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La storica
attività della banca commerciale è quella della custodia
e del prestito di denaro altrui a pagamento. Un tempo il rischio
di tale attività imprenditoriale era quello di prestare note
di credito in eccedenza rispetto al deposito d'oro custodito per
conto dei clienti. Questi depositavano l'oro o l'argento posseduti
in banca, che rilasciava loro una banco-nota. Il denaro circolante
era, di fatto, costituito da oro o argento monetato e banco-note,
rappresentanti depositi di metallo prezioso riscattabili a vista.
Chiunque fosse pagato con una banco-nota invece che con oro, poteva
presentarsi alla banca e riceverlo a vista o spendere a sua volta
la banco-nota.
La bravura
imprenditoriale del banchiere si esprimeva prestando a imprenditori
promettenti, banco-note dietro tasso d'interesse, per una quantità
eccedente i depositi d'oro dei clienti, fidando da una parte nella
bassa probabilità di un contemporaneo riscatto dell'oro da
parte di tutti i possessori di banco-note in circolazione, dall'altra
nella restituzione del credito con gli interessi. Naturalmente il
guadagno era funzione dell'espansione delle banco-note a credito,
che se aumentata significava, sì, più interessi, ma
anche più rischio perché i depositi d'oro non potevano
essere moltiplicati come pani e pesci. Infatti una frazione delle
banco-note circolanti portate al riscatto, magari perché
la loro inflazione faceva nascere il sospetto nei possessori
che non vi fosse oro a sufficienza per far fronte a tutte le banco-note
emesse, provocava la cosiddetta corsa alla banca , con
il conseguente doloroso fallimento. Più banche private in
concorrenza tra loro, situate in paesi diversi, costituivano un
valido baluardo all'espansione perché le banco-note delle
banche più avide d'interessi e meno attente alla valutazione
dei progetti imprenditoriali dei prenditori, rischiavano, se in
eccesso, di essere rifiutate.
La banca
centrale serve a evitare il medesimo rischio di un tempo, cioè
il rischio imprenditoriale d'insolvenza delle banche commerciali.
Essa coordina, infatti, l'opera d'espansione creditizia e protegge
le banche commerciali con il trasferimento di ogni risultato negativo
di un azzardo eccessivo di riserva frazionaria, nella perdita di
potere d'acquisto della moneta. L'azzardo è dato dall'emissione
privata di moneta effettuata dalle banche attraverso l'effetto moltiplicatore
dei depositi a vista. Di cento soldi depositati, solo 10 (pari alla
riserva frazionaria, per esempio del 10%) viene conservata dalla
banca, mentre gli altri 90 vengono prestati e finiscono in un altro
conto corrente. 9 di 90 sono trattenuti e 81 prestati, e così
via moltiplicando fino a un massimo di dieci volte il deposito (100/10%=1000).
La prima
linea contro il rischio d'insolvenza delle banche è fornita
dallo scambio, attraverso il mercato interbancario, tra attivi e
passivi dei conti di riserva. In sostanza, presso la banca centrale,
le banche con liquidità in eccesso, prestano a quelle alle
quali la riserva frazionaria è stata esaurita dai riscatti
dei legittimi proprietari dei depositi. E' evidente che finchè
il totale tra attivi e passivi rimane positivo, il sistema risulta
assai efficace, anche se non proprio in linea con un ideale spinoziano
di concorrenza. Però, se la somma degli attivi e dei passivi
nei conti di riserva di tutte le banche si risolve con
un segno negativo, significa che, benché sia richiesta dai
legittimi proprietari solo una frazione del denaro dato in custodia
alle banche, in cassa ne è presente una frazione ancor più
piccola e non sufficiente a soddisfare i riscatti. Un multiplo del
denaro che dovrebbe essere in deposito è in prestito, in
cambio dei relativi interessi multipli, e impegnato in attività
imprenditoriali la cui precoce liquidazione comporterebbe forti
perdite. A questo punto i conti dell'attività imprenditoriale
di prestare denaro non tornano. Tutti falliti?
La seconda
linea di difesa contro il rischio d'insolvenza è data dalla
Banca centrale, che è pronta a fornire, a pagamento, una
quantità illimitata di denaro al sistema bancario,
perché essa è autorizzata dalla legge a generarlo
dal nulla mediante stampa di banconote o, oggi più modernamente,
mediante scritture elettroniche. La moderna scusa addotta a giustificazione
di questa fantasmagorica possibilità legalmente riconosciuta,
(prodursi il denaro dal nulla) è che la sfiducia nel sistema
bancario potrebbe generare l'insolvenza generalizzata. Ma è
vero il contrario. Il rischio imprenditoriale d'insolvenza induceva
le banche a limitare l'esposizione, guadagnandosi la fiducia dei
clienti che ricevevano una banco-nota come testimonianza del deposito.
Solo la fiducia nella banca permetteva il pagamento con la banconota
di beni e servizi.
Oggi proprio
l'esistenza della Banca centrale come inflattore illimitato di ultima
istanza, induce le banche a esporsi molto più del consentito.
Dovrebbe far riflettere che il conto dell'azzardo non riuscito di
una riserva frazionaria eccessiva, sia pagato di continuo da tutti
i possessori di asset liquidi (soldi, pensioni, polizze, rendite,
ecc.), che si vedono depredati del potere d'acquisto, attraverso
l'aumento della quantità di moneta. Ma forse dovrebbe addirittura
stupire che tra questi vi siano anche i clienti delle banche che
pagano per il servizio di deposito. Infatti, nonostante la deflazione
spontanea dei prezzi (pari a circa al -8% l'anno), un dollaro sotto
chiave dal 1913, vale oggi il 96% in meno, grazie alla magia tipografica
perpetrata a cassaforte inviolata. L'aumento dei prezzi ha dunque
un'unica causa: la stampa di denaro da parte della Banca centrale,
che è invece accreditata da tutti come il baluardo contro
il loro aumento.
(precedente)
(continua)
Alessandro
Catanzano
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