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Il prezzo del petrolio? 11,5 once d'oro per 100 barili!

(21/8/04) La mattina del sabato, mentre riassettiamo la cucina sconvolta dagli esperimenti culinari del venerdì sera, ci capita di ascoltare, per diletto, la voce intensa, bella e profonda che emana dalle frequenze dell'unica radio politica esistente nella congerie di terre proditoriamente chiamata Italia. Alla Rassegna Stampa per Antonomasia riserviamo l'affetto di un abitudine che si è trovata bene con noi ed è rimasta, e anche, a dire il vero, una certa antica riconoscenza di quando, in adolescenza, quelle note gravi facevano nascere i primi germogli di uno spirito critico che la triade Media-Scuola-Chiacchiera cercavano come le Gorgoni di pietrificare nella più classica delle stupidità italiote. È con cocente dolore che ascoltiamo talvolta la Voce aggiungere un commento personale agli articoli letti, talvolta quando si tratta di economia (perdoniamo chi preferisce l'azione politica alla lettura quieta delle 885 pagine di Human Action di Mises), talaltra quando la Voce accenna ad un pensiero in tema di politica estera anglo-americana e lì davvero ci tocca rilevare una ignoranza crassa, che è colpa, dell'azione storica nell'ultimo secolo del sistema stato-banca dell'Impero Anglo-americano.

Un'altra voce nel '44 suggestionava l'etere italico, il miglior fabbro Ezra Pound, che nel turbinio aveva capito i gravi crimini dei Gestori dell'Oro e, prendendosela con la spada oltre che con la mano che la impugna, non trovava di meglio che affidarsi alle sirene dei monetary crank tipo Douglas o Gesell per cercare una via di libertà per l'uomo. Forse non seppe che anche l'Apostolo Keynes ebbe parole d'interesse per Gesell, non essendoci stata mai un'idea troppo perversa da non piacere all'Angelo di Bloomsbury. La nostra idea dell'essenzialità in una società giusta, di una moneta aurea a conio privato in un sistema bancario a riserva intera, allude inconsciamente a quella sessualità genitale e ortodossa che l'Inglese ebbe a disdegno: il cavalcantiano e confuciano Pound avrebbe dovuto trovarla congeniale, se la letteratura economica corrente al tempo suo gli avesse reso miglior servizio.

Ammessa così l'indulgente simpatia per Ezra e per la Voce, apprendiamo da quest'ultima che esiste, stampato in neofiorentino di illusoria centoquarantatreenne Italia, un quotidiano a nome La stampa che pubblica oggi (sabato, 21 Agosto 2004, 33 anni dopo la fine dell'ultima parvenza di sistema monetario) un articolo di un certo sig. Bruni che collega, udite, udite! l'aumento del prezzo del petrolio alla forsennata creazione di moneta dal nulla perseguita dalla Infame Creatura di Jeckyll Island negli ultimi quattro anni per evitare che il DOW tornasse a 2000 e il NASDAQ chiudesse i battenti, con tutto quel che ne sarebbe seguito. Attoniti di fronte alla sorprendente scoperta dell'acqua fredda, ci permettiamo di scoprire l'acqua: al mondo tutto ciò che può essere misurato con buoni acquisto governativi è sui massimi storici.

Lo so, lo so: ci sono eccezioni. Il prezzo dell'oro misurato in buoni acquisto governativi della Namibia o del Sud-Africa sta calando da quattro anni a questa parte, ma chi siamo noi per comprendere la genialità dei pianificatori sociali marxisti di Pretoria e per spiegare perché i mercati valutino di più quella cartaccia inconvertibile che l'antico metallo dei re? Potessimo girare liberamente per i corridoi della BIS, della FED, della BCE, della BOJ, del FMI e quanti sono il diavolo se li porti potremmo forse trovare risposta a tale sorprendente evenienza. Per oggi ci contenteremo di calcolare il prezzo del petrolio in once d'oro.

Se i produttori dell'unica carta stampata più ignobile della cartamoneta avessero un minimo di amore per la verità userebbero un qualche truffaldino indice dei prezzi governativo per rendere possibile un tentativo di calcolo economico in termini reali , invece di continuare a blaterare di insignificanti prezzi nominali . Tutte le quotazioni del mondo andrebbero corrette per l'inflazione per farsi un'idea storicamente valida nel lungo periodo sull'andamento dei prezzi. Nel suo ultimo pezzo, "Gold/Oil Ratio Extremes", il notevole Adam Hamilton ha disegnato un grafico per illustrare questo procedimento applicato all'oro e al petrolio.

Da questo grafico apprendiamo che il sig. Bruni è impreciso quando dice che l'inflazione monetaria ha provocato negli ultimi anni un rialzo del prezzo dell'oro. Il prezzo dell'oro in dollari, e ancor più in euro e ancor più in rand sottostima l'inflazione monetaria. La notevole correlazione tra oro e petrolio si interrompe nel 2000, grazie all'impegno profuso dai Prestigiatori di Ultima Istanza per manipolare il mercato dell'oro. In termini reali il prezzo medio del petrolio in 2004-dollari è di 37 al barile. Lo sconsiderato interventismo neocon in medio oriente lo sta portando vicino ai 50: big deal! C'è da meravigliarsi che non sia molto più alto, al livello dei 90 in 2004-$ raggiunti nel 1980. Ma diamo tempo al tempo.

Per noi, che non ci siamo ancora abituati al passaggio, non dalla fiat-lira al fiat-euro, ma dalla moneta d'oro al fiat-scherzo sinistro, è più facile calcolare in once d'oro.

Ecco un vero prezzo del petrolio vicino ai massimi storici. È solo quando il prezzo del petrolio in oro ripiegherà verso la media e anche sotto di essa che il Sig. Bruni potrà correttamente informarci che il prezzo dell'oro segnala correttamente l'inflazione monetaria. Per conto nostro ci atteniamo a una misurazione più semplice: il prezzo corretto delle fiat-currency in termini di oro è zero, o quel poco di più che si può ottenere portando la carta al macero.

Fabio Gardel

 
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