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In
tutti i Paesi del mondo - credo - l'avarizia e l'ingiustizia dei
principi e degli Stati sovrani, abusando della fiducia dei sudditi,
hanno diminuito gradualmente la quantità reale di metallo
originariamente contenuta nelle monete.
Adam
Smith (La ricchezza delle nazioni, 1776)
(24/1/05)
Il tema monetario occupa un posto speciale in economia. Forse la
noia che ispira è causata dal gergo, così distante
dal linguaggio comune o dalla convinzione popolare che tanta teoria
sia, nella quotidianità, solo un intralcio. Certo è
che per gli studenti il tedio si brina di panico, perché
la politica monetaria è insegnata in un rovo inestricabile
di analisi matriciale e statistica. Il ruolo di una banca centrale
sfuma così tra il disinteresse delle persone comuni da una
parte, e dall'altra in ricordi di studenti angosciati da matematismi
ideati da teoristi zelanti.
In passato
la moneta non ha avuto bisogno di grandi spiegazioni. Essa è
sempre emersa spontaneamente tra le altre, come la più commerciabile
tra le merci ricercate dagli uomini. Dovunque gli individui si siano
scambiati ciò che ritenevano avere meno valore con ciò
che ritenevano averne di più, la moneta è stata il
mezzo di scambio, vale a dire la lingua con la quale essi hanno
comunicato informazioni cruciali riguardo alla scarsità e
all'abbondanza.
Al tramonto
dell'Impero Romano, c'erano facce di bronzo su monete di rame. Nel
Medioevo, la superstizione popolare che fosse un atto del re a dare
valore alla moneta ( valor impositus ) fu, in una dimostrazione
di razionalismo ante litteram , incorporata nella legge,
tentando di giustificare i vani tentativi di imprimere lo stesso
valore su monete contenenti una quantità progressivamente
inferiore di metallo prezioso. Se Filippo il Bello di Francia in
un sol colpo, sterminò i propri creditori e si appropriò
dei loro templari tesori, quelli, di rango altrettanto alto, di
Guglielmo III d'Inghilterra, per non rischiare la stessa sorte,
inventarono la Banca d'Inghilterra (BoE).
Da quel punto della
storia in poi, i problemi degli uomini legati alla moneta iniziano
a essere sistematici, e sistematicamente studiati. Durante le guerre
napoleoniche, la crescente emissione di banco-note da parte della
BoE, non corrispondente ai relativi depositi in oro, fece dapprima
lievitare artificialmente l'attività economica e poi i prezzi
dei beni, ripiombando una Londra già fiaccata dalle guerre,
in una ancor più cupa depressione economica. Della fame il
popolino incolpò untori e commercianti, chiedendo al governo
di intervenire con prezzi imposti, fissati per legge.
Ricardo,
gran banchiere ed economista, mandò tre lettere anonime al
Times, indicando invece nella Banca d'Inghilterra e nella sua politica
d'espansione creditizia in regime di riserva frazionaria (l'inflazione
appunto) la causa dell'aumento dei prezzi. Il 1913 vide nascere
la Banca centrale americana (FED), con il suo gigantesco e infantile
potenziale inflattivo, che generò la più abbacinante
espansione e la conseguente più spettrale depressione economica
della storia moderna, ricordata dai più con l'appellativo
di Grande Depressione o crisi del '29.
La banca
centrale ha dunque un'enorme influenza sulla vita delle persone,
al punto che nessuno ne conosce nemmeno a grandi linee il funzionamento.
Circolano su di essa molti luoghi comuni, come quello che la vuole
investita della funzione di stabilizzatore dell'economia capitalistica,
altrimenti intrinsecamente instabile, come sostenuto da Marx. In
realtà è essa stessa la causa dell'instabilità
(sempre che il teorema D'Alambert di meccanica razionale sull'equilibrio,
abbia qualcosa a che fare con le scienze sociali ed economiche).
Oppure che
la banca centrale abbia funzione di vigilanza sulle banche commerciali,
quando i fondatori e maggiori azionisti della vigilante sono proprio
le vigilate. O ancora, che essa sia il tempio della sapienza economica,
al punto da poter prevedere il futuro, quando progetta per la propria
sede centrale enormi stanzoni per mostruosi computer, resisi clamorosamente
sovrastimati dalla rapidissima miniaturizzazione dei circuiti elettronici,
intervenuta nel frattempo. Ma forse il più grossolano di
tutti è che essa governi i prezzi e l'economia, tramite l'aumento
o l'abbassamento lungimirante del tasso ufficiale di sconto.
Nessuna formula può
calcolare il tasso d'interesse, perché i tre addendi che
ne formano il valore sono legati alle umane pretese di colui che
deve prestare e alle umane attese di colui che riceve il prestito.
Queste componenti sono:
- il rischio
di non rivedere, dopo il tempo pattuito, né il prestito né
l'interesse
- la perdita
di potere d'acquisto durante il tempo pattuito
- il premio
alla rinuncia alla disponibilità di oggi per la disponibilità
dopo il tempo pattuito, cioè a dire la preferenza temporale.
Questi tre
valori, sono maggiori di zero per definizione e uguali a zero solo
per i santi. Essi sono calcolabili solo mediante un giudizio da
parte delle due parti coinvolte. Infatti nell'epoca del supercalcolo
a bassissimo costo (e a minimo ingombro.), i migliaia di miliardi
di sofferenze ogni anno, indicano che non esistono algoritmi statistici
che possano sostituirsi al giudizio imprenditoriale elaborato dal
prestatore sul prenditore. Inoltre, in questa stessa epoca di statistica
statale dei prezzi, anche con i più avanzati software ad
apprendimento non parametrico, non è possibile prevedere
il potere d'acquisto della moneta, ed è necessario che prenditore
e prestatore ne stimino personalmente l'andamento futuro. Infine,
la preferenza temporale, la più importante e la più
sconosciuta dei tre elementi del tasso d'interesse, non può,
per definizione, che essere personale.
Quindi,
a definire un tasso d'interesse, sono i tre valori rimuginati da
colui che presta e i tre sperati da colui che prende. Ma gli attori
economici del pianeta sono alcuni miliardi e cambiano idea riguardo
a molte cose molte volte al giorno. Anche a voler impostare il problema
secondo i più blandi canoni positivisti, appare difficile
conoscere il sistema di equazioni differenziali che presiede al
calcolo anche solo della media del corretto tasso d'interesse preferito
da tutte le parti. Andrebbe poi verificata l'influenza di una loro
variazione sulle variabili stesse e le loro derivate, dirette e
parziali di ordine n. Ciò corrisponde a prevedere in tempo
reale tutte le decisioni di tutti gli uomini del pianeta,e le conseguenze
dirette e indirette, oltre ovviamente, a saper prevedere ogni aspetto
delle scienze naturali e artificiali e la loro influenza sugli uomini.
Evidentemente, i banchieri centrali ricevono ordini direttamente
da Dio. Oppure, come tutti i cosmologisti, sbagliano sistematicamente.
(continua)
Alessandro
Catanzano
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