La moneta come questione politica

Nonostante la questione monetaria rivesta oggi poca importanza politica per i partiti e i politici, essa non dovrebbe venire ignorata. Coloro che prendono le decisioni di politica economica devono infatti fare i conti con le conseguenze del ciclo economico, le quali a loro volta sono il risultato del sistema basato sulla moneta non convertibile in cui operiamo. Forse essi non riescono ancora a capire questo passaggio, tuttavia, alla fine, lo dovranno capire per forza.

Nel passato, la moneta e l’oro sono stati al centro di numerose campagne politiche di primaria importanza. Quando i cittadini hanno avuto la possibilità di esprimersi hanno sempre preferito l’oro alla carta. Per l’uomo della strada é semplicemente giusto così. In realtà, parecchi americani, forse la gran parte, credono ancora che il nostro dollaro sia sostenuto da enormi riserve d’oro custodite a Fort Knox.

A spingere i delegati della Convenzione Costituzionale verso la ricerca di adeguate soluzioni per risolvere i gravi problemi economici di allora fu la questione monetaria, unita al desiderio di avere un libero mercato fra i diversi Stati. La recessione che seguì alla guerra di indipendenza venne infatti notevolmente aggravata dal collasso del dollaro Continentale, valuta debole e non convertibile. Il popolo, attraverso i suoi rappresentanti, si espresse in maniera forte e chiara a favore dell’oro e argento e a discapito della carta.

Andrew Jackson, grande sostenitore dell’oro e oppositore della banca centrale (la Second Bank degli Stati Uniti) divenne un eroe per la classe operaia e fu eletto presidente per ben due volte. La questione monetaria fu ampliamente dibattuta nelle sue campagne presidenziali. Il popolo votò per l’oro a scapito della carta.

Nel 1870, il popolo si pronunciò ancora una volta nettamente contro l’inflazione del biglietto verde di Lincoln. E’ tristemente noto che i governi si rivolgono alla carta moneta anziché all'oro quando devono promuovere guerre impopolari e troppo care. Il ritorno all’oro nel 1879, che avvenne senza difficoltà e che fu ben accolto da tutti, servì a gettare dietro le spalle il disastroso periodo inflazionistico della Guerra Civile.

Anche Grover Cleveland, eletto per ben due volte alla presidenza, fu un grande sostenitore del gold standard.

E ancora, durante la corsa presidenziale del 1896, William McKinley sostenne la tesi dell’oro. A dispetto delle forti arringhe di William Jennings Bryant, il quale appoggiò l’inflazione monetaria e fece un discorso derisorio sulla “Croce dell’oro”, la gente appoggiò le blandi ma corrette argomentazioni di McKinley a favore di una moneta sana.

Il ventesimo secolo è stato molto meno gentile nei confronti dell’oro. Dal 1913 la banca centrale é stata accettata negli Stati Uniti senza grandi dibattiti, nonostante gli innumerevoli orrori economici e politici causati o aggravati dalla Federal Reserve fin dalla sua istituzione. Tutti gli alti e bassi del ciclo economico si sono succeduti come conseguenza delle politiche della Fed, dalla Grande Depressione alla spaventosa stagflazione degli anni 70, fino all’odierna crisi economica.

Una banca centrale e una moneta non convertibile permettono al governo di seguire una comoda politica belligerante che sotto il vincolo di strette regole monetarie non sarebbe possibile. In altre parole, i paesi con una moneta sana molto difficilmente entrano in guerra per il semplice fatto che non possono permettersela, soprattutto nel caso in cui essi non siano direttamente attaccati. Un aumento del prelievo fiscale necessario a sostenere i costi della guerra semplicemente distruggerebbe l’economia. Tuttavia, stampando moneta, i costi possono essere rinviati e nascosti, a volte per anni se non per decenni. Per schierarsi sinceramente contro guerre inutili e preventive si dovrebbe sostenere una moneta sana, in modo da impedire ai promotori della guerra di finanziare il loro imperialismo.  

Si noti come sta esplodendo il budget militare, altrettanto sta accadendo al disavanzo pubblico, il gettito fiscale invece sta diminuendo. Non c’é problema; abbiamo la Fed che stamperà tutto ciò che serve per far fronte ai nostri impegni militari, che ciò sia cosa saggia o meno.

La questione monetaria dovrebbe essere una questione politica gigantesca. La moneta non convertibile danneggia l’economia, finanzia le guerre e sostiene uno stato assistenziale eccessivo. Quando questi rapporti verranno capiti, allora essa diventerà di nuovo una questione politica di primaria importanza. La carta moneta non dura per sempre. Alla fine i politici non avranno alternativa se impegnarsi o prendere una posizione sulla questione monetaria. A richiederlo saranno il popolo e le circostanze.

Ogni tanto si sentono dei discorsi sulla politica monetaria così come delle critiche nei confronti della Federal Reserve, tuttavia, essi non arrivano mai al nocciolo della questione che sto trattando in questa sede. Coloro che sostengono un forte stato assistenziale si lamentano costantemente della politica della Fed e di solito reclamano dei tassi di interesse più bassi persino quando questi sono già ai minimi storici. I conservatori che appoggiano imponenti operazioni militari in tutto il mondo, mentre sostengono che i “deficit non hanno alcuna importanza” fintantoché le aliquote fiscali marginali vengono abbassate, criticano la Fed per gli alti tassi di interesse e per la mancanza di liquidità. Giungendo sia da destra che da sinistra, queste richieste non sarebbero possibili se la moneta non potesse essere creata a volontà dal nulla. Entrambe le parti politiche chiedono alla Fed la stessa cosa ma per differenti ragioni. Essi vogliono che la macchina stampasoldi giri più veloce e crei più credito, in modo che l’economia possa venire curata come per magia, almeno così essi credono.

Questo non é il tipo di interesse nei confronti della Fed di cui abbiamo bisogno. Io mi aspetto che si debba definire il dollaro e stabilire la consistenza della moneta, altrimenti, un giorno, dovremmo farlo per forza. La superficiale discussione sulla moneta di oggi mostra solo un desiderio di cincischiare con il sistema attuale nella speranza di migliorare l’economia in via di deterioramento. Tuttavia si arriverà ad un punto in cui il cincischiamento non avrà nessuna utilità e, persino il migliore dei consigli non avrà più alcun valore. Sono appena passati due anni e mezzo di cincischiamenti con ben 13 tagli dei tassi e la ripresa economica non é arrivata. Forse siamo più vicini di quanto ci si possa immaginare al giorno in cui sarà assolutamente necessario confrontarsi con la questione monetaria - sia a livello filosofico che strategico – e abbandonare l’approccio d’emergenza in uso verso il sistema attuale.

torna indietro                                                                                                                   continua...