Mito
4: l'inflazione favorisce una crescita economica più rapida della deflazione
Alcuni
sostenitori dell'inflazione ammettono che la produzione possa proseguire
dopo una deflazione, e probabilmente anche durante, ma allo stesso tempo
sostengono che la crescita economica sconterà seriamente gli aggiustamenti
necessari, fino al punto che sarebbe preferibile combattere la deflazione
attraverso l'inflazione o, come si dice in gergo, la "reflazione". È
difficile confutare tale affermazione in assenza di una definizione
ampliamente accettata di cosa s'intenda per crescita economica. In ogni
caso il problema di un aggiustamento alla deflazione, nel senso di una
contrazione dell'offerta di denaro, è un problema di breve periodo:
si tratta di identificare quegli investimenti che sono più profittevoli
(e che perciò più giovano alla società) nelle nuove circostanze create
da uno scenario deflazionista. In particolare, la deflazione, nel peggiore
dei casi, induce gli imprenditori e i proprietari dei fattori di produzione
ad indugiare nell'impiego dei loro beni, per evitare di sperperarli
in un'iniziativa rischiosa. La deflazione, quindi, implica un atteggiamento
sobrio, prudente e conservatore dal punto di vista finanziario. Al
contrario, l'inflazione incoraggia costantemente ad impiegare il capitale
in investimenti che non incontrano i bisogni spontanei degli altri membri
della società (capitalisti, lavoratori e consumatori). Tali investimenti
sono possibili solamente ricorrendo al finanziamento (diretto o indiretto)
che si rende disponibile grazie al nuovo denaro prodotto dalla macchina
stampasoldi. L'esempio più eclatante di tale processo è il welfare state,
che può essere finanziato non dietro la prospettiva di un qualche ritorno
futuro e non perché attrae un livello sufficiente di donazioni volontarie,
ma solo perché è sostenuto da una crescente quota di debito, che un
giorno sarà ripianato grazie all'ulteriore ricorso alla macchina stampasoldi.
Questa considerazione vale indipendentemente dal fatto, sottolineato
dagli economisti austriaci, che l'inflazione può modificare, a livello
intertemporale, l'allocazione spontanea del capitale. Riprendendo
il problema di definire cosa intendiamo per crescita economica, se con
questa intendiamo una qualunque nozione di crescita che enfatizzi la
scala di valori di ogni individuo che partecipa nella società (piuttosto
che un qualche criterio arbitrario di giustizia sociale), allora visti
gli enormi sprechi che si generano con l'inflazione, è più credibile
assumere che la deflazione stimoli la crescita economica sia nel breve
che nel lungo periodo.
Mito
5: la deflazione è particolarmente onerosa per le persone di basso reddito
Il
bene principale delle persone relativamente povere è il loro lavoro,
un bene relativamente non specifico, nel senso che può essere impiegato
in qualsiasi settore. Perciò se un lavoratore non può più essere impiegato
nel suo posto di lavoro attuale, può sempre trovare un nuovo impiego
altrove, sia pure ad un salario più basso. Al contrario, gli individui
più facoltosi devono la massima parte del loro reddito ad assetti finanziari
che, in ultima analisi, riguardano la proprietà di beni capitali, beni
altamente specifici che spesso non possono essere utilizzati in altro
modo. Se questo uso cessa di essere profittevole ne conseguirà un crollo
più o meno drammatico del loro valore di mercato, spesso fino al valore
di "rottamazione". Di conseguenza la deflazione grava meno sui gruppi
a basso reddito che su quelli ad alto reddito.
Mito
6: la deflazione distrugge i crediti dello stato Effettivamente
la deflazione (specialmente quella definita come contrazione dell'offerta
di denaro) renderà impossibile al governo di ripagare il debito pubblico
e, almeno per qualche tempo, di ottenere nuove entrate. Ma credere che
solo la deflazione può portarci uno scenario simile è una leggenda.
I debiti pubblici sono legati ad una traiettoria di crescita esponenziale,
e nessun funzionario parla di come ripagarli nel futuro. Il fatto è
che i governi occidentali si trovano ormai in un pendio scivoloso che
porta inevitabilmente all'iperinflazione o alla bancarotta dello stato.
Si tratta solo di attendere che distruggano da soli la propria credibilità,
la deflazione accelererebbe semplicemente questo processo. Permetteteci
inoltre di sottolineare gli effetti positivi della bancarotta di uno
stato: per finanziarsi un governo sarebbe di nuovo costretto a dipendere
dalle sole entrate fiscali, cosa che costituisce un freno salutare alla
loro espansione secolare.
Mito
7: la deflazione crea disoccupazione L'inutilizzo
di un fattore di produzione avviene solo in due circostanze: se il suo
proprietario non vuole affittarlo al prezzo che gli viene offerto o
se la legge gli proibisce di farlo. Non è perciò vero che il calo dei
salari causa disoccupazione. Un disoccupato è tale semplicemente perché
non accetta di lavorare alle condizioni (economiche o meno) che gli
sono offerte. È chiaro che nessuno accetterebbe di lavorare per un salario
più basso del livello di sussistenza, ma questo non è il caso della
deflazione. Ricordate che in un contesto di caduta generalizzata dei
prezzi, il declino degli stipendi è compensato da un declino parallelo
del prezzo dei beni di consumo. È vero che non in tutti i casi avviene
una riduzione esattamente proporzionale di salari e prezzi, ma ogni
discrepanza sarà puramente temporanea e può essere facilmente compensata
tramite l'assistenza della famiglia, di amici o di un'istituzione caritatevole.
La
deflazione potrebbe causare disoccupazione involontaria solo in uno
scenario di leggi che impongono un minimo salariale, che non permettono
di lavorare legalmente offrendo i propri servizi ad un tasso inferiore
al limite di legge. Chiaramente questa disoccupazione non è causata
dalla deflazione, ma da tali leggi, che violano la libertà di
associazione volontaria.
Mito
8: la deflazione implica disuguaglianza e oneri arbitrari per i cittadini
La
deflazione comporta effettivamente gravi oneri per molti individui.
Considerate ad esempio il fatto che oggi la maggioranza delle famiglie
hanno contratto debiti considerevoli, spesso in forma di ipoteche sugli
immobili. Nel caso di una contrazione dell'offerta di denaro, il reddito
di una famiglia diminuirà rendendo impossibile il pagamento delle rate;
alcuni potranno chiedere una ritrattazione del loro mutuo ma altri non
potranno fare fronte ai pagamenti. È anche vero che la deflazione porta
conseguenze diseguali fra i cittadini, perché, in un regime deflazionista,
alcuni prospereranno più di quanto non avrebbero goduto in un regime
inflazionista. Infine è vero che questa ridistribuzione è difficile
da inquadrare secondo il principio di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.
Quindi
dove sarebbe il mito? Consiste nella credenza che "solo" la deflazione
implica disuguaglianza e oneri arbitrari per i cittadini. In realtà
l'attuale regime inflazionista è non meno ridistribuivo e arbitrario
di uno deflazionista. L'inflazione, infatti, ridistribuisce reddito
da coloro che offrono servizi genuini a quelli che amano allearsi politicamente
con i signori della macchina stampasoldi. |