Eventuali commenti a quanto detto nella prima parte

 

Mi sembra che l'analisi particolareggiata di Priori Friggi sul crack dell'87 abbia evidenziato come quell'evento fu il risultato di tutta una serie di interventi istituzionali piuttosto caotici. Questo a supporto della tesi "Austriaca" secondo la quale, come dicevo, ogni crac è sempre il risultato dell'interferenza istituzionale sui processi del libero mercato.

 

Si dice spesso, soprattutto negli ambienti antiliberali, che questa sia l'era di un neoliberalismo economico spinto. Niente di più falso. Dietro le moltiplici apparenze è vero tutto il contrario: gli interventi istituzionali sui mercati e le economie sono pesanti come lo sono sempre stati nell'ultimo secolo. Probabilmente anche più pesanti. Purtroppo a livello macro il liberalismo economico è caduto in coma profondo all'inizio del XX secolo con la fine del gold standard ed è morto definitivamente nel 1971 con l'abbandono di quel poco che di esso era rimasto. Sopravvive a certi livelli micro, ma è sempre fortemente influenzato e, direi, anche penalizzato e male indirizzato.

 

Inoltre, da qualche decade c'è un elemento in più che inasprisce la serie di problemi che l'intervento istituzionale genera sui mercati finanziari. E' il conflitto sempre più pesante tra una gestione del credito centralizzata che si propone come "stabilizzatrice" e una crescente liquidità destabilizzatrice paradossalmente figlia di quella gestione stessa. In poche parole il sistema della moneta e del credito ha un pianificatore che con una mano cerca di stabilizzare e con l'altra crea la materia destabilizzatrice. E' un circolo vizioso sempre più pericoloso.

 

In una economia di libero mercato, nel pieno rispetto dei diritti di proprietà, non esisterebbe il ciclo economico come viene inteso oggi. Mises fu il primo, quasi 100 anni fa, a spiegare dettagliatamente l'origine del ciclo economico. Lezione ignorata, con il risultato che da quasi un secolo ci troviamo in una situazione davvero paradossale e sempre più delicata: le banche centrali hanno il compito di gestire quel "ciclo economico" di cui esse stesse sono una delle prime cause. Greenspan in tal senso non ha curato affatto il ciclo economico, ha semplicemente spinto la banca centrale verso una manipolazione dello stesso superiore a qualunque tentativo precedente. I costi ancora non sono emersi, ma emergeranno e saranno altissimi quando gli sforzi da lui compiuti si riveleranno inutili.

 

Seconda Parte

 

6) Dopo il crack Greenspan si e' trovato di fronte ad altri grossi avvenimenti:

la prima guerra in Iraq, la recessione dei primi anni novanta, le crisi

valutarie della seconda meta' degli anni novanta, internet e la "bolla" in

borsa, lo scoppio della bolla e la recessione, l'11 settembre. Impossibile

entrare nel dettaglio. Ma qualcosa dobbiamo provare a dire su come Greenspan se

l'e' cavata.

 

Sempre grazie al solito espediente, fornire al mercato liquidità, tanta, senza limiti. Come già detto, quello strumento solo, senza l'appoggio del carisma greenspaniano, non sarebbe stato sufficiente. E poi potrebbe avere giocato un ruolo decisivo anche la fortuna, componente spesso essenziale in tutte le cose che riescono bene. Con certezza possiamo oramai dire che la combinazione, benché per niente efficiente, si è rivelata molto efficace fino al termine del suo mandato. In questo periodo l'economia mondiale ha maturato enormi squilibri strutturali che in qualche maniera prima o poi, chiederanno un raggiustamento. Alla fine le forze del mercato avranno la meglio sull'intervento istituzionale.

 

7) In che situazione si trova Bernake con riferimento alle variabili chiave

dell'economia e della finanza lasciate in eredita' da Greenspan (borsa,

obbligazioni, tassi, inflazione, Pil, energia e oro)?

 

Si trova nella situazione di mantenere l'ordine fittizio e artificiale creato da Greenspan. Dovrà cercare di contrastare le forze del mercato che già da qualche tempo spingono verso un riequilibrio e che chiedono, tra le altre cose, anche la fine dell'impero economico americano basato sul superdollaro. Credo che sia un compito superiore alle sue capacità. E probabilmente presto o tardi sarebbe stato un compito superiore anche per le capacità di un Greenspan ancora in carica. Ad un certo punto, mi ripeto, le forze del mercato hanno la meglio sull'intervento istituzionale. E' una legge alla quale non si sfugge. Gli squilibri strutturali sono stati spinti così avanti da Greenspan che oramai è difficile immaginare lo scenario risolutivo degli squilibri attuali. C'è chi vede le borse tornare giù, e continua a chiamare un Dow Jones a 5000. Dopo essere stato ribassista fino alla primavera del 2003, credo che oramai sia più probabile ritrovarsi con un Dow Jones a 15 mila, un prezzo dell'oro a 3000 e un petrolio a 200$.

 

Ritengo anche che entro una o due decadi l'intero sistema monetario gestito dalle banche centrali verrà messo in discussione. Tuttavia, chi gode di certi interessi acquisiti cercherà un espendiente o un capro espiatorio per sottrarsi alle proprie responsabilità e poter prolungare il proprio indiscusso dominio sull'economia reale attraverso quella finanziaria. Capire le cause di quanto è successo in queste decadi non è solo importante, è indispensabile per salvare quelle libertà economiche che un giorno rischieranno seriamente l'estinzione.

 

8) Ritenete che Greenspan sia stato influenzato da una scuola economica in

particolare?

 

Di sicuro non da quella austriaca, della quale era studioso e profondo estimatore. Il suo saggio "L'oro e le libertà economiche" del 1966 condensa in maniera splendida, e forse migliore di come sia mai riuscito a fare anche un Rothbard, uno dei messaggi più importanti della Scuola Austriaca di Economia. D'altronde per fare una certa carriera bisogna saper mettere da parte i sani insegnamenti. E Alan Greenspan, da quell'arrampicatore sociale che era, come lo definì Ayn Rand, non esitò a mettere da parte la Scuola Austriaca per spingersi sul sentiero di un nuovo esperimento economico mai provato prima ma ben giustificato, per un verso o per l'altro, dall'insieme delle altre scuole economiche mainstream.

Conclusione

Non ho molti dubbi sul fatto che l'operato di Greenspan abbia posto tutto le premesse per una delle più grosse crisi monetarie della storia economica. E' solo una questione di anni. Meno di quelli che ci si possa immaginare. Il mio unico augurio, purtroppo malnutrito dalle esperienze del passato, è che i leader internazionali possano cogliere l'occasione per far rinascere, sulle future ceneri del presente sistema monetario internazionale, un sistema finalmente solido, radicato su una moneta libera, una moneta cioè non arbitrariamente generata e gestita da un pianificatore centrale, bensì determinata dal libero mercato. Con un aggettivo solo, una moneta onesta. Senza di essa, purtroppo, il capitalismo rimarrà sempre viziato alla sua base e continuerà ad essere erroneamente considerato la causa della maggior parte di quei conflitti sociali e internazionali di cui ogni giorno siamo testimoni e spettatori.

Francesco Carbone

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