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L'estate eterna delle cicale

(8/1/05) Chi come lo scrivente è andato all'asilo dalle suore nei primi anni settanta, negli anni in cui gli Stati Uniti rinnegavano le loro obbligazioni a convertire il dollaro in oro, ha avuto modo di concentrarsi sulla filosofia morale implicita nella favola della cicala e della formica. Il lungo periodo vedeva la formica vincitrice morale e materiale sulla cicala.

Nella versione che è arrivata alle mie orecchie, durante il freddo dell'inverno, la formica negava aiuto alla cicala, e questo va bene, ma condiva il suo rifiuto con un sermone irritante per la povera canterina. Per il mondo che si andava preparando, il mondo delle valute governative inconvertibili fluttuanti, la morale impartita ai bambini dalla favola è stata, per adesso, controproducente. Il mondo della moneta di carta e del credito infinito consente l'estate eterna delle cicale.

A valle si crea credito dal nulla e lo si presta ad interesse, per quanto basso. In montagna, qualcuno deve mettersi a far qualcosa, per profitto, e ripagare principale e interessi. A valle l'inflazione costante creata dalle banche centrali produce rischi. In montagna qualcuno si assicura dai rischi di oscillazioni dei tassi. Secondo l'ultimo report della BIS ci sono in giro nel mondo, alla fine del terzo trimestre del 2004, strumenti derivati non regolamentati (over-the-counter) per un valore nominale complessivo di 220.000.000.000.000 $ (220 trilioni).

Domanda da 200 e rotti trilioni di dollari: si prenderà l'umanità un TIR in faccia? La maggior parte dei contratti riguardano i tassi di interesse, quelli su cui le banche centrali esercitano la maggiore influenza. Lassù in montagna devono darsi da fare per ripagare principale, interessi e assicurazioni. Nel poco tempo libero si rilassano raccontandosi l'un l'altro facezie, del tipo "La Federal Reserve controlla l'offerta di moneta e i tassi a breve per promuovere la stabilità dei prezzi, la piena occupazione e la crescita economica" e giù a ridere. Ma poi gli si gela il sangue quando trapela qualche indiscrezione che rischia di essere vera: pare che Britney Spears non accetterà di sostituire Alan Greenspan alla FED.

A volte qualche montanaro bussa pure alla mia porta col forcone tutto arrabbiato perché l'oro in euro è fermo da quattro anni e ci ha rimesso quel due per cento che danno le obbligazioni governative. A parte il fatto che non potrei mai consigliare per ragioni morali il finanziamento di una istituzione criminale, l'oro è innanzitutto un metallo da meditazione. Serve a penetrare il destino di una civiltà basata sul rispetto molto parziale dei diritti di proprietà e di libero scambio.

E allora quello ancora di più agita il forcone e mi racconta che la società aurifera sudafricana DrdGold è passata negli ultimi due anni da 4$ a 1,5$ per azione. In realtà mai mi sarebbe saltato in testa di fare nomi (la mia opinione generale è che solo degli idioti si dannano l'anima a scavare buche in terra per vendere qualcosa il cui prezzo è costantemente manipolato al ribasso dai più forti poteri umani o forse diabolici), ma, se anche lo avessi fatto, chi, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali (chi mai lo è?) avrebbe potuto prevedere che il buono acquisto governativo Rand, promessa di pagamento di nulla che si basa sulla credibilità di marxisti africani, avrebbe guadagnato in due anni il 60% sul buono acquisto governativo emesso dalla ex-repubblica neoimperiale che comunque ebbe Jefferson tra i suoi fondatori?

La velata pubblicità che faccio al metallo dei re dipende dal fatto che mi piacerebbe vedere che mondo salterebbe fuori se ogni capofamiglia onesto sull'orbe terraqueo con un po' di risparmi decidesse di diversificare il 10%, anche solo il 5% del proprio portafoglio comprando oro. Dal momento che, ringraziando il cielo, nessun montanaro non indiano mi dà retta (qualche avvocato di provincia, qualche professore di università e qualche sparuto bancario sì, ahiloro - gli faccio ciao!), in attesa che da dietro le quinte del Mago di OZ spunti l'allegro faccione di Greenspan, passo il tempo spanciandomi dalle risate leggendo manuali universitari di macroeconomia e collezionando citazioni probabilmente false sulle banche centrali. Le ultime due:

"Se la gente capisse la natura del nostro sistema monetario e creditizio, avremmo una rivoluzione domani mattina presto"

- Henri Ford.

"Dare alle banche la possibilità di creare la moneta è come darsi in schiavitù e pagarsela pure"

- Sir Josiah Stamp, vecchio governatore della banca d'Inghilterra.

Ormai che mi sono lanciato a raccontare tonterias, parliamo di Fannie Mae. La creazione di agenzie governative per l'erogazione ai poveri di mutui per comprar casa rischia di pesare sulla contabilità che Roosevelt tiene col demonio più del non aver avvertito Pearl Harbour dell'imminente attacco. Come capirebbe anche un giornalista, l'abbassamento dei tassi sui mutui provoca un aumento del prezzo delle abitazioni, a meno che non siano in atto pressioni deflattive che si sarebbero manifestate comunque. In più però, l'aumento del valore nominale delle abitazioni incentiva l'investimento di capitale marginale non-di-poveri in abitazioni, con il risultato di spingere ancora più in alto i prezzi che i poveri devono pagare per l'agognato tetto.

Se un qualche povero ha notizia che il governo voglia far qualcosa per lui, scappi a gambe levate senza guardarsi indietro. Quei tempi del vecchio FDR avevano certe somiglianze con in nostri tempi di inflazione-o-morte. La Fannie Mae potrebbe andare a gambe all'aria o forse c'è già andata, ma non si sa: la cosa che fa ridere è che hanno pagato milioni di bonus e pensione a quel tipo lì, Raines, il macchinista, per aver cucinato i libri per 9 miliardi di dollari. Sono pronto a far lo stesso a metà prezzo l'anno prossimo. Anzi possiamo fare pure 18, tanto che male può fare a una società che ha una leva finanziaria di 80:1? L'unica ragione per cui gli azionisti non sono nel panico è che dietro Fannie c'è il governo che all'uopo può sempre liquidare tutto stampando carta.

Mentre il governo italiano si arrovella sull'insolubile problema della costruzione della Salerno-Reggio Calabria, in Cina è nato il miliardoetrecentomilionesimo cittadino cinese. Non al riparo dalla ritualità barocca delle elezioni democratiche, più correttamente definibili come aste anticipate dei beni altrui, che consente ai governanti occidentali di tagliare la corda dopo meno di dieci anni massimo e lasciare il successore a reggere la miccia, i governanti cinesi devono trovare il modo di piazzare in fabbrica 25 milioni di cinesi che ogni anno lasciano le campagne e arrivano in città.

Attualmente l'unico sistema è continuare a comprare illusorie promesse di pagamento di un debito che non verrà mai saldato ad un tasso di interesse risibile per il rischio inerente in una valuta che negli ultimi due anni ha perso il 25% contro la valuta delle euronazioni pensionisticamente fallite, il 36% contro il dollaro neozelandese, il 30% contro il già infamato Rand, il 20% contro la lira turca che l'anno scorso ha avuto un tasso di inflazione del 20%, e il 10% contro l'ultima incarnazione del peso argentino, in una nazione che, per aver dato i natali a San Gardel e San Borges, merita ogni riconoscenza.

Le cicale americane continuano l'eterna estate della spesa a debito perché domani sarà come ieri e votano qualunque amministrazione estiva e who cares se l'embargo clintoniano all'Irak ammazza mezzo milione di bambini irakeni o la guerra imperiale attuale si limita al ragionevole danno collaterale di centomila vittime civili.

Se proprio vogliamo entrare in comparazioni le macchinazioni del governo USA sono nulla a fronte dello tsunami del pensiero ecologista che si appresta a diventare la seconda macchina culturale di sterminio dopo le gloriose realizzazioni in termini di strage del pensiero socialista e comunista.

Dall'invenzione del DDT al suo bando, la benedetta molecola ha salvato 500 milioni di vite umane, sradicando tra l'altro la malaria dalla bella penisola. Dal bando del DDT a oggi: la malaria affligge 250 milioni di persone e uccide 3 milioni di bambini all'anno. Perché questo non è un disastro e non si raccolgono fondi? Perché è uno spettacolo televisivo deprimente.

Mentre tutti si divertono a vedere l'onda assassina far fuori quei ricconi spaparanzati al sole mentre loro stanno all'umido a Carate Brianza, un bambinetto scuro di pelle che trema per la febbre, solo sotto una capanna, deprime tutti e fa cambiar canale. Nel mondo delle televisioni finanziate dagli eccessi creditizi che alimentano il consumo disperato tramite la pubblicità, un disastro è ciò che la televisione definisce tale. No malaria story, no embargo story , grazie!

Tuttavia, basandomi sull'inquestionabile articolo di fede che quello che si legge sulla stampa finanziaria non può essere vero, perché non è mai stato vero (ed esponendomi pertanto alle critiche di Hume), dovrei trovare delle ragioni per giustificare un rally del dollaro e di conseguenza un crollo del prezzo dell'oro, del petrolio e delle commodity. Si potrebbe immaginare per esempio che l'enorme piramide di debito esistente negli USA si avviti in una spirale deflazionistica in cui il mezzo ultimo di pagamento diventi tanto scarso da creare un suo vistoso apprezzamento. Rally invernale dunque, care cicale.

Fabio Gardel
 
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