The Myth of the War Shock Di Frank Shostak, traduzione di Roberta Panizzoli Un gruppo di eminenti economisti ha ridotto drasticamente le previsioni della crescita economica americana relative al 2003, dichiarando responsabile del rallentamento, registratosi nei consumi e nell’attività economica, la minaccia di una guerra con l'Iraq. Gli analisti del Blue Chip Economic Indicators hanno dichiarato di prevedere un aumento del GDP del 2,6% nel 2003. La previsione fatta a gennaio arrivava al 2,8%. L'imminente guerra con l'Iraq preoccupa gli economisti americani perché potrebbe causare una recessione. Si sostiene che la possibilità della guerra generi incertezze che a loro volta paralizzano l’attività economica e la spesa in consumi. Alcuni analisti credono che la forte perdita dei 308.000 posti di lavoro registrata a febbraio sia dovuta in parte ai timori legati alla guerra che hanno disincentivato nuove assunzioni. Ne consegue che in assenza dei timori legati alla guerra l'economia americana sarebbe ora in una fase di ripresa. La visione tradizionale A livello popolare si considera l'economia un oggetto che si muove lungo un percorso di crescita economica stabile e la cui traiettoria viene deviata solo saltuariamente da qualche tipo di shock economico. Un boom economico insostenibile scaturisce da uno shock che spinge l'economia al di sopra del proprio percorso naturale e allo stesso modo si ha una forte contrazione economica quando l'economia viene spinta al di sotto della propria stabile traiettoria da shock o una serie di shock. Secondo questa visione, la maggiore fonte di disturbo è il repentino cambiamento della psicologia della gente. Quindi, un “’improvviso” ottimismo dei consumatori e degli imprenditori che li motivasse a spendere senza freni spingerebbe l'economia al di sopra della stabile traiettoria, dando origine a un boom economico. Allo stesso modo, se la gente cambiasse repentinamente attitudine e smettesse di spendere si avrebbero recessioni o forti contrazioni economiche. Dato che le deviazioni dal percorso stabile comportano dei costi, si ritiene che i governi e le banche centrali debbano stare sempre in guardia e utilizzare delle politiche in grado di compensare queste deviazioni. Al fine di poter avvertire le autorità sui possibili cambiamenti nella psicologia delle gente vengono pertanto realizzate parecchie indagini sulla fiducia dei consumatori e degli imprenditori. Per esempio, se improvvisamente la gente diventa troppo ottimista le autorità devono intervenire per calmare questo eccessivo ottimismo mediante una politica monetaria restrittiva. Al contrario, se la gente diventa all’improvviso pessimista, le banche centrali devono compensare il fenomeno accelerando l’offerta di moneta e abbassando i tassi di interesse. Al contempo, i governi devono aumentare le proprie spese per compensare la improvvisa contrazione dei consumi privati. In modo analogo, si ritiene che sia dovere delle autorità governative fare attenzione ad altri tipi di shock, inclusa la guerra, per contenerne gli effetti negativi mediante politiche adeguate. Sebbene a livello teorico si ritiene possibile definire una serie di regole che permettano alle autorità di stabilizzare la crescita economica, in realtà, questo compito non è facile. A causa dei ritardi che intercorrono fra i cambiamenti di politica e i loro effetti sulle variabili economiche non è possibile, così si ritiene, stabilire il timing ideale per l’adozione delle varie politiche. Si afferma anche che la mancanza di una adeguata conoscenza della forza dell'economia renda di fatto molto difficile decidere il grado più appropriato con cui utilizzare le diverse misure monetarie e fiscali. Di conseguenza, in molti casi, le politiche monetarie e fiscali più che stabilizzare l'economia sono diventate la maggiore fonte di instabilità. A questo proposito, alcuni economisti accusano le politiche monetarie delle banche centrali, troppo zelanti nel cercare di contenere l’inflazione, come causa di molte recessioni americane. Così, secondo Rudiger Dornbusch: "Nessuna delle espansioni americane degli ultimi 40 anni è morta nel proprio letto di morte naturale; ognuna di esse è stata uccisa dalla Federal Reserve". (Citazione di Peter Temin nel suo The Causes of American Business Cycles: An Essay in Economic Historiography , Federal Reserve Bank of Boston, "Beyond Shocks," giugno 1998). Shock e cicli economici Una economia di libero mercato non può essere paragonata a un oggetto che si muove lungo una precisa traiettoria. Al contrario essa è un processo attraverso il quale i produttori si scambiano tra di loro beni e servizi. Grazie alla produzione di beni e servizi un produttore acquisisce quei mezzi che gli permettono di assicurarsi i beni e i servizi di altri produttori. In altre parole, un produttore scambia le cose da lui prodotte con le cose che egli desidera maggiormente. In una economia di libero mercato ogni produttore paga i propri consumi o finanzia i propri consumi mediante beni e servizi da lui stesso prodotti. E’ vero che ogni produttore genera ciò che serve per finanziarie le proprie spese, tuttavia è la disponibilità dei beni e servizi finali pronti per il consumo a determinare, in definitiva, il benessere della gente. Lo stock di questi beni rappresenta, in realtà, l’ammontare dei fondi reali disponibili per i consumi. Un produttore di mattoni, ad esempio, non potrebbe mantenersi e godere di un certo benessere se nessuno producesse del cibo. Allo stesso modo, costruire macchinari sofisticati per produrre macchinari ancora più sofisticati, i quali contribuiscono solo in modo marginale alla produzione dei prodotti finali necessari al nostro mantenimento e benessere, rappresenta un’attività poco economica. Sottraendo capitali e risorse limitate al sistema economico tale attività mina infatti la produzione futura della ricchezza reale. I progetti di investimento intrapresi dagli imprenditori sono sempre soggetti a incertezze, l’impatto delle quali può, nel tempo, rendere non economici parte di quegli investimenti. Tuttavia, via via che le incertezze diventano col tempo fatti reali la conoscenza di questi stessi è in grado di rimettere in sesto le attività economiche: gli imprenditori sono infatti costretti ad apportare alle proprie attività i necessari cambiamenti tali da garantire loro il proseguimento degli affari. In una economia di libero mercato, quindi, è la realtà stessa a fare in modo che le attività improduttive non durino troppo a lungo. La realtà fa anche in modo che i consumi siano completamente sostenuti da una precedente produzione di ricchezza. Mentre quindi le crisi possono alterare il percorso della attività economica esse non hanno niente a che vedere col fenomeno ricorrente di boom e forte contrazione. Questo fenomeno richiede un meccanismo che ostinatamente e sistematicamente lo alimenta e lo sostiene. L’unico meccanismo in questione è la politica monetaria della banca centrale e l’esistenza di un sistema bancario basato sulla riserva frazionale. Politiche monetarie e cicli economiciIn una economia di libero mercato non ostacolata da interventi esterni, esiste una tendenza naturale verso l'armonia tra produzione e consumi. Questa armonia cessa di esistere nel momento in cui consideriamo la banca centrale, che di fatto spezza l’armonia stessa. In una economia di libero mercato la moneta facilita lo scambio tra la produzione di un produttore con la produzione di un altro produttore. In breve, mediante la moneta una cosa viene scambiata in cambio di un’altra. Tuttavia, questo meccanismo naturale si interrompe quando la politica monetaria espansiva delle banche centrali crea la moneta dal "nulla". La moneta appena creata dà infatti origine a uno scambio tra il “nulla” con una cosa reale. Questa moneta dà origine a un consumo che non è sostenuto dalla produzione di ricchezza reale. In altre parole, la moneta dal "nulla" dà origine a delle attività che non si sarebbero mai avute in una economia di libero mercato. La comparsa di queste attività improduttive provoca una eccessiva espansione economica. Nei periodi di forte espansione economica, causato dalla moneta originata dal "nulla", i finanziamenti reali vengono dirottati dalle attività produttive a quelle improduttive, le quali, a loro volta, indeboliscono la produzione di ricchezza. Quando la banca centrale stringe il credito, cioè alza i tassi di interesse e limita la crescita monetaria, numerose attività improduttive si indeboliscono e la loro esistenza viene minacciata. Questa è l'essenza della contrazione economica o della recessione. Si noti che forti restrizioni monetarie riducono il dirottamento di finanziamenti reali verso le attività improduttive e aiutano le attività che producono ricchezza. Ne consegue che la contrazione economica non è altro che la liquidazione di quelle attività improduttive emerse grazie alle precedenti politiche monetarie espansive della banca centrale. Si noti che la ragione della ricorrente emersione di cicli di forte espansione e forte contrazione sta proprio nella continua ricerca, da parte delle banche centrali, di quelle politiche monetarie in grado di guidare l’economia verso un percorso di stabilità e prosperità. Si osservi inoltre che una restrizione creditizia è percepita come una cattiva notizia dalle attività improduttive e come una buona notizia per coloro che generano ricchezza reale. La maggior parte della gente non vede le cose in questo modo, crede, infatti, che una restrizione monetaria rappresenti una cattiva notizia per qualsiasi attività economica. Così, se le recessioni portano in realtà alla liquidazione delle attività improduttive, come dovremmo considerare un evento come la guerra? In che modo la guerra influisce sulla recessione? La guerra non ha niente a che fare con il fenomeno dei cicli ricorrenti di espansione e contrazione. Secondo Murray Rothbard: “Prima della Rivoluzione Industriale, verso la fine del diciottesimo secolo, l’alternanza, regolare e periodica tra forti espansioni o forti contrazioni non esisteva. Quando qualche re faceva una guerra o confiscava le proprietà dei suoi sudditi scoppiavano crisi economiche improvvise; tuttavia, erano del tutto assenti quei peculiari fenomeni moderni che consistono nelle oscillazioni abbastanza regolari tra espansione e contrazione” ( Economic Depressions: Their Cause and Cure , Mises Institute). A differenza delle recessioni o contrazioni economiche che consistono nella liquidazione delle attività improduttive, la guerra contribuisce all’aumento delle attività improduttive. In breve, la guerra, a differenza della contrazione economica, da vita ad attività improduttive e dannose, le quali minano lo stock di capitale reale e quindi le prospettive future di una crescita economica. A questo proposito, la guerra produce risultati simili a quelli creati da un boom economico, alimenta attività improduttive. Inoltre, l’ammontare dello stock di capitale è in aumento, la guerra finisce col produrre una illusoria prosperità economica. Ne consegue che il fenomeno dei cicli di espansione e contrazione è interamente causato dalle politiche monetarie delle banche centrali le quali creano moneta dal nulla. Inoltre, i cicli di espansione e contrazione non sono legati alla forza naturale della economia ma al sistematico rimpasto dello stock di capitale reale causato dalle politiche monetarie della banca centrale. La cosiddetta forza dell’economia è imposta dallo stato dei capitali reali. (Va ripetuto che, rimescolando lo stock di capitale reale, le politiche monetarie espansive minano gli stessi). Questo significa che i cicli di espansione e contrazione sono creati senza badare alla forza reale dell’economia. A questo proposito, dopo essere sceso a –0.3% nel terzo trimestre del 2001, la velocità di crescita del GDP reale è stata, da quel periodo, in una fase di rialzo. Su base annuale il tasso di crescita del quarto trimestre è stato pari al 2,9%, una diminuzione marginale del 3,3% nel terzo trimestre (vedere grafico). Tuttavia, questa fase di rialzo sta probabilmente per finire. Ciò è dovuto a una evidente flessione nella crescita della velocità della moneta reale AMS (Austrian School Money Supply). Il tasso di crescita annuale di questa misura monetaria è passato dal 9,4% in febbraio 2002 al 3% in febbraio 2003 (vedere grafico).
Si noti che la probabile contrazione economica non ha nulla a che fare con la possibile guerra in Iraq ma è riconducibile soltanto alla diminuita accelerazione della crescita della moneta reale. Al limite, la guerra imminente è stata predisposta per ostacolare il processo in grado di ripulire il sistema economico dalle attività improduttive, fiorite in abbondanza a seguito della recente crescita nell’offerta di moneta. Rinforzando numerose attività improduttive, la guerra getta le basi per un futuro aggiustamento economico ancora più rigido. In breve, la guerra imminente può solo peggiorare la situazione per quel che riguarda lo stock di capitale reale. Per esempio, William Nordhaus ha stimato che i costi della guerra con l’Iraq potrebbero variare nei prossimi 10 anni fra 121 e 1.595 miliardi di dollari, in termini di dollari 2002 (vedere a questo proposito The Economic Consequences of a War with Iraq , Yale University, Ottobre 2002). In short, the looming war can only make things much worse as far as the pool of real funding is concerned. For instance, William Nordhaus has estimated that the cost of war with Iraq could vary between $121 billion to $1,595 billion, in constant 2002 dollars over the next 10 years (see The Economic Consequences of a War with Iraq , Yale University, October 2002). Ciò significa che questi dollari reali, anziché essere incanalati verso una produzione di ricchezza reale, verranno sperperati. Tutto ciò non fa altro che ritardare ancora di più la probabilità di una espansione economica sostenibile e significativa. Nel frattempo, la media mobile su 12 mesi delle spese nella difesa della Federal ha fatto un balzo incredibile arrivando a 30.7 miliardi di dollari a gennaio, un aumento del 16,3% rispetto al gennaio dell’anno precedente (vedere il grafico).
Riassunto e conclusioni La probabile apparizione di una contrazione economica non sarà causata dalla imminente guerra con l’Iraq come crede la maggior parte della gente ma piuttosto dai risultati della politica monetaria della Fed. I cicli di forte espansione e forte contrazione non sono causati dagli shock economici, tra cui rientra appunto lo shock causato dalla guerra.. Il meccanismo responsabile del fenomeno dei cicli di espansione e contrazione risiede nelle politiche monetaria delle banche centrali. Mentre le recessioni o le contrazioni economiche sono liquidazioni di attività improduttive la guerra al contrario contribuisce all’aumento di attività improduttive. Rinforzando numerose attività improduttive la guerra getta le basi per un più duro allineamento economico nel futuro. |