|
(18/12/04)
Nel report di questo dicembre 2004 pubblicato dalla Bank of International
Settlements ( www.bis.org ) a
firma Cohen e Wooldridge si parla distesamente del ritorno della
fiducia sui mercati.
Questa
sinistra istituzione, non troppo spesso nominata sulla stampa economica,
fu creata all'indomani della Grande Guerra che l'Impero Britannico
non Riuscì a Pagarsi per regolare l'esazioni delle vergognose
riparazioni di guerra imposte alla Germania dall'iniquo trattato
di Versailles.
A conferma della legge
di Gallazzi (Non c'è carrozzone governativo o intergovernativo
che, creato per qualsivoglia ragione, non trovi il modo di perpetuarsi
per qualsivoglia ragione ), la BIS è ancora tra noi
e funge un po' da banca centrale delle banche centrali. Mi pare
il Martedì sia il giorno scelto dai governatori delle principali
banche centrali per incontrarsi a Basilea mensilmente per decidere
all'ingrosso di che morte far morire l'Intrapresa, il Risparmio,
il Lavoro per ogni dove sull'orbe terraqueo.
Vanamente i nostri media
cianciano di democrazia (si legga: il governo delle folle) e di
trasparenza delle istituzioni (si legga: cosche di buona reputazione);
mai ci è capitato di leggere la sensata proposta di rendere
pubblica la discussione dei Prestigiatori di Ultima Istanza, spostandola
in un luogo aperto e di grande impatto scenografico, che so, Piazza
del Campo a Siena, en plein aire, per esempio.
Vediamo se
tra le righe vergate dai qualificatissimi Cohen e Wooldridge si
annida qualche frammento di verità e spunto di luce per la
riflessione. A quanto pare la ripresa economica mondiale è
talmente stupefacente che il premio richiesto al rischio è
ai minimi storici. La raccolta sul mercato obbligazionario dei paesi
emergenti (non come effetto della tettonica terrestre, ma industrialmente)
sta per raggiungere i livelli record del 1997, nonostante rendimenti
non esaltanti e spread risicati. L'estrema compiacenza verso questi
prenditori di dubbia qualità sarà presto punita.
Siccome non
tutto il male viene per nuocere, intravediamo che l'insicurezza
internazionale cercherà rifugio dalla periferia del sistema
al centro, come avvenne a seguito del crollo dei mercati emergenti
nel 1998. Si ricorderà che l'avviso di esuberanza irrazionale
dello zio Alan risale al 1996: nulla potette a fronte dell'oceano
di liquidità che dal 1998 al 2000 si riversò su Wall
Street, in fuga dall'esotico.
Per l'intanto,
mentre su New York calano le prime ombre della sera, i profit
warning delle società USA sono allegramente ignorati.
A Novembre il rapporto prezzo/utili basato sulla media quinquennale
degli utili effettivi era di 28, che, qui in provincia, ci consente
di chiamare bolla una bolla anche prima che ci scoppi in faccia.
Gli spread creditizi in America del Nord scendono ai minimi degli
ultimi anni e, ci dicono dalla BIS, "la forte crescita degli
utili, associatasi al protrarsi di una debole spesa in conto capitale,
ha consentito un ulteriore abbassamento del grado di leva".
Il che, tradotto in una lingua che tutti possono capire, significa
che gli utili sono stati realizzati risparmiando sul lavoro, sugli
investimenti e sugli interessi sul debito (Corporate America
Thanks Uncle Alan! ), e questo ci dice perché si sia
avuta una "ripresa" senza occupazione, nel quadro di un probabile
deterioramento del capitale produttivo.
Nonostante
i deficit gemelli, il taglio delle tasse, la trasformazione della
casa in un bancomat, l'aumento del debito in consumo, le spese imperiali
e di guerra di conquista, i tassi reali negativi, l'America degli
Average Joe e delle Plain Jane non sta certo meglio di quattro anni
fa.
All'epoca
noi sperammo in un crollo epocale, in un panico totale, per poterci
comprare, tranquilli come Madonna in una boutique, Coca-cola a quattro
volte gli utili e 12% di dividendo. Per la nostra generazione perduta
alle opportunità e prossima ai quaranta, sarebbe stata la
vera occasione per farsi la pensione. Ma il diavolo ha ripompato
la carta finanziaria; il mercato toro delle commodity c'è
solo in dollari e yuan, il mercato toro dei metalli preziosi c'è
solo in dollari e yuan, il mercato toro americano c'è solo
in dollari e yuan, noi euro-scettici investitori in oro siamo al
palo da quattro anni. Le scommesse vincenti? Il rand e le obbligazioni
sudafricane, la borsa belga e non male anche Piazza Affari. Il mattone,
come diceva mia zia.
Un ottimo investimento
immobiliare era comprare a Prato case con il numero civico 8. I
cinesi le acquistano a premio per ragioni scaramantiche. Perché
lo yuan è fissato a 8,28 sul dollaro? Per ragioni scaramantiche!
Con tutti quegli otto, chi oserà mai rimproverare qualcosa
ai governatori della Banca Popolare di Cina? Non noi.
Ci piacerebbe
poter rimproverare a Cohen e Wooldridge di aver messo il carro davanti
ai buoi. Ma qui non c'è proprio il carro (o i buoi, se preferite).
In tutto il circospetto report non si fa mai menzione dell'aumento
della massa monetaria planetaria. Basta una breve visita ai siti
web delle principali banche centrali dei vari paesi per vedere quanto
la massa monetaria, nelle sue varie misurazioni, sia aumentata negli
ultimi anni. In particolare essa è aumentata in Eurolandia
in misura cospicuamente maggiore che negli USA. Ergo, la BCE sta
già lavorando attivamente al deprezzamento dell'euro (la
zia pensionata ringrazia). Ma d'altro canto, la via moderna alla
prosperità non è tassi bassi e liquidità? Allora,
pretendiamo il Paradiso! Tassi a zero e liquidità infinita
per tutti. Perché paventare l'iperinflazione? Perché
rimandare a domani una straordinaria esperienza storica che potremmo
vedere già da oggi?
Fabio
Gardel |
|