| (Dal
forum "Acquistare Oro come Investimento?")
(29/11/05)
La tesi di Barnett
e Block ("All action is either consumption or production,
and that exchange is but a form of production, Consequently,
all goods are either consumers' goods or producers' goods; there
is no third possibility. And that among these two money is a producers'
good, not a consumer good", ndr) è da respingere,
secondo me.
E' una forzatura
logica il considerare lo scambio come una forma di produzione. Lo
scambio è un'azione economica di tipo strumentale, ed è
al servizio sia del consumo che della produzione.
E' in sostanza
lo strumento che permette l'interazione tra le azioni che i diversi
agenti economici pongono in essere nel perseguimento delle loro
preferenze; e quest'ultime possono essere indifferentemente orientate
sia la consumo che alla produzione.
E' su
queste basi logiche che si fonda l'ineccepibilità della classificazione
di Mises della Moneta come bene sui generis, peculiarissimo.
Detto
questo, ritengo comunque che la definizione misesiana abbia bisogno
di sviluppi più innovativi di quelli dati finora dai suoi
successori.
Cominciamo
col chiarire una cosa: non esistono beni capitali e beni di consumo
in sè, beni che posseggano quelle qualificazioni ontologicamente.
Esistono i beni!
La loro qualificazione
in un senso o nell'altro è operata dall'azione umana. Lo
stesso bene può avere funzioni diverse, in tempi successivi,
a seconda delle preferenze dell'agente economico.
Una patata
può essere consumata, o può venire impiegata come
bene capitale per la produzione di altre patate. Una casa può
essere usata come rifugio, e quindi consumata, ma può allo
stesso tempo essere impiegata come luogo di produzione. Oppure,
trasformarsi in bene capitale successivamente tramite messa in opera
di un albergo, o di una locanda. Lo stesso oro può essere
consumato da mia moglie, che si orna di un mio regalo, o può
essere un bene capitale nelle mani di un orafo che lo usa per produrre
gioielli.
L'oro ha
però una funzione ulteriore, storicamente esclusiva insieme
all'argento, quando gli agenti economici lo usano come Moneta.
Ovverossia,
lo usano come bene di scambio, come il bene strumentale per eccellenza.
Ma anche questa funzione, particolarissima rispetto alle altre due
ed analiticamente ben distinta, deriva dalla volontà particolare
dell'agente economico.
Pertanto,
la qualificazione di un bene come bene capitale o di consumo è
sempre una qualificazione derivata dalle scelte, o preferenze, dell'azione
umana.
Bene!
Acquistare
il bene Moneta (che sia l'oro lo ha stabilito il mercato, ossia
l'azione umana sublimata) può essere considerato come un
investimento?
La risposta
è: senza alcuna ombra di dubbio!
Abbiamo
dimostrato che tale bene ha una funzione peculiarissima, ed essenziale:
la Moneta è la linfa vitale del soddisfacimento dei bisogni
umani!
Essa
è la rappresentazione, universalmente comprensibile, del
benessere. Ognuno può tramutare tutte le sue risorse in tale
bene, e renderle quantitativamente comprensibili a chiunque, e ragionevolmente
trasformarle in altri beni e risorse dopo decenni senza che una
briciola del valore che aveva all'inizio sia stata persa.
(E questa
è l'obiezione mortale contro la pretesa che la carta di Stato
odierna possa mai essere considerata Moneta)
E' la cartina
di tornasole, la pietra angolare, il termine di paragone a cui deve
riferirsi ogni altro bene, esistente o in fieri, ed ogni agente
economico nel suo calcolo. Essa è l'unico bene esistente
capace di trasformarsi all'istante in bene capitale o bene di consumo,
senza passaggi o fatiche ulteriore, al semplice manifestarsi della
preferenza di chi la possiede.
Tutte
queste qualità, peculiarissime ed esclusive, le conferiscono
un valore ulteriore, che nessun altro bene potrà mai avere.
E chi scelga
di allocare le sue risorse risparmiate acquistando tale bene, le
sta investendo.
La cosa
non può essere revocata in dubbio!
Egli
sta investendo in quelle qualità del bene, che ho elencato
sopra, e che lo rendono desiderabilissimo quasi sempre.
Qualità
che, per esempio, gli permettono di poter differire la sua scelta
tra le due forme dell'azione economica, produzione e consumo, senza
che il decorso del tempo gli rechi alcun nocumento (a meno di eventi
eccezionali, tipo la conquista spagnola delle Americhe o l'inizio
dello sfruttamento romano dei giacimenti d'argento spagnoli).
Già
di per sè, non sarebbe poco.
Ma nel
frattempo può pure mettere quel bene a disposizione di altri
che quella scelta hanno già operato, ricevendone un corrispettivo.
Del resto
non si tratta solo della Moneta.
Ogni
consumo posticipato è risparmio. E quindi investimento!
Parlare
di preferenza di liquidità in contrapposizione a preferenze
temporali è concettualmente inconcludente. Un equivoco, in
sostanza.
Si tratta
sempre di preferenze temporali. Una rinuncia ad un consumo immediato
di una parte del reddito personale, in cambio della possibilità
(l'investimento può andar male) di consumare meglio e di
più in futuro.
I fattori
di produzione, quelli in grado di garantire consumi futuri maggiori
e migliori, non sono definibili a priori. Non sono dati!
Si qualificano
come tali solo grazie all'azione dell'agente economico, all'uso
cui vengono destinati dalle preferenze e dai calcoli di quest'ultimo,
ed a patto che siano corretti.
L'unica conclusione
logicamente possibile è pertanto che ogni allocazione di
risorse risparmiate è un investimento. Ed investendo tali
risorse nel bene Moneta (e qui sono debitore di Gibaryan per la
suggestione), l'agente economico sta implicitamente, e magari inconsciamente,
investendo nello sviluppo economico. E' infatti solo l'avverarsi
di tale sviluppo che gli garantirà un reddito maggiore futuro
tramite maggiori beni prodotti ed acquistabili dalla quantità
di risorse che lui ha cristallizzato in Moneta.
Ma un
reddito maggiore, ulteriore, può essergli garantito anche
da un buon prezzo riconosciutogli per l'uso della sua Moneta da
qualche altro agente che voglia usarla nell'immediato per perseguire
le sue assunzioni e preferenze
Abbiamo
sin qui cercato di chiarire i motivi per i quali consideriamo l'allocazione
di risorse risparmiate in Moneta come investimento a tutti gli effetti,
e perchè tale conclusione non comporta in alcun modo la definizione
della Moneta stessa come bene capitale.
Dal ragionamento
esplicitato però, vanno a mio avviso ricavate delle conseguenze.
E qui si entra in un territorio minato, e vanno usate mille cautele,
perchè si tratta di innovare, pur marginalmente, ad una posizione
misesiana, che è poi in sostanza l'avallo di un assunto di
Adam Smith:
"Regarded
from this point of view, those goods that are employed as money
are indeed what Adam Smith called them, "dead stock, which
. . . produces nothing".
Premetto
che io contesto a cuor leggero chiunque, ma quando si tratta di
Mises tendo sempre a considerare che ho torto io, quando mi capita
di trovare qualcosa scritto da lui che non condivido (quasi mai).
C'è
però quel "regarded from this point of view" che
mi fa ben sperare di poter giungere a conclusioni non incompatibili
con il suo insegnamento.
Incominciamo
col porre i paletti, visto che non ho alcuna intenzione di morire
monetarista.
Incrementare
la quantità di Moneta nel sistema economico non significa
aumentare la ricchezza ed il benessere degli agenti che condividono
quel sistema.
Un'altra cosa.
Il ragionamento
è applicabile solo al bene Moneta, così come originato
dal Mercato. E cioè, un bene prodotto strappandolo a costo
di fatica, sudore e sangue dalle viscere della Terra.
Orbene,
ciò premesso, è possibile sostenere che l'immissione
sul mercato di nuove quantità di questo bene sia assolutamente
ininfluente per il benessere degli agenti economici?
Naturalmente,
ripeto, non si vuole affermare che quell'immissione di per sè
sia idonea ad aumentare la ricchezza nel sistema.
Ma affermare
che la produzione di questo bene, la cui importanza peculiare ho
cercato di dimostrare, non possa arrecare alcun beneficio, significa
a mio parere andare oltre il dovuto.
L'emersione
della Moneta come bene assolvente alla funzione essenziale dello
scambio economico ha avuto un'importanza fondamentale per lo sviluppo
economico, e per l'aumento e la diffusione del benessere e della
ricchezza. Questo alla luce delle qualità illustrate in precedenza,
come bene strumentale per eccellenza.
E tali
qualità fanno in modo che esso non possa essere considerato
bene improduttivo, a dead stock.
Se vogliamo
completare il processo logico fino in fondo, bisogna concludere
che nessun bene in sè e di per sè aumenta la ricchezza
del sistema. E' l'uso cui l'azione umana lo destìna a materializzare
quell'aumento di ricchezza. Così come è essa a determinarne
la qualifica di bene di consumo, bene capitale o Moneta.
Ogni
bene e risorsa economica produce ricchezza solo se impiegati nel
modo appropriato, cioè solo se guidati da assunzioni corrette
dell'agente economico nel determinare le proprie preferenze e quelle
altrui.
Senza
l'azione umana, bene direttivo per eccellenza, ogni bene è
improduttivo.
L'importanza
dello scambio nel processo economico, in ogni caso, comanda che
al bene che presiede tale funzione (e la rende possibile universalmente
in termini omogenei) sia riconosciuto un valore di arricchimento
(potenziale) non diverso dagli altri beni di produzione, e cioè
proporzionale al suo incremento nel sistema e subordinatamente ad
un uso adeguato da parte dell'azione umana.
L'assunzione
di North, secondo cui "the sources of the economic profits
of the gold mine owner are the economic losses sustained by the
late recipients of the new gold...", non convince.
L'unico motivo
che mi viene in mente per cui l'ultimo recipiente della nuova Moneta
debba sostenere delle perdite economiche è l'aumento dei
prezzi che tale incremento del bene Moneta abbia prodotto nel frattempo.
Ebbene, non è necessariamente così.
Se quella
nuova Moneta è stata impiegata in un modo adeguato, avrà
contribuito al sorgere di nuove fabbriche, produttrici di nuovi
beni.
E tali
nuovi beni compenseranno la nuova Moneta.
Ho iniziato
questo scritto rigettando la tesi che qualificava la Moneta come
bene capitale, ma l'ho fatto cercando di dimostrare che tale qualificazione
andava rigettata perché ne sminuiva l'importanza.
La Moneta
è adatta ad essere qualificata tale dall'azione umana, ma
è pure adatta ad ulteriori qualifiche, in virtù della
funzione cui assolve.
Pertanto,
sarebbe bizzarro se l'aumento della produzione di tale bene non
dovesse considerarsi potenzialmente accrescitivo del benessere comune
quantomeno alla stessa stregua ed alle stesse condizioni dell'aumento
di produzione di ogni altro bene.
Bisogna infatti
ricordare che il processo che porta ad un aumento del bene Moneta
nel sistema economico è un processo economico a tutti gli
effetti. Esso non differisce in nulla dai processi che portano alla
produzione degli altri beni. E come gli altri beni, esso è
suscettibile di essere consumato o usato come fattore di produzione.
Tale bene però,
unico tra tutti i beni economici, è adatto ad un'ulteriore
qualificazione da parte dell'azione umana: quella di mezzo di scambio,
universale ed omogeneo. Racchiude quindi in sé una qualità
in più rispetto ad ogni altro bene, possiede una utilità
economica maggiore.
Anche solo
a volersi limitare a quest'ultimo aspetto, quello di mezzo di scambio,
è arduo sostenere che la Moneta sia da considerarsi bene
morto, improduttivo.
E' chiaro
che il soddisfacimento dei bisogni umani avviene attraverso la produzione
di qualcosa che, consumata, soddisfi quei bisogni. Produzione e
consumo sono i concetti fondamentali dell'attività economica.
Ma è
altrettanto chiaro che sia la produzione sia il consumo risulterebbero
impossibili senza la funzione essenziale dello scambio. Ognuno sarebbe
costretto a consumare esclusivamente quello che riesce a produrre
lui stesso. In altre parole, senza lo scambio non si potrebbe neanche
parlare di civiltà umana.
Naturalmente,
la Moneta non è lo scambio. Lo scambio preesisteva alla Moneta.
Essa però
lo ha reso fattibile universalmente, ed in termini omogenei, facilitandolo
all'ennesima potenza, e facilitando e migliorando enormemente in
tal modo produzione e consumo.
Il non dover
più paragonare i beni tra loro ogni volta, ogni singolo bene
ogni singola volta, ha accelerato lo sviluppo economico e la creazione
di ricchezza in maniera esponenziale.
E come
si può allora negare al bene che lo ha reso possibile persino
la dignità riconosciuta ad ogni altro bene?
Ecco,
il dado è tratto!
Mi rendo conto
che le mille cautele usate non mi salvano certo dall'eresia. Ma
qua non si discute di Verità Rivelate.
Il processo
logico va portato a compimento.
Ed è
confutabile sempre, se qualcuno ne è in grado.
Castrese
Tipaldi
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