|
(o
della pretesa di misurare i sentimenti dell'uomo)
(19/03/04)
Tutti conoscono i polli di Trilussa: se ne mangio due e
tu zero, in media ne abbiamo mangiato uno a testa. Pochi invece
sanno che la statistica dice, correttamente, che uno di noi due
ha la pancia vuota. Al contrario, proprio la Statistica, che è
una nobile e importantissima scienza, può essere usata ascientificamente
per diffondere la superstizione e dimostrare il falso, con intenti,
quelli sì, scientificamente criminali.
Lo Stato, fornitore
per eccellenza della statistica (il cui nome deriva proprio da "Stato"),
calcola molti numeri per tentare di pianificare, di programmare,
di prevedere e soprattutto per dare l'impressione di controllare
efficacemente le conseguenze dei suoi atti. Tra questi numeri statali
o statistici l'indice che misura i prezzi al consumo, erroneamente
definito inflazione, è particolarmente importante nel modo
popolare di vedere.
Le polemiche
sulla composizione del paniere di beni e dei pesi ad essi assegnati,
- togli le mutande e inserisci le arachidi -, dimostrano che il
buon senso non può essere troppo a lungo ingannato. Lo Stato
da parte sua, di fronte agli attacchi, chiama in campo la scienza,
facendo sfoggio di decine di migliaia di rilevazioni, di pesi e
contrappesi, di criteri e certificazioni, di esperti accademici
e accreditatissimi pareri.

Penso che per smascherare
l'inadeguatezza della composizione, basterebbe ricordare che il
prezzo dei beni immobili e delle azioni di società non è
compreso nei panieri, benché entrambi i beni siano scambiabili
con denaro e costituiscano una voce anche preponderante della spesa
dei cittadini.
Più
acutamente, potremmo osservare che i pesi di un paniere, anche rappresentativo,
sono scelti in maniera arbitraria, e fare leva sul fatto che il
risultato potrebbe essere pilotato per rispondere alle attese del
selezionatore e non a quelle della scienza. Potremmo addirittura
arrivare a lamentare che di uno stesso bene ne esistono molte fogge
e qualità, e che, adeguatamente scelte, l'influenza sull'indice
potrebbe essere mitigata o accresciuta a piacere. A voler essere,
infine, davvero pignoli e precisi, potremmo volere che la misurazione
sia effettuata rispetto a un qualche riferimento "0", cioè
universalmente fissato, come il metro di Sèvres, e non in
percentuale, accorgendoci presto che ad ogni nuovo prodotto da inserire
nel paniere - le mutande! - o da togliere - le arachidi! - tale
riferimento fisso non avrebbe più alcun senso poiché
ogni paniere non potrebbe più essere confrontato con il paniere
di partenza, e, inutile dirlo, con tutti i precedenti e i futuri.
Ma una
critica ben più feroce può essere fatta a tanta non-scienza.
Il mondo
fisico, in cui la matematica e la statistica funzionano egregiamente,
sembra qualitativo, ma risponde a precise leggi matematiche: possiamo
pensare "Il fumo sale verso il cielo", ma la verità scientifica
è che le molecole di fumo seguono la ben nota legge Forza
= Massa x Accelerazione.
Di contro
l'economia sembra all'apparenza governata dalla matematica, poiché
la presenza dei numeri è schiacciante, mentre in verità
l'aspetto davvero decisivo è assolutamente qualitativo: se
paghiamo un bene a un certo prezzo esprimiamo un giudizio qualitativo
che indica una preferenza di quel bene a un altro, o alla possibilità
di risparmiare il denaro e comprare in futuro qualcosa più
meritevole d'essere acquistato. Aspettando il giorno in cui un economista-matematico
riuscirà a combinare qualcosa di più del pasticciare
numeri, occorre rimarcare che il fatto che il prezzo di qualcosa
sia espresso in numeri, non indica per nulla che esso ha a che fare
con la matematica. Il prezzo non è un'unità di misura
in senso fisico, come il metro o il chilogrammo, perché non
esiste un valore intrinseco da misurare nelle cose che compriamo
o vendiamo. Le cose hanno il valore che l'individuo gli attribuisce.
Un diamante in mezzo al deserto può valere meno, per un assetato,
di una borraccia d'acqua. D'altra parte nessuno rifiuterebbe di
cedere la stessa borraccia al pazzo che offrisse un diamante in
mezzo a una città ricca d'acqua corrente gratuita. I due
casi dimostrano che il prezzo è stabilito dalla domanda e
dall'offerta, in ultima analisi dalle preferenze individuali del
compratore e del venditore.
Il prezzo,
come il voto a scuola, è in realtà un giudizio individuale,
anche se espresso in numeri. Il fatto che sia espresso in numeri,
ha fatto credere a molti che possa essere trattato con la stessa
naturalezza con cui si trattano le patate, e che possegga un'unità
di misura.
Ma questo
è falso. Non disponiamo del coefficiente di trasformazione
del prezzo delle patate da Oslo a Palermo, né del coefficiente
di trasformazione del prezzo delle carote tra il 1992 e il 2002,
alla maniera cioè con cui tra etto e chilogrammo usiamo un
fattore 10. Supponiamo infatti che un compratore e un venditore,
a distanza di dieci anni, si scambino la stessa qualità e
quantità di merce, nello stesso luogo. I due prezzi non potrebbero
essere scientificamente, cioè oggettivamente e da terzi,
comparati, perché le preferenze non possono essere matematicamente
misurate. Secondo il giudizio che i due individui attribuiscono
a ciò che, volontariamente, cedono, in cambio di ciò
che, volontariamente, ricevono, il prezzo sarà, per le stesse
persone, in condizioni diverse, espressione di valori differenti.
Addirittura se il numero, cioè il prezzo, fosse lo stesso
a distanza di dieci anni, i giudizi espressi attraverso quel prezzo
potrebbero essere uguali solo per un caso fortuito!
In economia,
riconoscere la natura qualitativa dei numeri è la via più
proficua, perché il prezzo, anche se per comodità
è un numero, è trattato come un giudizio. Ma come
tale, non può essere, in termini numerici, mescolato con
altri giudizi da persone diverse, poiché non esiste affatto
un'unità di misura dei giudizi. Questo principio, ben noto
a chi ha pratica di valutazione di bilanci aziendali, porta ad altri
tipi di analisi, come quella delle cause e degli effetti, all'analisi
condizionata degli scenari, e in definitiva al trattamento operazionale
dei numeri, che possono allora anche essere oggetto di operazioni
matematiche, nella consapevolezza però che essi hanno un
senso solo come rappresentazione del nostro giudizio.
In altri
termini, dietro il numero che rappresenta il prezzo di un bene c'è
una valutazione complessa effettuata da un individuo, e questo fatto
rende nulla o decisamente alterata, l'informazione di una fantomatica
misura della variazione dei prezzi. Eppure il dato dell'inflazione
è propinato al popolo addirittura con scientifici decimali!
Decimali di che cosa?
L'indice
dei prezzi al consumo non dice nulla di ciò che dovrebbe
dire. Non perché nella composizione del paniere mancano in
maniera vistosa beni pesanti, come le case; non perché i
pesi sono mal calibrati; non perché le rilevazioni sono insufficienti
o affette da errori. E' la scelta del metodo scientifico utilizzato
che è errata. La matematica non può misurare le manifestazioni
dell'uomo. Quest'approccio, epistemologicamente errato, ha generato,
in economia, una lunga catena di insuccessi scientifici, destinata
ad allungarsi.
Quali
soluzioni sono praticabili? L'abbandono della matematica sembra
condurre all'incertezza, eppure nessun medico usa la calcolatrice
per diagnosi e prognosi. Il giudizio individuale turba le anime
belle dei positivisti, ma misure dei desideri e delle scelte, come
fossero cachi alla pesa, non sono disponibili per definizione. I
giudizi sono appannaggio degli individui e solo loro sono autorizzati,
con le loro capacità straordinarie, a manipolazioni e comparazioni.
Solo l'individuo può decidere quale valore dare a un bene,
quindi solo l'individuo è autorizzato a dire se un prezzo
è, per lui, aumentato o diminuito.
La statistica moderna
è nata ai primi del novecento per soddisfare legittime esigenze
del mondo scientifico in ambito fisico e naturalistico. Ma il suo
uso improprio in economia, inaugurato, guarda caso, da tribali regimi
totalitari, e poi la sua più demente applicazione in campo
economico, l'econometria, tentano di trattare gli individui e le
loro scelte, come fossero atomi o sassi, dotati di traiettorie e
velocità cartesianamente definite.
Alcuni
cattivi maestri hanno permesso e perpetrato, o semplicemente non
impedito, o non ostacolato a sufficienza, quest'ennesimo abuso della
ragione. In questa situazione, proprio gli economisti, spinti dall'invidia
dei successi della matematica, nella fisica e nelle scienze naturali,
sono da cinquant'anni ammalati, consapevoli o no, di sterile pitagorismo.
Le persone
comuni, invece di fidarsi del proprio giudizio, unico vero dato
oggettivo, sono preda della superstizione, indotta dalle magie dei
sacerdoti della moneta. Nei paramenti sacri di gessato blu, emergono
dai loro templi di marmo grigiastro, nascondendo la produzione del
denaro dal nulla, vera causa della diminuzione del potere d'acquisto,
con pestilenziali volute di numeri e indici, a torto ritenuti statistici
e del tutto privi di significato scientifico.
A questo
punto mille volte meglio Trilussa!
Alessandro
Catanzano |
|