per andare avanti, che nello scontro più generale
tra paesi ricchi consumatori (ai quali apparteniamo) e paesi poveri
produttori (come la Cina).
Sale così,
ad esempio, ed è cronaca di questi giorni, la protesta sempre
più massiccia contro la presunta Concorrenza Sleale da parte
della Cina (la cui crescita è fomentata dallo stesso Greenspan),
oppure le lamentele contro gli ignoti speculatori che spingono al
rialzo il prezzo del petrolio (laddove non è il prezzo del
petrolio che aumenta ma il potere d'acquisto del denaro che continua
a essere diluito dalle banche centrali di tutto il mondo).
Ancora una volta la
Cina è fatta capro espiatorio dell'aumento generalizzato
dei prezzi delle materie prime (solo nell'ultimo mese il CRB,
l'indice delle materie prime, è aumentato in dollari del
10%, lo strappo più forte degli ultimi anni), quando la domanda
di quelle stesse materie prime è fatta forte dall'enorme
quantità di denaro che la Cina medesima stampa di continuo
piramidando l'aumento dei propri aggregati monetari sulle riserve
di dollari, costretta a tenersi in casa per non far salire i tassi
a lungo termine americani (conditio sine qua non per non accoppare
la drogata ripresa americana). Dollari che come sappiamo abbondano
proprio grazie a Mr Magoo & Co. E il cerchio si chiude.
Peccato
che le masse, tenute all'oscuro di questo cerchio tanto semplice
eppure così pernicioso, vengano ingannate sulle cause reali
dei loro problemi e dirette ingenuamente verso uno scontro sociale
tanto stupido quanto assurdo. Alla luce delle nostre analisi fatte
in passato possiamo ben constatare come la cooperazione internazionale
dei banchieri centrali sia riuscita a gettare ancora una volta le
proprie economie su un sentiero di guerra che non avrà esiti
felici. E' questo il caro prezzo da pagar per avere ignorato gli
insegnamenti di Ludwig Von Mises e avere seguito le teorie economiche
pseudoscientifiche sfornate da coloro che ancora oggi sono purtroppo
considerati gli economisti più importanti del XX secolo:
Keynes e Friendman in primis.
L'assenza
di nuovi articoli si prolungherà quindi a tempo indeterminato.
Crediamo di avere fatto in questi anni, spinti da una semplice passione,
un lavoro utile per tutti quei lettori, vecchi e nuovi che torneranno
sul sito alla ricerca di qualche approfondimento. Lasciamo online
ben volentieri tutto il materiale pubblicato in modo che chi abbia
la pazienza e la voglia di farlo possa trovarvi una traccia utile
per comprendere meglio i problemi della situazione economica corrente.
Vedremo infine di pubblicare quanto prima una bibliografia minima
di testi della Scuola Austriaca di Economia, rivolta a coloro che
volessero approfondire scientificamente le questioni economiche
più rilevanti.
Lo
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