La moneta come questione economica Per un certo periodo di tempo, le conseguenze economiche legate all’utilizzo della carta moneta potrebbero apparire favorevoli e persino vantaggiose. Tuttavia, le ripercussioni che esse hanno sulla crescita economica e il benessere sono sempre negative. Nei loro sforzi di regolare l’economia i pianificatori economici keynesiani-socialisti hanno sempre gradito il controllo sulla produzione di moneta. Essi non si fanno alcuno scrupolo di esercitare questo potere per perseguire i loro sogni egalitari di ridistribuzione della ricchezza. Che si ricorra alla forza e alla frode per rendere il sistema economico apparentemente più giusto è cosa che li preoccupa ben poco. Ci sono molti conservatori che non appoggiano la pianificazione economica centralizzata, come invece fanno gli uomini di sinistra. Nonostante ciò essi riconoscono alla Federal Reserve l’autorità di manipolare l’economia attraverso la politica monetaria. Solo alcuni costituzionalisti, libertari ed economisti Austriaci a favore del libero mercato, rifiutano il concetto che la pianificazione centralizzata, attraverso la manipolazione dei tassi di interesse e dell’offerta di moneta, sia uno sforzo produttivo. Molti onesti politici, burocrati e banchieri appoggiano il sistema attuale, non per malignità o avidità, ma solo perché si tratta dell’unico sistema che essi abbiano mai conosciuto. I principi di una moneta sana e di un libero mercato bancario non vengono insegnati nelle nostre università. Si riscontra invece un largo consenso, sia a Washington che in tutto il resto del mondo, nel considerare oramai inutile e non funzionale la moneta convertibile senza una banca centrale. Siate pur certi, però, che coloro che traggono maggior beneficio dal sistema attuale conoscono esattamente i motivi per cui i vincoli imposti da un sistema monetario convertibile sono inaccettabili. Le conseguenze economiche legate all’utilizzo della carta moneta colpiscono in un primo tempo i cittadini a basso e medio reddito. La storia ci insegna, tuttavia, che quando la distruzione del valore monetario diventa dirompente i danni finiscono con l’estendersi a quasi tutti i cittadini mentre la struttura economica e politica diventa instabile. Ci sono quindi buone ragioni perché ognuno di noi nutra serie preoccupazioni per l’attuale sistema monetario e per il futuro del dollaro. Le nazioni che vivono al di sopra delle proprie possibilità finiscono sempre col pagare cari i loro sperperi. E’ facile capire come mai le future generazioni ereditino un pesante fardello all’accumularsi del debito pubblico. Questo implica infatti che il debito e gli interessi maturati su di esso vadano a carico di altri soggetti economici. Le vittime non sono mai i beneficiari dei fondi presi a prestito. Tuttavia questo non è ciò che normalmente accade. Il debito, in termini nominali, aumenta sempre e dato che, come afferma la maggior parte degli economisti, indebitarsi senza limiti non é la strada giusta per raggiungere la prosperità permanente, ciò che conta è riuscire a ridurre il debito reale. Questo si può fare solo deprezzando il valore del dollaro. Se il dollaro perdesse il 10% del suo valore, il debito nazionale che ammonta a 6.5 trilioni di dollari verrebbe ridotto, in termini reali, di 650 bilioni di dollari. Questo é uno stratagemma efficace e molto utile per il governo. L a Fed continua a preannunciare una deflazione imminente, così da poter continuare inesorabilmente a svalutare il dollaro. I politici non se ne preoccupano, i banchieri accolgono a braccia aperte gli affari e i beneficiari dei fondi distribuiti dal Congresso non si lamentano mai. Maggiore é il debito e maggiore é la necessità di inflazionare la moneta, dato che il debito non può essere la fonte di ricchezza reale. Gli individui e le società che prendono troppo a prestito alla fine devono contenere le spese, pagare i debiti e ricominciare da capo. I governi lo fanno raramente. Quindi dove sta il trucco? Questo processo, che sembra essere un modo creativo per riuscire a pagare il debito, finisce col minare la struttura capitalista dell’economia e, di conseguenza, finisce col rendere più difficile la produzione di ricchezza reale. Ad un certo punto l’intero processo si arresta. Se questo sistema provoca indubbiamente numerosi problemi economici, molti sono causati dall’interferenza della Fed sui tassi di interesse, ottenuta attraverso la creazione di credito e stampando moneta. Circa 100 anni fa, l’economista Austriaco Ludwig Von Mises spiegò e predisse il fallimento del socialismo. Senza un meccanismo di determinazione dei prezzi, il delicato equilibrio tra consumatori e produttori sarebbe andato distrutto. I prezzi che oscillano liberamente forniscono informazioni vitali agli imprenditori che prendono decisioni importanti sulla produzione. Senza queste informazioni vengono compiuti dei grossi errori. Un burocrate incaricato della pianificazione centralizzata non può essere un sostituto della legge della domanda e dell’offerta. Sebbene generalmente accettata dalla maggior parte dei moderni economisti e politici, la capacità onnipotente della Federal Reserve di conoscere il giusto prezzo del denaro – il tasso di interesse – e la sua offerta ottimale, trova ben pochi scettici. Per anni e specialmente durante gli anni ‘90 – quando il Presidente Greenspan era tenuto in altissima considerazione e nessuno osava mettere in discussione il suo giudizio sul sistema – questo processo ha trovato realizzazione senza essere ostacolato da restrizioni politiche o di mercato. Quando giungerà il momento di saldare i nostri perpetui disavanzi, dovremo anche pagare il conto per le continue manipolazioni operate sui tassi di interesse e sul credito. Tassi di interesse artificialmente bassi fanno ingannevolmente credere agli investitori che ci sia abbondanza di risparmi, ovvero di capitali non spesi nei consumi. Quando la Fed crea, dal nulla, dei depositi bancari rendendo disponibili dei prestiti al di sotto dei tassi di mercato, essa provoca sia cattivi investimenti che eccedenze di capacità produttiva, e spiana la strada per la successiva recessione o depressione economica. La politica creditizia accomodante é ben vista da molti: operatori dei mercati azionari, costruttori, acquirenti di case, scialacquatori del Congresso, banchieri e molti altri consumatori a cui piace indebitarsi a basso costo senza preoccuparsi della restituzione del debito. Tuttavia non si può sempre avere vita facile grazie al solo sostegno della moneta e del credito creati da un computer della Federal Reserve. A un certo punto l’oste vorrà essere pagato. L’arrivo della recessione è garantito dallo stesso boom artificiale di cui tutti stanno godendo, nonostante il sogno di essere entrati in una “nuova era economica”. Non lasciamo spazio ai dubbi: il ciclo economico, la stagflazione, le recessioni, le depressioni e le inflazioni non sono il risultato del capitalismo e di una moneta stabile ma, al contrario, sono il risultato diretto della carta moneta e della incapacità di gestione della banca centrale. Il sistema monetario di oggi rende allettanti i debiti per la gente, le società e i governi. Esso incoraggia i consumi sugli investimenti e la produzione. Gli incentivi al risparmio vengono annientati dalle facilitazioni creditizie delle Fed, disponibili a chiunque le richieda, e dai bassi tassi di interesse che spingono sempre meno gente a risparmiare per affrontare in seguito tempi più difficili. La situazione é peggiorata a causa della tassazione sui risparmi. Coloro che risparmiano e vogliono crearsi una rendita da interessi vengono massacrati. I tassi artificiali possono essere spinti sotto il tasso naturale di mercato del 4, 5 o 6 % e i risparmiatori – molti dei quali anziani e investiti nel reddito fisso – soffrono ingiustamente a causa di Alan Greenspan, il quale crede che ricorrere alla creazione di moneta possa risolvere tutti problemi e generare eterna prosperità. A volte, abbassare i tassi di interesse, specialmente nei primi stadi della svalutazione della moneta, produrrà gli effetti desiderati e provocherà un altro ciclo economico. Tuttavia, alla fine, le distorsioni e gli squilibri tra i consumi e la produzione, e il debito eccessivo, impediranno allo stimolo monetario di rilanciare la crescita economica. Provate a dare un’occhiata a quello che succede in Giappone da 12 anni. Quando la situazione diventa sufficientemente grave, l’unica espediente é procedere con una riforma monetaria in modo da ripristinare la fiducia nel sistema. Le conseguenze, provocate dalla moneta non convertibile, che rischiano di coinvolgere la gente sono l’inflazione dei prezzi e la disoccupazione. Sfortunatamente, solo pochi si rendono conto che questi problemi sono direttamente collegati al nostro sistema monetario. Anziché esigere nuove riforme, il coro, sia da destra che da sinistra, vuole che la Fed continui a fare quello che sta facendo, e il più velocemente possibile. Se il nostro problema deriva dalla facilità di credito e dalla manipolazione dei tassi di interesse da parte della Fed, chiedere ulteriori interventi non sarà di molto aiuto. Purtroppo si otterrà solo un peggioramento della situazione corrente. Ironia della sorte, maggiori sono i successi riportati dai gestori di moneta nel ripristinare la crescita e nel prolungare l’espansione economica con le loro macchinazioni monetarie e maggiori sono le distorsioni e gli squilibri economici che si ottengono. Questo significa che quando le correzioni ci verranno imposte, esse saranno molto più gravi, dureranno molto più a lungo e un numero maggiore di persone ne soffrirà. |