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(25/12/04)
La carta stampata in Italia non fa grandi utili. Non è
il profitto la ragione per cui esiste. Un contributo alla sua esistenza
viene, oltre che dai privilegi concessi da leggi ad hoc, dalla pubblicità
e dalla vendita di pregevoli gadget (libri, VHS, DVD, ecc.). Il
contenuto è irrilevante al profitto. Le polemiche che riempiono
la carta stampata oggi saranno domani meno che irrilevanti.
Un esempio
da manuale di paralogismi, incongruenze e ignoranza storica ed economica
sono le cose scritte sui giornali in questi giorni in merito alla
proposta di vendere le riserve auree della Banca d'Italia per ridurre
il debito pubblico. A dispetto della catena delle argomentazioni,
siamo d'accordo sulle conclusioni: che Banca d'Italia venda le sue
riserve. Servirà questo a ridurre il debito pubblico? Rispondo
con un'altra domanda. C'è qualcuno che lo crede?
Nessuno
stato moderno ridurrà mai il debito pubblico. Lo stato moderno
si è formato dal '500 in poi. È una realtà
storica, come l'Egitto dei faraoni, l'Impero mongolo o la breve
egemonia di Atene. Avendo lo stato moderno il monopolio della violenza
e l'esercizio incontrastato della sovranità porterà
alla rovina le società sotto il suo controllo.
La civilizzazione
nata dal capitalismo e dall'economia di mercato, in ogni epoca impedita
dall'azione dei governi, si sfalderà sotto il peso dei debiti,
delle regolamentazioni delle tasse e dell'inflazione monetaria.
A contrastare l'azione dei governi c'è il desiderio di vivere
degli uomini, che, nel tempo loro concesso, producono, inventano,
commerciano, tentano, in qualche modo, di portare avanti la divisione
del lavoro.
Purtroppo,
più un uomo è impegnato a produrre e ad ottenere profitto
nel suo limitato orizzonte di attività e meno riesce a capire
la globalità delle forze storiche in azione. Esiste almeno
un uomo che, nel 1913 o nel 1939, qui in Europa aveva ottimizzato
la produzione del bene X, che poteva fornire ai consumatori a basso
prezzo e di buona qualità, ottenendone un lauto profitto,
solo per vedere i suoi sforzi nullificati qualche mese dopo, dalle
bombe. Queste righe sono un contributo tardivo agli sforzi di quell'uomo.
Mentre tutti sanno di avere bisogno di scarpe, quell'uomo non sa
di avere bisogno di queste righe.
Gli unici
disposti a pagare per i servizi di un intellettuale sono i governi.
Gli imprenditori e i consumatori non finanziano gli intellettuali.
Gli intellettuali sono molto vanitosi e vorrebbero essere, come
tutti, molto ricchi. Dal momento che gli imprenditori e i consumatori
non finanziano gli intellettuali, gli intellettuali diventano i
servi del governo e sfogano contro l'impresa tutta la frustrazione
accumulata. Ovviamente la produzione degli intellettuali moderni,
a parte la funzione ideologica immediata pro-statalista, non ha
alcun valore intellettuale (si pensi a tutte le pagine stampate
sotto i regimi comunisti o a quelle stampate, oggi e qui, dopo la
ventura iperinflazione planetaria). Così si spiega come si
possano leggere discussioni senza senso sui giornali in merito alla
questione delle riserve auree: it's a tale, told by an idiot,
full of sound and fury, signifying nothing .
La prima
cosa seria da dire sulla questione è che le riserve auree
della Banca d'Italia non si sa dove siano. Mentre le scuole statali
promuovono visite al Parlamento, non si possono fare visite alle
riserve auree (ed è un peccato, perché i ragazzi ne
sarebbero entusiasti). Da cose lette qua e là mi sono fatto
l'idea che le riserve auree delle banche centrali siano sotto la
FED di New York, che regola le transazioni auree tra banche centrali
spostando lingotti da un armadio con su scritto "U.S." a uno con
su scritto "Germany". Sfido chiunque a reclamare una proprietà
che sta nei bunker di una potenza nucleare. Le transazioni in oro
tra banche centrali avvengono senza differenza tra lettera e denaro:
l'oro è moneta per le banche centrali. I privati che comprano
e vendono oro prevedono una piccola differenza tra denaro e lettera:
l'oro è quasi moneta per i privati. La vera moneta per i
privati attualmente è la cartamoneta imposta per decreto
dai governi e alcuni suoi complessi succedanei. Essa è continuamente
inflazionata da chi la emette.
La
seconda cosa seria da dire sulla questione è che non ci è
dato sapere quanto oro sia nella disponibilità delle banche
centrali. Una imprecisata quantità di oro è stata
prestata dalle banche centrali a delle bullion bank che lo hanno
venduto, lasciando alle banche centrali una promessa di pagamento
in oro. Il Fondo Monetario Internazionale non impone alle banche
centrali di differenziare tra l'oro ancora in loro possesso e i
crediti in oro. Basta visitare il sito della Banca Centrale Europea
per vedere che la voce è "Gold and Gold Receivables". Già!
Ma sarebbe bello sapere quanto oro e quanto credito in
oro abbiano oggi le banche centrali. Sono assolutamente a favore
dell'idea di vendere i crediti in oro. Quei crediti non valgono
la carta su cui sono scritti: se le bullion bank dovessero ripagare
il loro debito in oro spingerebbero talmente in alto il suo prezzo
in termini di moneta per decreto che il sistema delle monete per
decreto crollerebbe. Quel debito non è stato scritto per
essere ripagato, ma per permettere al sistema delle monete per decreto
di continuare ad esistere. Si osservi questo grafico:

È
il grafico del tasso di cambio euro/dollaro e del prezzo dell'oro
in dollari. Cosa dire: è l'oro che quota come una moneta
o l'euro che si comporta come una commodity?
Più
semplicemente il prezzo dell'oro è manipolato in modo da
non risultare mai più conveniente come moneta rispetto a
tutte le monete per decreto importanti. Chi negli ultimi quattro
anni avesse acquistato oro in euro ci avrebbe rimesso quel due per
cento che danno i titoli di stato a breve. Il fenomeno può
essere anche visto come un premio assicurativo che l'oro impone
a fronte dell'insolvenza dei governi. Quando il cigno nero volerà
nei cieli d'Europa, lo si vedrà come un ben misero premio
da pagare.
La terza
cosa seria da dire sulla questione è che l'attuale quotazione
dell'euro sul dollaro dipende più dalla sua ingente, anche
se forse solo apparente, copertura aurea, che da una inesistente
maggiore virtù monetaria della BCE rispetto alla FED. Gli
aggregati monetari nell'area euro sono aumentati in misura molto
maggiore negli ultimi anni rispetto a quelli in circolazione negli
USA. Per noi, che abbiamo colto le fallacie del mercantilismo grazie
al sussidiario di storia delle scuole medie, l'euro forte è
un sorprendente piacere, anche se mai ci è dato modo di coglierne
i vantaggi alla pompa della benzina. Non è quindi nell'auspicio
di un euro debole che vediamo con favore la vendita delle riserve
auree. Chi ha l'oro, fa le regole. Senza oro, le banche centrali
e i governi smetteranno di fare le regole. E allora in buon ordine
vedremo all'opera le forze economiche: il cigno nero, l'iperinflazione
che si scarica sui prezzi, il caos contrattuale, l'interruzione
della divisione del lavoro, la guerra. Il silenzio dei giornalisti?
Ahimè, forse no.
Il grande
esperimento di pianificazione economica iniziato a Bretton Woods
nel 1944 e proseguito con la chiusura della Gold Window nel 1971
volge verso la sua fine naturale.
Fabio
Gardel
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