| (Domenica,
11 Luglio 2004)
La città
è deserta. Le masse, non paghe di essersi spintonate nei
giorni lavorativi della settimana, si sono riversate sulle coste
per continuare a molestarsi. Abbiamo il sospetto che questa ventilata
e fresca domenica di luglio si stia organizzando per metterci in
mezzo ad un paradosso, il regalo di una felicità.
Ad una
attenta riflessione non possiamo non concludere che il quadro più
realistico della condizione umana sia quello ritratto dal Buddha,
dall'autore del Qohelet, da Leopardi e da Freud. La spiacevolezza
è un tratto essenziale dell'esperienza umana. Anche l'intera
trattazione dell'azione umana analizzata da Ludwig von Mises muove
dal principio della rimozione di qualche sorta di uneasiness
. Essa prende in considerazione l'organizzazione dei mezzi
in vista di un fine. Non si sofferma sull'origine dell'insoddisfazione
(pudicamente indicata come scarsità delle risorse), né
sulla adeguatezza del fine a rimuoverla. Fatta salva l'adeguatezza
della ricostruzione misesiana di ciò che sta in mezzo, restano
intatti per la nostra perplessità l'irritante estremo sinistro
del desiderio e il vano estremo destro dell'appagamento.
La Realtà
della Spiacevolezza stabilita dall'Illuminato è stata oggetto
di una disamina quasi formale nello Zibaldone di Pensieri :
il desiderio è per sua natura illimitato, ogni appagamento
è per sua natura limitato, dallo scarto deriva ineliminabile
la sofferenza umana. Illusione è qualsiasi condizione mentale,
credenza o evento che possa velare questa evidenza. Come si enuncia
ai versi 47-50 de Il tramonto della luna , l'età
della consapevolezza lascia nondimeno
incolume
il desio, la speme estinta,
secche
le fonti del piacere, le pene
maggiori
sempre, e non più dato il bene .
(È
tutto vero, se non fosse questo crepitare della ghiaia sotto le
ruote della bicicletta, la candida massa immobile delle nuvole nell'azzurro,
il vento e il calore del sole sulla pelle, questo odore di paglia
e di stoppie che non osa alzarsi da terra, un'ansa scura del fiume
tra i pioppi, l'ordinata militanza di una covata di piccoli germani)
Meno
geometrico, più spossato è l'argomentare dell'Ecclesiaste.
Havel Havalim , Vanitas Vanitatum , dice Qohelet,
sedicente figlio di David, Re in Ierushalem. Un infinito vuoto,
un infinito niente l'essenza dell'essere. Aiuta la conoscenza?
Il
cuore che si è dato
da
padrone della conoscenza
a
penetrare tra le passioni
a
discernere le follie
Ma
era vento che ha fame anche questo
Più
cresce la conoscenza
più
aumenta il dolore (I,17-18) .
Giova
il fare?
Tutte
io vidi
le
azioni che si fanno sotto il sole
Ed
ecco fumo è tutto e vento affamato (I,14) .
Il fare
e il piacere?
E
mai da nessun piacere
il
cuore ho trattenuto
pur
di tirare gioia
da
tutto il mio penare
E
farmi una migliore sorte con tanto sforzo
Voltandomi
a guardare/ tutto quel che io ho fatto
mani
mie affaticate
sforzo
compiuto a fare
ecco
era fumo tutto (II, 10-11) .
Qohelet
pensa con l'andivenire di una risacca. Valuta, soppesa, cambia idea:
tutto questo lo irrita e non muta l'esito:
Ma
tra sapienza e follia io vedo
avvantaggiarsi
sapienza
valere
più della tenebra la luce
ci
sono occhi nella testa di chi sa
chi
non sa nella tenebra cammina
Ma
io anche so che c'è
una
sorte per tutti una
E
nel mio cuore dico
tale
la sorte di un idiota tale la mia (II, 15-16) .
(È
tutto vero, se non ci fossero all'ombra dei tigli le badanti ucraine
che si baciano sulle guance e cuciono, avvolte dallo stridore delle
cicale, il viola tenue delle malve e quello acceso del cardo selvatico,
la salita ombreggiata dalle canne di fiume, i complessi rituali
delle formiche, e in un momento giunge il regalo senza merito)
Qohelet
non può essere citato, come una parola sola o un diamante.
Qohelet fa il punto su tutto.
C'è
un tempo per.
C'è
un tempo per.
Freud
iniziò volando sulle chimere positiviste, sopportò
i discorsi di tanta gente. Concluse che la gente è perlopiù
gentaglia. Una cura faticosa e petulante l'avrebbe riportata ad
una comune infelicità. Finalmente potette chiudere bottega
occupandosi di Mosè, tra i dolori del cancro alla mascella.
Comprese che il Marxismo era inumano. Non andò oltre un vago
liberalismo. Investì solo in titoli del tesoro e perse tutto.
Non vide nello Stato un'incarnazione dell'Istinto di Morte, nonostante
la Prima Guerra Imperiale Angloamericana. Neanche il Socialismo
Razzista finanziato da Londra e Sion lo illuminò. Le SS consentirono
a farlo riparare a Hamstead Heath, corrotte dai soldi di Marie Bonaparte,
solo a condizione che lui dichiarasse di non avere subito molestie
da parte loro. Freud acconsentì solo a condizione di una
piccola aggiunta: dichiarò non solo l'assenza di molestie,
ma anzi consigliava vivamente le SS a chicchessia. Pagliacciate
del genere non avrebbero fatto ridere le vecchie sorelle in vacanza
al lager. Il pedante e lo spiritoso accoglie una stessa buca, direbbe
Qohelet.
Risulta
evidente l'applicazione dell'Ecclesiaste ai mercati finanziari attuali.
Qualcosa che sale, scenderà, qualcosa che scende, salirà,
e tutto quello che si infrangerà sul vertiginoso limite del
tempo sparirà per sempre nel presente per cadere nel passato.
Osservo con stupore il fatto che le grandi banche pagano sontuosi
stipendi a "economisti" per "prevedere" i mercati. Congetturo che
lo facciano solo a fini mediatici. Basta vedere chart e volumi del
Nasdaq 1990-2004. Si fa salire della cartaccia e poi la si distribuisce
ai gonzi. Adesso pare di essere alla fine dell'Era della Distribuzione
Parte Seconda. Gli insider comprano sul DOW uno per ogni diciassette
che vendono. Nel frattempo l'unica cosa che NON deve succedere è
che con l'euro a 1,23 l'oro superi $ 432. Il massimo biennale dell'oro
in euro è 351.51. L'oro deve superare questo valore solo
in caso di una vistosa rivalutazione del dollaro in termini di euro
o yen. In poche parole nessuno deve mai assistere allo spettacolo
glorioso di una vittoria dell'oro su tutte le fiat-currency
rilevanti. Un evento del genere potrebbe far suonare la campanella
dell'ultimo giro. Il Pazzo Figlio dell'Uomo saluterebbe tale evento
con canti di gioia e cembali per le vie della città, anche
a costo di scansare le bombe.
Credo sia
illusione pensare che il crollo della tirannia via moneta per decreto
potrebbe far rinascere in Occidente i vecchi valori della civiltà
liberale. È questione di entropia dei costumi. Non si può
tornare indietro. Il massimo che possiamo augurarci è l'interruzione
delle vuote ciance degli economisti di regime.
Fabio
Gardel
|