Intervista a Lew Rockwell

Traduzione di Roberta Panizzoli

MOYERS: Parleremo di questi problemi economici con Lew Rockwell. Rockwell è un conservatore libertario a favore del libero mercato ed è Presidente del Ludwig von Mises Institute, organizzazione da lui fondata per difendere e promuovere la filosofia secondo la quale le premesse per una soluzione ai nostri problemi, sia sociali che fiscali, risieda in governi più snelli. Rockwell ha collaborato col Congresso, è stato editore di libri e giornali e ora cura il proprio sito internet. Benvenuto a NOW.

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ROCKWELL: Ci troviamo in una recessione molto grave. E’ vero...

MOYERS: E ciò cosa significa?

ROCKWELL: Significa che l’economia si sta contraendo. Se si considerano le statistiche del governo dalle quali bisogna detrarre l’aumento della spesa pubblica, che nuoce all’economia e non l’aiuta, stiamo diventando più poveri. Questo è ciò che significa essere in recessione. Per noi, gente normale, significa che stiamo diventando più poveri. E continueremo a diventare sempre più poveri. Credo che tutti noi ce ne stiamo accorgendo. A prescindere dalle statistiche, tutti noi abbiamo paura di andare in pensione e di dove andranno a finire i nostri risparmi. Siamo preoccupati per nostri lavori. Vediamo aziende che continuano a fallire.

Stiamo diventando sempre più poveri. E se l’amministrazione corrente avesse avuto l’incarico di rendere la recessione più lunga e più profonda e di trasformarla, eventualmente, in depressione farebbe esattamente ciò che sta facendo ora.

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MOYERS: Cos’è che la tiene sveglia di notte?

ROCKWELL: Prima Lei ha nominato un deficit di 304 miliardi ma, in realtà, si tratta di una bugia. In realtà si deve fare sempre attenzione a quanto aumenta il debito pubblico, esso è molto più significativo del deficit ufficiale. Infatti il governo spende del denaro non considerato nel budget (cosiddetto off-budget) e non lo calcola nel deficit di bilancio ufficiale.

Considerato in questo modo il deficit reale di oggi è superiore a 400 miliardi di dollari. Questa è la differenza tra entrate e uscite per il governo federale. E ancora non abbiamo preso in considerazione la questione della guerra e il fatto che l’economia sta precipitando. Tutto questo, per me, è davvero molto preoccupante. Nessuno può sapere a quanto realmente ammonterà il deficit il prossimo anno finanziario, 600, 700 miliardi di dollari.

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MOYERS: Che significa tutto questo per la gente comune? Voglio dire, parole come deficit e recessione vanno e vengono dalla bocca degli economisti e dai titoli di giornale. Ma che significato hanno per la gente comune che lavora?

ROCKWELL: Significa che ci saranno dei problemi. Qualche volta, ai repubblicani e ai democratici piace far credere che ci siano altri modi per finanziare il governo oltre quelli forniti dalle imposte e dall’inflazione. Questi invece sono gli unici due modi con cui essi, attraverso i finanziamenti, possono differire il debito.

Tuttavia, entrambi hanno effetti economici negativi. E quando ci sono dei deficit di questa entità la preoccupazione maggiore è che essi vengano monetizzati.

MOYERS: In altre parole?

ROCKWELL: Che la Federal Reserve stamperà moneta per pagarli. Stampare moneta ha un’infinità di effetti negativi oltre quello di alzare i prezzi. Monetizzare il debito ha degli effetti sul ciclo economico. Questo è ciò che ha fatto la FED negli anni novanta, e la ragione per la quale oggi ci troviamo nella più lunga e più profonda recessione dai tempi della Guerra Fredda.

MOYERS: Lei ha lavorato a Washington per quattro anni presso il Congresso. Crede che a Washington si stiano tutti sbagliando e non si rendano conto della crisi a cui starebbe portando la questione del deficit? O c’è un complotto in corso per voltarsi dall’altra parte quando passa il Re Nudo?

ROCKWELL: Un po’ tutte e due le cose. Credo che i deficit non siano necessariamenti negativi per il governo. Sono nocivi per la gente. Credo che su questa questione il governo abbia interessi molto diversi, opposti a quelli della gente comune.

Sia che i governi aumentino la spesa pubblica o che passino, a seconda del clima politico, da un tipo di finanziamento all’altro, come le tasse o l’inflazione, essi ne traggono sempre beneficio, attraverso quei gruppi di interesse che di fatto ricevono i soldi.

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MOYERS: Lei è a favore della riduzione delle tasse. E’ favorevole quindi ai tagli delle tasse recentemente adottati da Bush?

ROCKWELL: Sono completamente a favore dei tagli delle tasse. La parola tasse significa distruzione di ricchezza. Senza alcun dubbio, meno tasse ci sono e meglio è. D’altro canto, la spesa pubblica deve essere pagata in qualche modo. Visto che il presidente sta ampliando i poteri del governo ad un ritmo davvero impressionante parlare dei tagli delle tasse mi sembra alquanto irresponsabile. Probabilmente il modo più distruttivo con cui finanziare il governo federale è proprio attraverso l’inflazione della massa monetaria prodotta dalla Federal Reserve.

Odio dirlo, ma devo ammettere che le tasse rappresentano un provvedimento migliore dell’inflazione, a livello economico infatti sono meno distruttive dell’inflazione.

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MOYERS: A Washington si dice che le enormi spese sostenute per la guerra contro l’Iraq daranno un grande impulso all’economia attraverso le spese per la difesa. È d’accordo su questo?

ROCKWELL: Questo è in effetti quello che si dice. Nel diciannovesimo secolo l’economista francese, Frederic Bastiat spiegò l’errore con l’esempio della finestra rotta: un ragazzetto lancia una pietra contro la vetrina di una panetteria e tutti sono dispiaciuti per il povero panettiere. Poi un tipo tra la folla, forse un economista, dice: “non preoccupatevi andrà tutto per il meglio, da questo episodio ci guadagnerà il vetraio che poi comprerà un nuovo vestito e così facendo le cose si moltiplicheranno e tutti noi staremo meglio”.

Tuttavia, lasciando da parte i diritti di proprietà e le questioni morali, non si considera l’ipotesi che quei soldi sarebbero stati spesi diversamente. Allo stesso modo, prelevare grosse somme di denaro dal settore privato produttivo e spenderle in cose improduttive, come le armi di sterminio, prive di fini economici, non solo non serve a niente e a nessuno ma si risolve anche in un disastro economico.

Voglio dire, si potrebbe paragonare l’esercito americano a quel ragazzetto con la pietra in mano.

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MOYERS: Che tipo di impatto avrà questa guerra sull’economia?

ROCKWELL: Avrà un impatto molto negativo. È un enorme trasferimento di ricchezza dall’economia produttiva al settore pubblico in quella che dopo tutto è un’impresa socialista, l’esercito americano. A livello economico rappresenta un disastro.

Il denaro viene sottratto dai risparmi e dagli investimenti produttivi e privati per permettere la costruzione di bombe e missili e questo è economicamente pericoloso. Inoltre, come è già successo con tutte le altre guerre americane, la guerra consentirà al governo di espandersi, di sopprimere il dissenso, di abolire le libertà civili. Questa è una delle ragioni per cui i governi amano la guerra: permette loro di espandersi e di tacciare di antipatriottismo coloro che non sono d’accordo.

MOYERS: Ma il fatto che l’esercito sia una istituzione socialista non lo rende inutile. Voglio dire non credo che Lei voglia vivere in un paese senza un forte esercito militare che la difenda o sbaglio?

ROCKWELL: E’ chiaro che bisogna avere un esercito e che ci si debba difendere. Che a tal fine sia necessario il più grande impero militare nella storia del mondo, gli Stati Uniti… è impressionante, il nostro budget di spesa militare è superiore alla somma dei budget dei 27 paesi che seguono il nostro per spese militari.

MOYERS: Lei si sente sicuro?

ROCKWELL: Assolutamente no. Non si spende quasi nulla per la difesa, viene tutto speso per l’offensiva. La difesa è pressoché inesistente. Si cerca quasi esclusivamente di gestire la vita di altre persone e i paesi di altre persone.  

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MOYERS: Secondo un libertario come lei cosa dovrebbe fare il Presidente con il dittatore iracheno?  

ROCKWELL: Credo dovrebbe leggersi qualche libro. Pensare a come aiutare il popolo americano. Pensare a toglierci un gran fardello dalle nostre spalle. Pensare a quello che potrebbe fare per diminuire questa recessione provocata da Greenspan. Potrebbe fare tutto questo riducendo il governo e non ampliandolo come continua a fare. Rucendo l’esercito e tagliando il budget del welfare. Riducendo le regolamentazioni. Al contrario egli ha spaventosamente aumentato la regolamentazione delle attività economiche.  

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ROCKWELL: Questo mostra l’errore di base del welfare state. Che esso sovvenziona ciò che cerca di ostacolare o pretende di curare.

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ROCKWELL: …credo che dobbiamo istruirci e insegnare agli altri la nostra storia, la nostra vera storia, quello che sta realmente accadendo in questi giorni, l’economia reale e i principi di libertà. Se ci vogliamo salvare questa è, a lungo termine, l’unica possibilità che abbiamo.

MOYERS: Cosa si deve fare per sapere qualcosa in più sulle sue idee e sul suo lavoro?

ROCKWELL: E’ possibile leggere il sito del Mises Institute, e quello mio personale che è: www.lewrockwell.com.

MOYERS: Grazie infinite Dott. Lew Rockwell.

ROCKWELL: Grazie a voi, è stato un piacere.