Roger Garrison alla London School of Economicsdi Massimiliano Neri Fino al 1940 la Scuola Austriaca d’economia dominava l’accademia, principalmente grazie agli apporti di Menger, Mises e Hayek, ma la rivoluzione keynesiana relegò velocemente le intuizioni degli austriaci alla storia del pensiero economico. Dopo anni di buio, con il Nobel a Hayek nel 1974, la teoria austriaca è stata protagonista di una vera e propria rinascita, grazie ad un nutrito gruppo di ricercatori in Europa e in America, che hanno preso atto dell’evidente crisi del dominante paradigma neoclassico. In questa nuova ondata d’economisti austriaci spicca il Professor Roger Garrison, uno dei pilastri del Mises Institute, che nel 2001 ha pubblicato Time & Money, il primo trattato moderno di macroeconomia austriaca. Oggi a Garrison è stata assegnata la Hayek Chair della London School of Economics , un evento da non perdere che mi ha fatto volare a conoscere ed intervistare il professore, dritti nel cuore del tempio europeo dell’economia neoclassica. L’apporto fondamentale di Garrison consiste nel mostrare la necessità di tenere in considerazione la natura eterogenea del capitale nell’analisi macroeconomia. A tal fine Garrison usa l’idea Hayekiana del triangolo della struttura produttiva: una serie di stadi di produzione (dal più lontano al più vicino al consumatore) caratterizzati ognuno da un distinto livello di capitale. Un’interferenza nell’equilibrio spontaneo del mercato dei fondi prestabili (a disposizione degli investimenti) riorganizza la distribuzione del capitale nei vari stadi della struttura produttiva, dando luogo al ciclo macroeconomico: una crescita insostenibile che, in un secondo tempo, si risolve nel fenomeno compensativo della recessione. Una visione completamente diversa da quella di Keynes che, condensando il capitale in un’asettica variabile K, fece perdere traccia delle modulazioni di capitale nella struttura produttiva. Inserendo la teoria del ciclo economico di Hayek in un framework grafico familiare agli economisti contemporanei, Garrison studia la natura dei possibili movimenti nel mercato dei fondi prestabili, determinando quali espansioni economiche portano una crescita sostenibile e quali invece condannano un’economia all’inevitabile recessione. Tuttavia, parlare di macroeconomia austriaca può sollevare questioni delicate perché potrebbe essere considerata una contraddizione nei termini. Infatti l’aggettivo ‘austriaco’ denota tradizionalmente due caratteristiche fondamentali: primo, la teoria soggettiva del valore e delle aspettative dell’essere umano, e secondo, l’individualismo metodologico, che pone l’enfasi nelle differenze fra individui, quelle che in ultima analisi generano i processi di mercato. La macroeconomia convenzionale astrae dall’idea d’individuo che partecipa nel mercato e si concentra esclusivamente in quantità aggregate. L’uomo non esiste più ed entra in gioco un attore razionale e massimizzatore (sia esso un imprenditore o un consumatore) che rappresenta l’elemento medio in un aggregato. Garrison non cade in queste astrazioni che non hanno alcun riscontro con la realtà, però allo stesso tempo invita gli austriaci ad abbracciare l’idea che ‘tempo’ e ‘denaro’ sono grandezze di natura macroeconomica. La produzione di un bene richiede tempo perché coinvolge una serie di stadi produttivi, mentre la vendita di un bene richiede l’uso di un comune medio di scambio. Secondo Garrison, mentre le cause dei processi di mercato risiedono nell’opera creativa dell’individuo imprenditore, le loro conseguenze si manifestano a livello macroeconomico. --------------------------------------------------------------------- Leggi l'intervista di Massimiliano Neri a Garrison Versione Inglese |