| (7/5/04)
L'ampliarsi della divergenza tra le valutazioni individuali
delle persone e le misurazioni scientiste delle Autorità
in materia di aumento dei prezzi, è un effetto dell'impiego
di sistemi monetari basati sulla moneta creata dal nulla. Altri
deplorevoli effetti sono le omelie dei demagoghi sulla necessità
di controllare i prezzi, e le litanie popolari rivolte alle stesse
Autorità, in merito all'immoralità di fantomatici
speculatori che si arricchirebbero indebitamente vendendo cose proprie
a valori troppo alti.
Poniamo un
punto fisso. A parità di fattori, il prezzo di qualunque
bene scende all'aumentare del progresso, alimentato da quel mix
d'inventiva e sudore che conduce alla scoperta di principi
più razionali nell'utilizzo delle risorse in un regime di
alta specializzazione del lavoro.
Questo punto
fisso, che chiameremo discesa spontanea dei prezzi, è inconfutato
dall'alba della civiltà. La sua diretta conseguenza è
che, a parità degli stessi fattori, il prezzo di qualunque
bene può crescere solo se moneta piovuta dal nulla (in ogni
sua forma) aumenta nelle disponibilità di qualcuno ed è
spesa a un tasso superiore a quello di discesa spontanea.
Tuttavia, solo
l'Autorità monetaria può produrre il denaro a piacimento.
Una volta che il nuovo denaro entra in circolazione e viene speso,
esso annacqua il potere di acquisto di quello già esistente.
Se quanto sopra
esposto è corretto, la causa dell'aumento dei prezzi è
l'attività di stampa di nuovo denaro da parte dell'Autorità
monetaria.
Supponiamo
allora che quanto esposto sia falso e che coloro, individui, che
agiscono dietro alla parola Autorità, abbiano come chimerico
obiettivo il congelamento dei prezzi. Quali procedure interventiste
lo Stato può attuare per dipingere un'icona di stabile serenità?
Senza l'interferenza
delle Autorità, i prezzi sono definiti dalle libere preferenze
degli individui. Se l'Autorità impone per decreto un prezzo
inferiore a quello stabilito dal mercato, la quantità del
bene prodotto diventa insufficiente per soddisfare tutte le richieste.
Bisogna allora che, manu militari , l'Autorità razioni
la merce, con l'effetto inevitabile di far nascere il mercato nero.
Ben presto, si verifica però anche un altro effetto non previsto
dall'Autorità: il settore controllato, non più redditizio,
comincia a essere abbandonato dagli imprenditori, e i prestatori
d'opera alle loro dipendenze sono costretti a cercarsi un altro
impiego. Per evitare che il bene sparisca del tutto dalla circolazione,
all'Autorità non rimane che costringere produttori e prestatori
d'opera a continuare a lavorare sotto minaccia. Ma per fissare il
prezzo di un bene diventa gradualmente necessario fissare anche
i prezzi delle voci che lo compongono come materie prime, stipendi,
prodotti intermedi, energia. La strategia del prezzo imposto è
allora efficace solo se i vari settori dell'economia sono messi
TUTTI sotto controllo.
Se lo scopo
dell'Autorità era bloccare i prezzi, i risultati ottenuti
sono invece la scarsità della merce sui banconi e il degrado
delle attività economiche. Il razionamento della poca merce
forzosamente prodotta dai nuovi schiavi è, insieme alle code
degli affamati, l'espressione più vivida dei prezzi equalizzati
dall'Autorità.
Il prezzo non
è il numero sull'etichetta che l'Autorità può
scrivere a discrezione, ma è l'incontro del giudizio di chi
vende e di chi compra volontariamente. Poiché per ottenere
qualcosa da qualcuno, esistono solo lo scambio volontario (catallassi)
e la rapina, qualunque trasferimento di proprietà che non
ricade nel primo caso è incontestabilmente predatorio. E
dalla nettezza di questo sillogismo non si salva nessun regime di
prezzi imposti per legge.
La conseguenza
del regime dei prezzi imposti è dunque la perdita della libertà
economica e l'abrogazione di fatto della proprietà privata.
Poiché però chi controlla i mezzi controlla i fini,
la perdita della libertà economica è causa della perdita
della libertà individuale e con essa di ogni altra libertà.
Il risultato del tentativo di bloccare i prezzi si riassume in una
sola parola: schiavitù.
Ci sono poi
almeno un paio d'altri pesanti svantaggi in omaggio.
Il primo è
dovuto al fatto che i prezzi urlano gratuitamente e spontaneamente
la scarsità o l'abbondanza dei beni. Se il prezzo è
fissato per decreto, tale informazione cessa di essere corretta
e il calcolo economico necessario a eseguire scelte economiche razionali,
anche le più banali, diventa impossibile.
Il secondo
svantaggio è dato dal fatto che anche l'Autorità laplaciana
più intelligente del mondo non potrebbe avere le conoscenze
di tempo e di luogo, in dote invece ai singoli individui, i quali
agiscono e si correggono continuamente, proprio grazie a un complesso
di informazioni disperse e spesso non articolabili se non da loro
stessi. Tutti i tentativi di pianificare meccanicamente i prezzi
e l'economia sortirebbero pertanto un risultato opposto alle intenzioni:
il caos economico e civile, degno di un despota pasticcione.
Così,
sul controllo dei prezzi, ragionava Ludwig Von Mises nel 1927, dopo
aver visto la rivoluzione d'Ottobre in Russia (1917), il regime
autarchico italiano, e vissuto il caos dei governi provvisori succedutisi
al crollo dell'Impero Austro-Ungarico (1918). La sua teoria aspetterà
confutazioni ancora per molto tempo, mentre ha trovato conferme,
per quel che valgono, nella Germania nazista e, fino ai giorni nostri,
ovunque l'ignoranza bruta in materia di prezzi si sia divisa tra
popolo e potere costituito.
Durante la
Grande Depressione, persino gli Stati Uniti non furono immuni a
pesantissime politiche socialiste. L'irresponsabile stampa di denaro
attuata dalla neonata (1913) Federal Reserve nel decennio "degli
anni ruggenti" (1920-1929), aveva l'infantile pretesa di generare
un'espansione economica illimitata, ma causò la più
(fino ad ora) spaventosa catastrofe economica della storia. Il pasticcio
illiberale attuato da F.D. Roosvelt, e passato alla storia col nome
di "New Deal", si articolò nei seguenti punti:
- sistema bancario
e mercato azionario sotto il controllo dello Stato;
- stampa di
denaro fino alla svalutazione del dollaro da 20$/oncia d'oro a 35$/oncia,
per permettere alla folla di debitori di non pagare parte del dovuto
ai creditori (fino a quel momento la valuta cartacea era stata un'obbligazione
al portatore che lo Stato rimborsava con la precisa quantità
d'oro indicata sulla banconota);
- divieto di
possesso di lingotti d'oro (abrogato solo il 31 dicembre 1974);
- possibilità
per il debitore di onorare in dollari cartacei un contratto esplicitamente
sottoscritto in oro;
- opere pubbliche
e lavori sociali (rimboschimento!) per impiegare i disoccupati;
- imposizione
di prezzi massimi per molti beni e di prezzi minimi per i salari;
- imposizione
del numero massimo di ore di lavoro;
- sovvenzioni
arbitrarie a taluni settori produttivi a scapito di altri;
- sussidi di
disoccupazione e piani statali d'assicurazione, d'invalidità
e vecchiaia.
Franklin Delano
fu rieletto, ma pestò nel mortaio un'economia già
frantumata, impedendo la discesa, anche d'un solo decimale, della
disoccupazione (25%!), il cui dramma fu brillantemente risolto spedendo,
tra bandiere e fanfare, i disoccupati in guerra (1941). Solo il
Leviatano di Hobbes, coordinando al meglio le sue molle e i suoi
cardani meccanici in preda a delirio olistico-costruttivista, avrebbe
potuto fare peggio.
Oggi ancora,
ad ogni aumento dei prezzi, i demagoghi, alcuni ignoranti come somari,
altri diabolicamente colti, sberciano che l'Autorità congeli
i prezzi, il cui aumento è a lei stessa imputabile.
Di contro,
il diritto alla deflazione rimane universalmente ignorato, almeno
finché agli individui farà difetto la coscienza che
alcuni, invece di lavorare, si stampano legalmente i denari
per i propri costosi bisogni.
Se si deve
sognare è sempre bene farlo in grande. Quindi, chiedete pure
prezzi bassi decretati dall'Autorità, iniziando, per cortesia,
dai beni extra-lusso, come yacht e castelli vista lago. Preparatevi
però a fare lunghe file, al termine delle quali rimarremo
spesso a bocca asciutta, calcando anche quelle per beni più
modesti, come il pane.
Alessandro
Catanzano |