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La leggenda del santo bevitore (II)

 

La storica attività della banca commerciale è quella della custodia e del prestito di denaro altrui a pagamento. Un tempo il rischio di tale attività imprenditoriale era quello di prestare note di credito in eccedenza rispetto al deposito d'oro custodito per conto dei clienti. Questi depositavano l'oro o l'argento posseduti in banca, che rilasciava loro una banco-nota. Il denaro circolante era, di fatto, costituito da oro o argento monetato e banco-note, rappresentanti depositi di metallo prezioso riscattabili a vista. Chiunque fosse pagato con una banco-nota invece che con oro, poteva presentarsi alla banca e riceverlo a vista o spendere a sua volta la banco-nota.

La bravura imprenditoriale del banchiere si esprimeva prestando a imprenditori promettenti, banco-note dietro tasso d'interesse, per una quantità eccedente i depositi d'oro dei clienti, fidando da una parte nella bassa probabilità di un contemporaneo riscatto dell'oro da parte di tutti i possessori di banco-note in circolazione, dall'altra nella restituzione del credito con gli interessi. Naturalmente il guadagno era funzione dell'espansione delle banco-note a credito, che se aumentata significava, sì, più interessi, ma anche più rischio perché i depositi d'oro non potevano essere moltiplicati come pani e pesci. Infatti una frazione delle banco-note circolanti portate al riscatto, magari perché la loro inflazione faceva nascere il sospetto nei possessori che non vi fosse oro a sufficienza per far fronte a tutte le banco-note emesse, provocava la cosiddetta corsa alla banca , con il conseguente doloroso fallimento. Più banche private in concorrenza tra loro, situate in paesi diversi, costituivano un valido baluardo all'espansione perché le banco-note delle banche più avide d'interessi e meno attente alla valutazione dei progetti imprenditoriali dei prenditori, rischiavano, se in eccesso, di essere rifiutate.

La banca centrale serve a evitare il medesimo rischio di un tempo, cioè il rischio imprenditoriale d'insolvenza delle banche commerciali. Essa coordina, infatti, l'opera d'espansione creditizia e protegge le banche commerciali con il trasferimento di ogni risultato negativo di un azzardo eccessivo di riserva frazionaria, nella perdita di potere d'acquisto della moneta. L'azzardo è dato dall'emissione privata di moneta effettuata dalle banche attraverso l'effetto moltiplicatore dei depositi a vista. Di cento soldi depositati, solo 10 (pari alla riserva frazionaria, per esempio del 10%) viene conservata dalla banca, mentre gli altri 90 vengono prestati e finiscono in un altro conto corrente. 9 di 90 sono trattenuti e 81 prestati, e così via moltiplicando fino a un massimo di dieci volte il deposito (100/10%=1000).

La prima linea contro il rischio d'insolvenza delle banche è fornita dallo scambio, attraverso il mercato interbancario, tra attivi e passivi dei conti di riserva. In sostanza, presso la banca centrale, le banche con liquidità in eccesso, prestano a quelle alle quali la riserva frazionaria è stata esaurita dai riscatti dei legittimi proprietari dei depositi. E' evidente che finchè il totale tra attivi e passivi rimane positivo, il sistema risulta assai efficace, anche se non proprio in linea con un ideale spinoziano di concorrenza. Però, se la somma degli attivi e dei passivi nei conti di riserva di tutte le banche si risolve con un segno negativo, significa che, benché sia richiesta dai legittimi proprietari solo una frazione del denaro dato in custodia alle banche, in cassa ne è presente una frazione ancor più piccola e non sufficiente a soddisfare i riscatti. Un multiplo del denaro che dovrebbe essere in deposito è in prestito, in cambio dei relativi interessi multipli, e impegnato in attività imprenditoriali la cui precoce liquidazione comporterebbe forti perdite. A questo punto i conti dell'attività imprenditoriale di prestare denaro non tornano. Tutti falliti?

La seconda linea di difesa contro il rischio d'insolvenza è data dalla Banca centrale, che è pronta a fornire, a pagamento, una quantità illimitata di denaro al sistema bancario, perché essa è autorizzata dalla legge a generarlo dal nulla mediante stampa di banconote o, oggi più modernamente, mediante scritture elettroniche. La moderna scusa addotta a giustificazione di questa fantasmagorica possibilità legalmente riconosciuta, (prodursi il denaro dal nulla) è che la sfiducia nel sistema bancario potrebbe generare l'insolvenza generalizzata. Ma è vero il contrario. Il rischio imprenditoriale d'insolvenza induceva le banche a limitare l'esposizione, guadagnandosi la fiducia dei clienti che ricevevano una banco-nota come testimonianza del deposito. Solo la fiducia nella banca permetteva il pagamento con la banconota di beni e servizi.

Oggi proprio l'esistenza della Banca centrale come inflattore illimitato di ultima istanza, induce le banche a esporsi molto più del consentito. Dovrebbe far riflettere che il conto dell'azzardo non riuscito di una riserva frazionaria eccessiva, sia pagato di continuo da tutti i possessori di asset liquidi (soldi, pensioni, polizze, rendite, ecc.), che si vedono depredati del potere d'acquisto, attraverso l'aumento della quantità di moneta. Ma forse dovrebbe addirittura stupire che tra questi vi siano anche i clienti delle banche che pagano per il servizio di deposito. Infatti, nonostante la deflazione spontanea dei prezzi (pari a circa al -8% l'anno), un dollaro sotto chiave dal 1913, vale oggi il 96% in meno, grazie alla magia tipografica perpetrata a cassaforte inviolata. L'aumento dei prezzi ha dunque un'unica causa: la stampa di denaro da parte della Banca centrale, che è invece accreditata da tutti come il baluardo contro il loro aumento.

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Alessandro Catanzano

 
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